La colonna sonora: eroe "nascosto" della settima arte

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Il cinema, si sa, è quel contenitore magico in cui tutte le arti hanno la possibilità di incontrarsi e miscelarsi. Un incontro che da vita a prodotti unici e, spesso, destinati a marchiare profondamente la cultura pop. Se ci soffermiamo a fare astrazione di tutto ciò che un film contiene non possiamo non renderci conto di quanto tutte le arti vengano radunate ed utilizzate al massimo delle loro capacità: recitazione, fotografia, scrittura, danza e ultima ma non per importanza, la musica.

Non si può avere un buon film senza disporre di un’eccellente colonna sonora. Spesso è proprio l’aspetto musicale quello meglio in grado di esaltare e far risaltare le peculiarità di una pellicola. Posta sempre inevitabilmente “in secondo piano”, la colonna sonora di un girato è quel “sesto uomo” che anche senza rubare le luci del palcoscenico è in grado di contribuire in maniera massiccia alla riuscita di una pellicola. Un elemento in grado, spesso, di fare la differenza tra un ottimo film ed un film di culto. Spesso più attenti a, scrittura, recitazione o fotografia è facile dimenticarsi delle soundtrack. Quell’agente “nascosto”, quel cavaliere oscuro che in background ci conduce attraverso tutta la fruizione di una pellicola anche rimanendo, apparentemente, sempre in secondo o terzo piano.

Colonna sonora: quanto davvero viene notata?

Da non esperto di cinema ma bensì da amante e “ritrattista” del mondo musicale, non ho potuto fare a meno di pormi questa domanda. Quanto mi rendo conto della colonna sonora durante la visione di un film? Beh, poco. O almeno è quello che “superficialmente” appare. Quanti di noi uscendo dalle sale cinematografiche spesso si soffermano a parlare di una scena in particolare, di un plot twist, della travolgente scrittura, della qualità degli effetti o della fotografia mozzafiato? In quanti, però, messo piede fuori dalla sala e tornati nel mondo “reale” esclamano “Hey, ti ricordi quella scena? La colonna sonora era pazzesca”. Beh, se volete sapere come la penso credo siano davvero in pochi a farlo, pochissimi. Ed io, nonostante il mio profondissimo amore per la musica, non rientro tra questi.

colonna sonora

Bruce Willis nei panni di Butch Coolidge durante la famigerata scena della katana. Foto via internet

La colonna sonora di un film sul piano dell’impatto nudo e crudo è quanto di meno raggiungibile possiamo trovare in una pellicola. L’elemento meno diretto, il più nascosto nonostante durante l’intera proiezione sia posta letteralmente dinanzi le nostre orecchie. E’ l’eroe nascosto che cambia le sorti della battaglia senza che nessuno se ne accorga. Quella bellezza che non colpisce al primo sguardo ma fa vibrare il nostro inconscio mettendolo in armonia con la storia in cui ci stiamo per catapultare.

Come sarebbe, però, un film senza colonna sonora? Beh, non dico che ci ritroveremmo di fronte ad una platea di sguardi persi nel vuoto dopo solo mezz’ora di girato.  Il passo è però breve. Certo è che verrebbe tremendamente meno l’impatto emotivo e, quindi, la capacità dell’opera di raggiungere lo spettatore e colpire nel segno

Colonna sonora: la formula vincente del film di culto

La stessa assenza di colonna sonora, in rari casi, può aiutare a rendere epiche scene di culto. Basti pensare a Pulp Fiction e alle morti di Marvin e Vincent che, senza alcuna subdola anticipazione musicale, giungono con tutta la loro violenta durezza. Sempre in Pulp Fiction, però, la sanguinosa e vendicativa carneficina di un Butch Coolidge armato di katana non avrebbe avuto lo stesso impatto senza il sottofondo offerto da Comanche dei The Revels (1964). Ed è qui che ci rendiamo conto dell’importanza del suonato durante una pellicola. Un elemento in grado di portare un enorme carica di intensità ed emotività tanto quanto una buona scrittura.

Uomo di cinema che ha sempre amato coccolare i suoi girati con colonne sonore grandiose è proprio Christopher Nolan. La sua collaborazione con un compositore mastodonte del secolo ventuno come Hans Zimmer ha contribuito alla nascita di film di ottima fattura e di soundtrack culto. Pezzi di musica entrati dritti dritti nei cuori (e nelle orecchie) di innumerevoli amanti dell’arte. Pensate che, in Interstellar, la disastrosa missione sul pianeta di Miller sarebbe stata la stessa senza “l’orologiaio” ticchettio degli archi a battere lo scorrere di un tempo reso tiranno dal supermassiccio Gargantua? O che la scena del docking avrebbe raggiunto la stessa tensione senza le zimmeriane note di No Time For Caution?

Colonna sonora

L’esercito in rotta durante la ritirata di Dunkirk nell’omonimo film di Christopher Nolan

Parlando invece di Dunkirk, è impossibile non essere sopraffatti nella sua visione da un costante senso di ansia e claustrofobia. La ritirata di un esercito in lotta con il fato per non concludere la sua traversata in un sanguinoso macello. Il tutto accompagnato dal costante ticchettio campionato di un orologio da taschino (quello di Nolan per l’appunto). E’ proprio l’illusione della scala Shepard, con maestria applicata da Zimmer sul già citato campionamento, ad aumentare a dismisura la tensione del girato. L’effetto è quello di un costante senso di intensità crescente incapace di trovare una risoluzione. Avremmo avuto le medesime sensazioni nella visione della pellicola senza Zimmer e l’angustiante scala Shepard?

Colonna sonora: Ost e cultura pop

Le grandi colonne sonore non sono, però, unicamente quelle create ad hoc da artisti d’eccezione. Talvolta anche l’oculata scelta di pezzi della cultura popolare possono rendere un film ancora più reale e toccante. Ne è un limpido esempio Boyhood, esperimento su pellicola ottimamente riuscito e diretto da Richard Linklater. In un racconto dalla natura formativa che inquadra dodici anni di vita di una famiglia media americana l’utilizzo di pezzi di successo nella cultura pop del periodo risulta assume una duplice funzione.

Da un lato quella di marca temporale, ponendo l’accento in modo ancora più netto sul cadere dei granelli di sabbia nella clessidra. Dall’altro, però, favorisce in modo brillante la personificazione spettatore – protagonista con dei richiami al passato di quella cultura pop a cui tutti noi siamo stati esposti. La creazione di un legame con qualcosa per noi familiare che ci aiuta a renderci maggiormente partecipi e sensibili alla narrativa di una “famiglia come tante”.

Così, dal nulla, ci “poppano” davanti Yellow dei Coldplay o Somebody that i Used To Know di Gotye. O, ancora, Crazy di Gnarls Barkley o Deep Blue degli Arcade Fire. Insomma, una scelta accurata che non funge solo da semplice enhancer musicale ma letteralmente da “calendario musicale”. Un espediente che ci aiuta a percorrere i momenti del film e a ripercorrere i nostri passati aumentando l’emotività dell’esperienza cinematografica.

Questi sono solo alcuni degli esempi in cui la musica, anche da non protagonista assoluta, riesce a rivestire un ruolo ben superiore a quello di semplice “supporto”. Un ruolo che diviene di importanza pari a quello del ben più “diretto” acting. Magari una volta tornati nei cinema ne usciremo entusiasmati non solo per quello che avremo visto ma anche per quello che avremo ascoltato.

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Lorenzo Natali

Lorenzo Natali

Musicista, studente di lettere e giornalista nel mondo on line da due anni. Appassionato a tutto ciò che riguarda l'arte e la società, ottimo risolutore di problemi altrui, profondamente inconsistente per i propri. La natura da capricorno ascendente cancro è croce e delizia, ma cosa sarebbe in fondo il mondo senza la continua lotta tra luci e ombre? Solo una grande noia.

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