Boğaziçi: la resistenza degli studenti di Istanbul

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Quella degli studenti di Boğaziçi, è una generazione nuova, che combatte, che vuole cambiare le cose, che non accetta di essere messa a tacere.

L’università Boğaziçi, o Università del Bosforo, è una delle università storiche più prestigiose della Turchia e il sogno di molti studenti. È importante iniziare questo articolo con una premessa del genere, per inquadrare correttamente il tipo di situazione di cui voglio parlarvi. Il punteggio richiesto per essere ammessi è molto alto e la reputazione della scuola è immacolata da decenni, la comunità al suo interno è fortemente variegata, liberale, aperta alle differenze e rispettosa dell’orientamento sessuale altrui. Tutto naturale, direte voi, tutto come dovrebbe essere. Ma in un paese come la Turchia, istituzioni del genere e approcci così tolleranti sono tutto meno che scontati.

Ciò che mi ha agghiacciata davvero è stato assistere a quanto sia semplice scardinare le fondamenta democratiche di un’istituzione.

Da quando vivo qui ho imparato a dare maggior valore alle piccole cose che mi sono state garantite dalla società in cui sono cresciuta. La libertà, per esempio, ci sembra un dono così naturale che dimentichiamo quanto fragile e volatile sia al di fuori della nostra bolla. Ma libertà di cosa? Mica siamo in guerra, mica su Istanbul cadono le bombe, mica alle donne è proibito guidare, lavorare, votare. La risposta è molto semplice ma preferisco rimandarla alla fine dell’articolo, per poter condurre una riflessione più accurata e poco frettolosa.

Studenti: le proteste di studenti e docenti per la libertà di Boğaziçi

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Alcuni professori che, in veste accademica, protestano nella neve dando le spalle all’ufficio del rettore. Foto da erkansaka.net.

All’inizio di gennaio il presidente turco Erdoğan ha conferito la carica di rettore della Boğaziçi a Melih Bulu, precedentemente candidato alle elezioni parlamentari per il Partito Giustizia e Sviluppo (AKP) di Erdoğan stesso. La risposta degli studenti e degli insegnanti è stata immediata: non era possibile, non era accettabile che la politica entrasse in un campus universitario. L’indignazione generale è dovuta principalmente al fatto che il gesto è stato interpretato come un tentativo del presidente di limitare ulteriormente le libertà accademiche, minacciando così di danneggiare il sistema democratico del paese.

Solo durante la prima settimana le proteste hanno coinvolto almeno un migliaio di studenti, 36 dei quali sono stati arrestati nell’immediato. Ancora oggi, ogni mattina studenti e professori indossano le loro divise accademiche e si incontrano sul prato del campus per voltare le spalle al palazzo del rettore, sperando in delle dimissioni. Le proteste, o anche solo le manifestazioni di solidarietà, si sono susseguite da Istanbul ad Ankara a Izmir. Il primo febbraio, la polizia ha fatto irruzione nell’ateneo e, con estrema violenza, ha arrestato un totale di almeno 160 studenti.

Studenti: cultura e istruzione libere: un privilegio da non sottovalutare

Quello che di questa situazione mi ha agghiacciata davvero, è stato assistere a quanto sia semplice scardinare le fondamenta democratiche di un’istituzione. Quando non rimane altro da chiudere, quando non restano altri elementi da oscurare, è tempo di buttare giù l’ultimo ostacolo, l’ultimo baluardo: la cultura, l’istruzione. Le uniche due cose che invece di distruggere, costruiscono. Essere testimoni in prima persona di avvenimenti del genere ci costringe a realizzare qualcosa di estremamente scomodo: non siamo poi così lontani dalle cose brutte che succedono del mondo. Non siamo lontani dalle derive autoritarie, dal razzismo, dall’omofobia, dai femminicidi. Non importa se da noi non succede o succede di meno, non importa se tutti i nostri amici “non lo farebbero mai”, che ci piaccia o no questo è un male che ci riguarda tutti.

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Studenti protestano per la nomina del nuovo rettore dell’università Boğaziçi. Foto di Gökçe Atik su Shutterstock.

Assistere alle immagini di studenti e studentesse, in molti parte o sostenitori della comunità LGBT, picchiati, trascinati per terra, spinti fuori dalla loro università con le manette ai polsi, è stato traumatico. Eppure sono ancora lì, dopo un mese, nonostante tutto.

Ed è questa la sola cosa che riesce a confortarmi: la solidarietà. Abitare in un posto in cui le misure repressive si susseguono vuol dire aggrapparsi a ogni manifestazione di sostegno reciproco, proprio come è già successo nel 2013, durante le proteste di Gezi. Per questo sorrido quando, ogni sera alle 21:00, si sentono in lontananza suoni di coperchi, pentole, padelle, fischi e applausi risuonare nel mio e in molti altri quartieri. Sorrido perchè anche poter prendere parte a un gesto di resistenza così piccolo mi fa sentire parte di qualcosa in cui cerco di riporre le mie speranze: una generazione nuova, che combatte, che vuole cambiare le cose, che non accetta di essere messa a tacere.

Libertà di cosa, allora? Beh, libertà di non essere d’accordo. Libertà, privilegio, di poter difendere le proprie convinzioni. Libertà di considerare sicuri luoghi che dovrebbero essere sicuri. La mia semplice, modesta richiesta è che non la diate per scontata. Perchè dimenticarsi degli altri è facile finchè non è nostra la realtà che viene messa a rischio.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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