Storia: nome singolare e femminile - 3. Christine de Pizan

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Christine de Pizan: (Medieval) highway to hell?

Il Medioevo è un periodo meno oscuro, chiuso e bigotto di quanto si pensa, ma è un momento tanto misogino quanto si crede. Basti pensare che per Tommaso d’Aquino la donna è «la cosa necessaria all’uomo» mentre per Tertulliano è addirittura «la porta dell’Inferno». Del resto è ben noto: le donne sono pericolose, viziose, tentatrici, figlie del demonio, streghe da ardere, incubatrici umane. Tra matrimoni combinati, monacazioni forzate, sottomissione al padre e al marito, istruzione scarsa o inesistente, mancata vita pubblica, la vita di una donna medievale non era esattamente un sogno.

Eppure tutto ciò non sancisce l’invisibilità delle donne medievali come invece talvolta traspare dai libri di storia. Possiamo infatti ricordare regine come Costanza d’Altavilla, Teodora, Melisenda di Gerusalemme, Urraca di Castiglia, Giovanna I di Navarra, Eleonora D’Aquitania, Isabella di Castiglia, teologhe del calibro di Caterina da Siena e Teresa d’Avila, autrici come Herrad von Landsberg, Ildegarda di Bingen, Héloïse d’Argenteuil, Faltonia Betizia Proba, chirurghe ed esperte nell’arte medica come Virdimura e Trotula de Ruggiero, combattenti come Giovanna d’Arco.

In particolare nel Basso Medioevo una donna chiamata Christine de Pizan decide di prendere la penna in mano. Per tutta la sua vita non smetterà di scrivere che le donne esistono e sanno essere straordinarie.

Christine de Pizan: chi è?

Christine de Pizan nasce a Venezia nel 1364 da Tommaso da Pizzano, medico, astrologo, consigliere di Carlo V di Francia. La figura paterna è fondamentale per la formazione di Christine. L’istruzione tradizionalmente impartita alle figlie femmine era finalizzata alla creazione di perfette donne di casa, ben poco adatte a capire il mondo e più propense alla cura di mariti e prole. Tommaso da Pizzano era invece convinto che una femmina potesse essere istruita coma un maschio. Per questo motivo offre alla figlia una ricca formazione tra scienze e lettere.

Christine

Christine afferma di essere diventata un vero uomo e di potersi così mantenere con il proprio lavoro in uno scriptorioum. Illustrazione di Rita Petruccioli in S. Balletstra, Christine e la città delle dame, Laterza.

A 15 Christine si sposa e poco dopo mette al mondo tre figli. La vita della ragazza viene stravolta quando a soli 25 anni si trova vedova, orfana di padre, senza l’appoggio del defunto Carlo V e con tre figli da accudire. Questo è il momento in cui Christine stessa afferma di essere diventata «un vero uomo», ossia una persona in grado di mantenersi con le proprie forze. Per la precisione, la forza di Christine sarà per tutta la sua esistenza la cultura. La ragazza si mette così a capo di uno scriptorium, si dedica alla copiatura di opere famose, poi passa agli scritti su commissione e infine approda alla stesura di numerose opere in prosa e poesia.

Christine è un’icona femminista perché è la prima donna scrittrice di professione che non ha paura di scrivere che le donne valgono come gli uomini in un mondo misogino fino al midollo.

Christine de Pizan: adesso basta!

L’opera più intensa di Christine è La città delle dame, composta tra il 1404 e il 1405. Il testo nasce come una risposta ad una serie di testi fortemente misogini come il Roman de la Rose di Jean De Meug o il De mulieribus caris di Boccaccio. Del resto non serve fare le persone schizzinose: la maggior parte della letteratura da Aristotele in poi non ha mai portato avanti opinioni lusinghiere sulle donne. Guardando con sufficienza a queste opere, Christine afferma che «Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline ad ogni tipo di vizio».

A questo punto la scrittrice punta i piedi. Christine è stanca che ogni donna sia considerata debole, fragile, inutile, viziosa, isterica, peccatrice. Come è possibile che un essere umano goda di una considerazione così bassa per il semplice fatto di essere donna? Ci troviamo così di fronte a quanto di più pericoloso una cultura misogina possa immaginare: una donna colta e arrabbiata che ha deciso di alzare la testa.

Christine de Pizan: costruiamo le barricate!

Nella città delle dame la scrittrice immagina di aver ricevuto la visita di tre donne: Ragione, Rettitudine e Giustizia che le affidano una difficile missione. Christine dovrà infatti costruire una fortezza per difendere le donne da maldicenze secolari. È infatti il momento di alzare le barricate contro lo schifo che da sempre le donne si sono viste sputare addosso.

Christine tratteggia così una società popolata da donne che si sono distinte per coraggio, cultura, intelligenza. All’interno delle mura della città incontriamo infatti eroine classiche, sante, scrittrici, regine, filosofe, scienziate.

Siamo portate a pensare che le donne non abbiano mai combinato nulla di speciale e che siano sempre state nell’ombra. Il punto invece è che sono esistite donne formidabili in ogni epoca, ma la storia è sempre stata scritta dai vincenti, dagli uomini, dai bianchi.

Christine

Christine crea una società popolata da donne che si sono distinte per coraggio, cultura, intelligenza. Illustrazione di Rita Petruccioli in S. Balletstra, Christine e la città delle dame, Laterza.

Christine ha la soluzione per questo problema: bisogna narrare. In un mondo in cui le femmine sono invisibili, serve infatti raccontare la storia di donne intelligenti, combattive, scaltre.

Il ragionamento di Christine spicca così il volo: se nella storia ci sono state così tante donne formidabili, possiamo davvero sostenere l’oggettiva superiorità maschile? Se conosciamo numerose figure femminili coraggiose, perché le prossime non potremmo essere proprio noi?

Christine de Pizan: è il momento di attaccare!

A questo punto Christine parte all’attacco e il suo messaggio è ben chiaro.

Per secoli abbiamo vissuto ai margini della storia e creduto che gli uomini fossero migliori. Christine vuole dimostrare che la maggior parte delle differenze che percepiamo tra uomini e donne non ha un fondamento naturale.

La scrittrice individua nei condizionamenti sociali le cause della supposta inferiorità femminile. Christine sostiene infatti che se le donne vengono tenute prigioniere delle mura di casa e non vengono istruite, sembrano meno intelligenti degli uomini, ma hanno semplicemente ricevuto meno stimoli. Del resto noi oggi sappiamo che il cervello umano è plastico e proprio le esperienze e gli stimoli sono fondamentali per il suo sviluppo.

Christine

Se conosciamo numerose figure femminili coraggiose, perché le prossime non potremmo essere proprio noi? Giovanna d’Arco, Illustrazione di Rita Petruccioli in S. Balletstra, Christine e la città delle dame, Laterza.

L’inferiorità femminile non è dunque un fatto naturale, ma culturale e in quanto tale, modificabile. Christine afferma addirittura che «una donna intelligente riesce a far di tutto e anzi gli uomini ne sarebbero molto irritati se una donna ne sapesse più di loro [1]».

Christine ci invita così a scendere in campo, a lasciarci alle spalle tutti gli svilenti luoghi comuni sulle donne e ad essere padrone della nostra vita. Siamo indubbiamente eredi di una storia di soprusi, sottomissione e diritti negati. Tuttavia abbiamo nel sangue anche una storia fatta di coraggio, perseveranza, intelligenza. Andiamone fiere.

[1] La città delle dame

 

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Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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