La casa: Paco Roca ci insegna come ricordarci della memoria

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Paco Roca, autore del romanzo a fumetti La casa, uscito per Tunué nel 2016, mi è tornato in mente quando la mia collega mi ha bacchettato. “Sto ancora aspettando l’articolo sulle graphic novel, eh!”. Lei cerca una casa mentre io cerco di rendere la mia meno asettica.

“La casa è la metafora di noi stessi e del nostro mondo interiore. Nulla più della nostra abitazione è in grado di rivelare chi siamo. Per questo è importante arredarla in modo che ci faccia stare bene, è terapeutico”

Donatella Caprioglio, psicoterapeuta infantile e scrittrice, è insegnante all’Università Paris 13 e alla Scuola di Architetture de le Villette a Parigi. E’ anche fondatrice dell’innovativa Porta Verde, centro di ascolto aperto ai bambini da zero a quattro anni accompagnati dai genitori.

La casa

La casa, Paco Roca. Tunué edizioni. Foto Ylenia Del Giudice

La casa: dati alla mano

Psicologia, illustrazioni e arredamento. Più che un articolo del webmagazine sembra essere un calderone di rapide e vuote informazioni tipiche delle sale d’attesa. Se è vero che nulla accade sempre e solo per puro caso, questo è il momento di ragionare su queste connessioni. Stamane mi sono guardata attorno. Le lucine erano spente, ieri ho visto Mr.Robot e mi serviva attaccare la spina della tv; non le ho riaccese, però. Il cesto dei panni pieno perché fuori piove, non si asciugano; non l’ho rimesso nella camera, però. I vestiti nella stanza sono sul mobile, ho il comodino spostato, delle scatole di Amazon da buttare e i piatti della cena da lavare; non ho sistemato nulla, però.

Questo, per come la vedo io, è indice di sofferenza. Qualcosa, lo sento, non va in questi giorni.

Citando dunque Caprioglio, il mio mondo interiore si sta sfaldando, come del resto sta facendo l’endometrio proprio ora.

La casa

La casa secondo Joele, 7 anni

La casa: la nostra memoria

Mi è tornata alla mente più di una scena in cui facevo notare alla mamma di un mio vecchio fidanzato, che non c’erano fotografie alle pareti. Nessuna foto del matrimonio o dei genitori, nessuna foto dei figli. Solo quelle del cane. Qualche tempo dopo ho nuovamente preso atto di come a volte le persone non siano predisposte a questo genere di cose.

Da due anni, oramai, succede anche a me. Appendere fotografie, quadri scelti appositamente, significa lasciare una traccia; ammettere di esistere, in qualche modo. Mi viene sempre così difficile in certi momenti.

Le case dei vecchi hanno un odore particolare. Niente di poco pulito, voglio dire, soltanto che spesso si sente l’odore dei ricordi, di porte rimaste chiuse per molto tempo, una sorta d’intimità pesante e nostalgica, che può risultare soffocante e opprimente – Jonathan Coe

Casa tua si capisce che è tua solo perché è piena di libri, disse mia madre. Mettendo tutte queste esperienze insieme, sono finita perciò a ragionare sul concetto di casa, su come in inglese home e house indichino due abitazioni differenti, ad esempio. Non mi aspettavo di trovare la versione inglese intitolata The House: la casa come luogo di memoria o come semplice struttura architettonica?

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Copertina della graphic novel La casa, di Paco Roca, nella versione inglese dal titolo The House. Foto da internet

Casa diventa sinonimo di memoria, di ricordi e vita trascorsa e che trascorre ancora. Per pranzo sono tornata a casa e ho lavato i piatti che erano rimasti. Non so dire se mi sono sentita meglio, di certo ho provato a trattenere la caduta di quel mondo interiore di cui sopra.

La casa: osservare le stagioni

Diceva il poeta Sergio Bambarén:

Chiunque ad un certo punto della vita mette su casa. La parte difficile è costruire una casa del cuore. Un posto non soltanto per dormire, ma anche per sognare. Un posto dove crescere una famiglia con amore, un posto non per trovare riparo dal freddo ma un angolino tutto nostro da cui ammirare il cambiamento delle stagioni; un posto non semplicemente dove far passare il tempo, ma dove provare gioia per il resto della vita.

Nella casa di Antonio, però, nessuno osserva più niente. La casa è immobile, ferma alla sua morte come succede con gli orologi nei polizieschi. Tutto è statico, bloccato a quel giorno. I suoi tre figli riemergono dal torpore e in quella casa vomitano frustrazione, mancanza e soprattutto ricordi. Litigano fra di loro, ci sono attimi in cui sembrano gareggiare per vedere chi arriva primo sul podio del dolore.

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Estratto da La casa, di Paco Roca, pag. 4. Foto da internet

La casa si apre con quella che Fernando Marías chiama sequenza memorabile. Memorabile è l’insieme di sensazioni che ogni lettore ne trae, drasticamente differenti. C’è chi si ritrae perché non regge il peso, chi sente il profondo senso di abbandono. Chi si rivede in quelle scene di vita dopo la morte, nella casa che riprende vita e che deve essere abbandonata di nuovo perché non sempre c’è spazio per tutti. Non abbiamo spazio per tutti i ricordi ed è giusto così. Ce lo insegnava Inside Out nella scena in cui scompare l’elefantino.

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Sequenza di apertura della graphic novel La casa, di Paco Roca. Foto da internet

La casa: come si insegna

Ho scritto che Paco Roca insegna come ricordarci della memoria eppure la memoria si perde. Impariamo dal punto di partenza di Roca, dal suo mettere per iscritto la sua storia personale. Da un lutto, quello del padre, alla riabilitazione della memoria e dello spazio, al modo di vivere la memoria stessa. 

Quante volte avete guardato l’armadio con i vestiti appesi di chi non c’è più? Quante volte non avete avuto il coraggio di disfarvi di un oggetto-ricordo di una precedente relazione? Abbiamo i telefoni pieni zeppi di immagini, foto che non guarderemo mai. C’è il bisogno di lasciarli in memoria per poterli ricordare.

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Estratto di La casa, di Paco Roca, pag. 18. Foto di Ylenia Del Giudice

La casa: paura di dimenticare

Abbiamo paura di dimenticare, si. Si dimenticano tante cose però, non c’è spazio per tutto ma non ci arrendiamo. Scegliamo di tenere in piedi case arroccate perché ci abbiamo passato parte dell’infanzia, anche se in quella casa non andiamo più da almeno vent’anni. Paco Roca lo racconta nel modo più naturale possibile. I tre fratelli vorrebbero trattenere la casa, ma non possono: i soldi fanno comodo, non c’è spazio per tutti, la vita che facciamo non ci permette di trascorrerci più tempo.

L’onirico accompagna il reale in quello che sembra un periodo statico che odora di assenza e mancanza in cui, però, si muovono cose. Si muovono i ricordi dell’infanzia dei tre figli che hanno visto Antonio costruire casa mattone dopo mattone.

La casa: elaborare il lutto con la memoria

Una cosa che nella mia famiglia non sanno fare è elaborare i lutti. Si preferisce fingere di dimenticare trattenendo tutto piuttosto che scegliere di quale memoria imparare a sorridere. Nella graphic novel questo accade: preferirebbero lasciare tutto così nell’immobilità. C’è una crescita, pagina dopo pagina, come fossero sette capitoli per le sette fasi del lutto. Costruiscono il portico che Antonio non è riuscito a costruire prima, ci si prende cura del giardino e si cerca di mantenere quel legame con la memoria riproponendo situazioni molto simili.

Non ci si ferma, si vuole aggiustare e far ripartire. Non basta ovviamente e fra i tre, di tanto in tanto, si avviano scontri dettati dalla frustrazione e dall’incapacità di gestire la sofferenza insieme.

Si entra così, verso la fine, in quell’insieme di emozioni che viviamo tutti, prima o poi. Dopo averci lavorato, dopo esserci stati dentro e aver tolto la polvere sui ricordi e dentro casa, è difficile pensare di lasciarla. Proprio sul finire, però, anche il lettore riesce a lasciar andare. La conclusione è amara, proviamo di riflesso emozioni che spesso ci rifiutiamo di ascoltare.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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