Storia: nome singolare e femminile - 2. Kathleen Hanna

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Kathleen Hanna: donne e anni 90.

Immaginiamo di essere negli anni Novanta: ha ancora senso parlare di lotte femministe? Il femminismo della seconda ondata aveva ottenuto la legge sul divorzio, sul diritto di famiglia e sull’aborto. Le femministe dalle ascelle pelose avevano cantato, protestato, urlato al mondo che le donne esistevano e avevano dei diritti. Non ci basta? Non sono forse risultati ragguardevoli? Perché dobbiamo ancora lamentarci?

Dopo il fervore del 68, gli anni di piombo vedono le persone annaspare in un mare di violenza esacerbata, paura sfibrante, silenzio ottuso. Arrivano poi gli anni Ottanta tra torpore, disimpegno, capelli oscenamente vaporosi e colori discutibili. La questione femminile sembra definitivamente risolta e archiviata. L’opinione pubblica pensa a ben altro.

Alle porte del XXI secolo infatti gli stereotipi di genere godono di ottima salute e il patriarcato è saldamente seduto sul suo trono

Il problema è che quando non si tengono sott’occhio i diritti, questi hanno la brutta abitudine di retrocedere. Negli anni ‘90 le donne si sentono dire che sono forti e che possono ottenere tutto ciò che vogliono. Peccato che questa sia una gigantesca menzogna. Alle porte del XXI secolo infatti gli stereotipi di genere godono di ottima salute e il patriarcato è saldamente seduto sul suo trono.

L’imperativo è chiaro: bisogna trovare una scossa che renda il femminismo forte, ribelle e cattivo. Abbiamo dannatamente bisogno di un femminismo punk.

Kathleen Hanna: chi è?

Kathleen Hanna è una cantante e attivista per i diritti delle donne nata a Portland nel 1968. Ha cantato nelle Bikini Kill, Le tigre, Julie ruin. Il suo coraggio, la sua combattività, la sua determinazione la rendono una figura fondamentale all’interno della terza ondata femminista.

Kathleen Hanna

La formazione originaria delle Bikini Kill comprende: Tobi Vail (batteria), Kathleen Hanna (voce) e Kathi Wilocox (basso). Si unirà poi Erica Dawn Lyle al posto del chitarrista Billy Karen. Foto via internet

Kathleen cresce con una mamma casalinga e femminista e sin da piccola incolla alle pareti della sua camera poster con scritto che «le donne possono fare tutto». Si dice che il padre abbia chiesto il divorzio perché la moglie e la figlia si erano avvicinate troppo al femminismo [1]. Tremate tremate, le streghe son tornate, insomma.

Una volta cresciuta, Kathleen studia fotografia al college e nel frattempo lavora come spogliarellista per pagarsi le rette universitarie. Mentre lo splendido spettro del grunge si aggira per Seattle, la ragazza inizia a interessarsi sempre di più alla scena musicale. Nel 1990 fonda il gruppo punk Bikini Kill e dal 1991 collabora con il gruppo Riot grrrl, un insieme di attiviste e musiciste che parlano di sessismo, stupro, violenza domestica, condizione femminile.

Le donne sono molto di più di bamboline che fanno aerobica e il mondo ha bisogno di qualcuno che glielo urli in faccia.

Kathleen Hanna: girls to the front!

Kathleen Hanna inizia i suoi concerti urlando: «girls to the front!». Non si tratta di un semplice invito o di un generico saluto, ma di una dichiarazione politica gridata fino a graffiare la gola. Le Bikini Kill rivendicano spazio e rispetto per le donne e non sono disposte a scendere a compromessi.

Kathleen Hanna

Kathleen Hanna era solita iniziare i concerti urlando: girls to the front! Foto via internet

«Girls to the front!» è infatti un modo per urlare al mondo che le donne esistono anche se sono stanche di vivere in un mondo dominato da uomini, di essere ignorate e messe agli angoli della società.

«Girls to the front!» è un invito affinché le ragazze si prendano il loro posto prima sotto il palco e poi nella vita di tutti i giorni. Kathleen ci dice che se è necessario bisogna usare unghie e denti; non ci sta più bene essere mammmine che prendono il tè in una casa di bambole.

«Girls to the front!» è il manifesto intenso e viscerale di una band che non ha paura di scendere negli inferi del sessismo, dello stupro, della violenza di genere perché sa di poter riemergere in superficie vittoriosa.

«Girls to the front!» è, in definitiva, ciò che dovremmo ripeterci ogni mattina perché siamo sincere: il mondo è ancora costruito affinché noi donne non occupiamo i primi posti.

Kathleen Hanna: you’re such a slut!

Kathleen si esibisce nei concerti in lingerie e spesso la scritta «Slut» campeggia sulla sua pancia. Anche in questo caso non parliamo di mero esibizionismo, ma di una precisa scelta politica.

Kathleen Hanna

Ogni azione di Kathleen ha un obiettivo politico. La scritta Slut invita le donne a riappropriarsi del proprio corpo. Foto via internet

Negli anni 90 tante persone si erano scordate il celebre slogan «il corpo è mio e ci faccio quello che voglio io» e tra modelle da urlo e sfilate d’alta moda, era necessario rinfrescare la memoria.

L’obiettivo primario del punk è quello di distruggere e sbriciolare ogni ordine, legge o ideologia precostituita. Il patriarcato non è forse una legge millenaria? Gli stereotipi di genere non sono forse un ordine stantio e doloroso? La violenza di genere non è forse una prigione da bruciare? Per questo le Bikini Kill  gridano e urlano che il corpo delle donne è solo delle donne, che ognuna ha il diritto di rivendicare se stessa senza dover renderne conto a nessuno.

E dopo aver distrutto tutto, il punk ride e guarda divertito tutti quelli che di fronte a un Dio morto annaspano e non sanno a cosa aggrapparsi. Le etichette sono stantie, i benpensanti puzzano di vecchio e il bon ton è blanda ipocrisia incipriata. Ogni mossa di Kathleen serve a dare libertà alle donne. Le Bikini Kill fanno esplodere sul palco un tripudio di forza che ha l’obiettivo primario di dare potere alle donne in un mondo che, sotto sotto, le vorrebbe ancora angeli del focolare.

Kathleen Hanna: stai zitta e suona!

Non prendiamoci in giro: essere una musicista donna in un mondo di uomini è schifosamente difficile.

Kathleen ricorda che durante i concerti le venivano sputate addosso urla come «stai zitta e suona!», «spogliati» o commenti vari sul suo corpo [2]. Sentirsi come carne in vendita è sempre una grande sconfitta e umiliazione, anche se sei amica di Kurt Kobain e stai sul palco come una leonessa. Kathleen ha raccontato in più interviste che se a una festa tentava di inserirsi in una discussione musicale, veniva trattata con sufficienza perché insomma, cosa mai potrà sapere una donna di musica? Del resto una cantante donna è spesso più famosa per l’aspetto fisico e per la vita privata che per la bravura o la carriera [3].

Essere donna è difficile e Kathleen Hanna non lo nasconde. Le Bikini Kill vogliono prendere la rabbia di milioni di donne, sublimarla in musica, trasformarla in un urlo liberatorio. Per questo motivo ogni canzone, concerto, vestito del gruppo era indirizzato a sbriciolare un sistema di pensiero che, ancora negli anni 90, voleva la donna subordinata e sottomessa all’uomo.

Kathleen Hanna: we are Bikini Kill and we want the revolution!

Qual è stata dunque la rilevanza di Kathleen e delle Bikini Kill? Una donna su un palco è una persona che occupa una posizione di potere e il patriarcato è chiaro: gli uomini dominano, le donne sono dominate. Kathleen che si esibisce in lingerie, che è forte e urla, manda in cortocircuito un sistema di pensiero arcaico ma ben vivo. Una donna, sostiene Kathleen, ha il diritto di dedicarsi alla propria carriera, di non essere mercificata, di avere rispetto. Una ragazza deve avere gli stessi diritti di un uomo e non possiamo permetterci di abbassare la guardia nemmeno un istante. Kathleen Hanna e le Bikini Kill sono un tassello fondamentale del femminismo di terza ondata perché hanno insegnato a milioni di ragazze a non abbassare la testa e a pretendere quelli che sono semplicemente diritti. Del resto «we are Bikini Kill and we want the revolution!»

 

Riferimenti

[1] Don’t Need You: The Herstory of Riot Grrrl”, 2006, Kerri Koch

[2] https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/kathleen-hanna-dalle-riot-grrrl-al-metoo/518739/

[3] https://www.bossy.it/intervista-a-kathleen-hanna-delle-bikini-kill-su-femminismo-musica-e-movimento-riot-grrrl.html

About author

Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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