Uomo, dominio e potere: la negazione dei diritti umani con la violenza ostetrica

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Violenza ostetrica: abuso realizzato nell’ambito delle cure ostetrico-ginecologiche attuato dagli operatori sanitari che prestano assistenza alla donna e al neonato.

Chi non la subisce spesso riconduce il termine ostetrica al ruolo ricoperto. La violenza ostetrica si espande a macchia d’olio catturando ogni figura coinvolta nell’accoglienza della donna che si trova, prima dopo e durante, nelle loro mani.
Se ne parla  ma non si esce mai dal forum o dal commento davanti la tv nonostante le molteplici campagne mediatiche; per questo scelgo di parlarne proprio io che non ho figli, perché fra i tanti motivi per cui non li voglio c’è anche questo.

violenza ostetrica

#bastatacere, la campagna nata nel 2016 con lo scopo di combattere contro i diritti negati

Violenza ostetrica: donne come numeri

Siamo numeri per tutta la vita. Lo siamo a scuola, lo siamo in fila alla Asl, lo siamo sui social e pure da morti, quando nei grandi cimiteri comunali rilasciano una cartina per illustrare il percorso e il numero di marmo che ci appartiene. Siamo numeri anche quando ci danno le analisi del sangue.

Quando ci presentano i risultati dei sondaggi, noi donne siamo numeri. Percentuali che riconducono ad un grande sospiro di sconfitta, che ti aspettavi? 

[…] porto ancora adesso i segni sul mio stomaco e la delusione, dove ai corsi preparto ci era stato detto potete piangere, cantare urlare. L’avessi fatto almeno mi sarei tolta la soddisfazione. 
Ogni tanto mi chiedo se l’abbiano fatto perché ero sola.

Nel 2016, proprio per dare una svolta a questo codice binario fatto di doppie X cromosomiche nasce l’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVO) e la sua campagna #bastatacere. Le donne non sono più concepite come numeri, ma quei numeri finalmente li fanno.

Violenza ostetrica

Il primo racconto delle donne intervistate per Parte del discorso. Immagine e intervista di Ylenia Del Giudice

Violenza ostetrica: chi ci dice che esiste

A dirlo sono proprio le donne che finalmente raccontano le loro esperienze. Donne che producono, dunque, dati. Numeri che sono allarmanti per l’OMS, al punto da dover suggerire delle linee guida per gli operatori. Come a dire: caspita, c’è un grande problema. Forse dovreste ricordarvi di questi piccoli punti.

violenza ostetrica

Estratto del rapporto tradotto del Luglio 2019 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

La violenza ostetrica supera la battuta fra parenti su quanto ci si possa lamentare dei dolori. Arriva a distruggere mente e corpo di una donna già a pezzi e pronta a fare i conti con la sua nuova immagine. Taglia le gambe di chi non ha ancora finito di correre, insomma.

Violenza ostetrica: l’esempio di civiltà del Venezuela

È il 2007 quando per la prima volta si scrive su carta della violenza ostetrica. Non è in Europa, siamo in America meridionale. Il Venezuela apre la strada al cambiamento che però, inevitabilmente, sembra percepito come un capriccio delle donne che non vogliono partorire con dolore. Continuiamo a non essere prese sul serio.

Viene definita come:

Violenza ostetrica

Definizione di violenza ostetrica pubblicata per la prima volta nel 2007 in Venezuela. Realizzazione grafica di Ylenia Del Giudice

Una legge e non un semplice manifesto di strada che mira a tutelare le donne e a punire coloro i quali mettono in atto la violenza di genere, perché di questo si tratta: un ennesimo atto violento contro la donna solo ed esclusivamente perché donna.

In Italia cosa abbiamo? Una proposta di legge presentata da Zaccagnini nel 2016 e mai arrivata in Senato.

Ho sperato che quella frase quante storie, si è sempre fatto! Tutti questi problemi non c’erano prima, si potesse davvero tener da conto. Quante donne ci saranno mai che avranno subito questa violenza ostetrica?

Violenza ostetrica

Infografica dei risultati condotti da Doxa per conto di OVO Italia e in collaborazione con le associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus. Il rapporto è stato presentato nel 2017 e raccoglie i dati a partire dal 2003. Immagine dal sito di OVO Italia

Violenza ostetrica: dati inquietanti

I dati fanno paura perché ad oggi, Febbraio 2021, chissà quanti altri casi ci sono stati. Chissà quante donne si sono rifiutate di rispondere e di denunciare a causa dei tabù, dei medici non disposti a testimoniare. Lascia stare, oramai è andata.

Violenza ostetrica

Uno dei racconti delle donne intervistate per Parte del discorso. Immagine e intervista di Ylenia Del Giudice

Nei 14 anni che vanno dal 2003 al 2017 si stima che 1 milione di donne sia stato vittima di violenza ostetrica. La stima e non l’assoluta certezza risente dei retaggi culturali, della paura e della negazione. Fare finta di nulla a volte è la soluzione più facile e magari ci aiuta ad andare avanti non solo in questi casi.

1,6 milioni di donne hanno subito episiotomia senza consenso informato, ovvero il 61% delle donne che hanno partorito. Per 400.000 di loro l’episiotomia ha comportato una menomazione degli organi genitali.

Violenza ostetrica: chi coinvolge

Il film Pieces of a woman, disponibile su Netflix, ha contribuito a portare nuovamente sotto i riflettori tutto questo vasto mondo nascosto fra le mura dei reparti ospedalieri.

Se anche volessimo farci carico dei corpi menomati, dei traumi e delle ferite come tante Maria Goretti, dobbiamo fare i conti con ciò che accade intorno a noi. Le ripercussioni di un indecente sostegno e della mancata professionalità si riversano nella vita di coppia e nella famiglia.

Fra questi, anche la scelta di non volere più figli, come quel 6% di donne che si rifiutano categoricamente di provare altre umiliazioni.

Violenza ostetrica: cultura, sadismo e coraggio

Non ho basi scientifiche sulle quali poggiare il mio pensiero, ma nulla riesce a distogliermi dal fatto che umiliare un essere sia solo frutto di un sadismo troppo cresciuto. 

Medici e infermieri, nei reparti, hanno fra le mani la vita delle persone e ci sono giorni in cui magari si è insoddisfatti: quale miglior modo se non quello di ridicolizzare chi è incapace di reagire? Non è lo stesso comportamento che si attua da ragazzini sugli animali? Prolungare la sofferenza, che senso ha?

Fra tutte le storie raccontate spicca quella di Rebecca, giovanissima e alla prima gravidanza.

Violenza ostetrica

Estratto della testimonianza di Rebecca, intervistata per Parte del discorso. Immagine e intervista di Ylenia Del Giudice

Violenza ostetrica: una realtà fantasma

Ho avuto bisogno di rivedere l’intero articolo. Non ero certa fosse opportuno pubblicarlo perché da una parte c’è il bisogno di divulgazione, dall’altra il solito rischio di essere rilegate nella categoria delle esagerate, di quelle che vedono solo il peggio. 

Il punto è che la realtà della violenza ostetrica esiste ed è tenuta a bada come gli angeli della morte fino a che non mietono vittime con una maggior frequenza da far destare sospetti. Escludendo le situazioni drammatiche dove è necessario andare contro il volere della donna per questioni puramente legate al filo delle Parche, mi chiedo cosa spinga medic*, infermier*e ostetric* ad umiliare una donna.

Violenza ostetrica

Uno dei racconti delle donne intervistate per Parte del discorso. Immagine e intervista di Ylenia Del Giudice

Cosa spinge a tardare la richiesta di epidurale o spiegazioni più accurate e nelle tempistiche giuste? Perché durante tutti i mesi in cui ci si sottopone a visite controlli e ispezioni vaginali di ogni tipo, nessuno racconta delle possibilità di finire tra le mani di un personale ospedaliero che assomiglia molto più ad un personaggio sadico e disadattato di un B-Movie?

Violenza ostetrica: l’incongruenza dei dati

I dati allarmanti ai quali ho fatto riferimento in apertura sono solo alcuni dei dati incongruenti. Mariella Trenga, ostetrica, ha presentato la sua tesi presso l’Università degli studi di Salerno. Sono stati somministrati dei sondaggi sia alla figura dell’ostetric* sia a quella studentesca e ambedue concordano su cosa è da considerare violenza e su quali pratiche, ad esempio, sono sconsigliate.

Solo che poi il 46% delle donne intervistate afferma di aver subito l’episiotomia e il 33% la manovra di Kristeller. Le stesse pratiche che vengono sconsigliate dall’OMS, da ostetric* e studenti, non vengono considerate lesive per la propria dignità. Non sono considerate violenza, insomma.

Violenza ostetrica

Estratto della testimonianza di Rebecca, intervistata per Parte del discorso. Immagine e intervista di Ylenia Del Giudice

La stessa OVO accoglie una collaborazione di studio con l’Università di Milano e con l’ostetrica Barbara Longo indagando la percezione del fenomeno della violenza ostetrica: il punto di vista di chi opera è fondamentale.

I dati tornano quasi nella norma con questa analisi: la violenza ostetrica esiste e viene messa in atto come una qualsiasi altra violenza di genere. Lo percepiscono ostetric* e student* così come le donne che cercano di capire quale sarà la loro sorte.

Violenza ostetrica: questione di cultura?

In realtà non credo si tratti di una cultura ma piuttosto di una cultura condivisa e tenuta stretta nel corso degli anni. Medici e infermieri sono visti spesso come risolutori divini di situazioni che si sono più o meno sempre svolte da sole, eccetto casi straordinari. Le donne che partoriscono lo fanno da sole, dopotutto. Dunque perché dovremmo accettare come giusta la manovra di Kristeller? Perché siamo in prossimità della pausa pranzo e il gruppo di medici e tirocinanti deve mangiare. Per quale motivo dovremmo considerare giusto l’allontanamento del neonato dalla madre senza motivo? Piccole dimenticanze dei super-eroi che tirano via neonati con ventose di cui si poteva fare a meno.

Fra le molteplici motivazioni per le quali non sono disposta a mettere al mondo figli ci sono anche tutte queste cose qui: consenso non informato, violenza verbale, umiliazione, estremo disagio e la consapevolezza di non contare nulla per quegli dei.

 

Grazie per essere arrivat* fino alla fine. Cliccando qui potrai accedere alla cartella Drive dove ho inserito la storia di Rebecca, delle altre donne e tutta la documentazione che ho utilizzato per scrivere questo articolo.

 

 

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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