Animali Notturni, dalla carta al film: il rovesciamento del cinema di genere

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Proiezioni e narrazioni, due storie in un unico film che viaggiano in parallelo. Storie di vendetta, di rancori, di violenze personali. Tratto dal libro scritto da Austin Wright nel 1993, Tony & Susan, Animali Notturni rappresenta molto più di un semplice dramma. Una riflessione sul cinema, sull’arte contemporanea e su un linguaggio quanto mai mutevole, privo di schemi fissi e regole.

Universi che si incontrano e si scontrano. Universi fatti di ricordi, di storie finte che appaiono reali nel loro essere metafore di un qualcosa mai realmente concluso e costantemente aperto. Come la storia tra Edward e Susan, che supponiamo idilliaca all’inizio, salvo poi concludersi brutalmente. Chi ha letto lo scritto di Wright potrà farsene un’idea ben precisa, chi ha ha visto (o vedrà) solo il film potrà solo immaginarlo dai ricordi nostalgici della rossa Amy Adams, moglie frustrata e gallerista.

Animali Notturni, il classico e il contemporaneo

La musica (classica) di Abel Korzeniowski accompagna le prime immagini di Animali Notturni. Una performance artistica, tra le più ultime espressioni dell’arte contemporanea, dove troviamo esponenti massimi in Marina Abramovic e Ulay. Un’apparente dicotomia che funge da sipario rispetto a quello che andremo a vedere e che rimarrà costantemente come sfondo invadente e premonitore.

La vita di Susan scorre noiosa finché non le giunge in casa un manoscritto che porta la firma di Edward, suo primo grande amore. La sua anima sussulta, i ricordi iniziano a riemergere da un passato che non la abbandonerà mai. Sola, con suo marito invischiato in qualche congresso medico con annesso tradimento, Susan si abbandona al libro del suo ex compagno di vita.

La storia riprende a grandi mani gli stilemi di un genere appartenente al cinema di serie B, il rape and revenge. Film low budget dove sesso e violenza predominano la scena. Una prima parte dedicata alla tortura della sventurata, una seconda dedicata invece alla vendetta della ragazza verso i suoi aguzzini. Nulla di più semplice e diretto. Due storie in un unico film, come nei cinema grindhouse, ai quali Tarantino e Rodriguez hanno dedicato parte della loro filmografia (Death Proof e Planet Terror).

Animali notturni, performance

La performance iniziale di Animali Notturni

Le linee di demarcazione di questa tipologia di film sono decisamente nette, esattamente come sopra menzionate. Ma nel film di Tom Ford spazio e tempo si mischiano con un’alternanza senza regole fisse. Il presente del mondo reale che vede Susan districarsi tra la sua galleria e il libro, il passato che torna a galla e la tormenta, ripercorrendo le gioie e i dolori con Edward. E il libro, che acquista volti ben definiti, soprattutto quello del protagonista Tony, dalle fattezze di Jake Gyllenhaal, così come il volto di Edward.

Un incidente causato da alcuni balordi che rapiscono moglie e figlia di Tony, seviziandole fino alla morte. Le indagini seguenti, capitanate da un grandissimo Michael Shannon, insieme al padre e marito ormai vedovo. Una storia molto semplice, in linea con un classico rape & revenge ma che viene costantemente esaltata dalla regia di Ford. Lo stile grezzo con cui venivano girati questi film viene riposto in favore di una maniera molto più “aulica”. Basta guardare alcune immagini per capire la ricerca visiva fatta da Ford.

Animali Notturni: la poesia della violenza

La violenza classica che i B-movie di questo tipo hanno sempre proposto viene celata, salvo rari momenti in cui anche questa riesce a restituire un senso di poesia. Non vedremo mai lo stupro, tantomeno l’omicidio della moglie e della figlia di Tony. Ci troveremo però davanti ai loro corpi esanimi, adagiati su un divano rosso che spezza la scala di marrone. Nessuna morbosità quindi, nessuna netta divisione in due parti, per Animali Notturni.

animali notturni, divano rosso

Uno dei momenti più tristi e famosi del film

Le regole classiche del prodotto finale artistico vengono quindi sovvertite. Ecco dunque che il singolare incipit diventa ben più di un semplice sipario; un vero e proprio avvertimento, un annuncio, insieme ad altri particolari sullo sfondo di alcune sequenze. Emblematica, la grande scritta Revenge che campeggia sulle spalle della protagonista, al punto da sembrare non casuale, vista la reazione di lei. È in atto una vendetta silenziosa, dalla quale Susan non potrà sfuggire.

Il vaso di Pandora è ormai scoperchiato, la sua attenzione è catalizzata su quel libro. Pagina dopo pagina, Tony afferra Susan per il suo ippocampo, i ricordi vengono a galla. Con quel manoscritto, Edward restituisce una sofferenza, la sua. Le pagine scandiscono il tempo e il crescente dolore di Susan. Vorrebbe vederlo, vorrebbe dirgli qualcosa sul suo libro. Un pretesto per incontrarlo, anche se non dovrebbe. Era questo, dunque, lo scopo di Edward? Suscitare qualcosa in lei, “vendicarsi” del tradimento perpetrato da Susan quando erano giovani?

animali notturni, revenge scene

L’inquietante messaggio involontario che aleggia su Susan

Animali Notturni: rompere gli schemi

L’arte contemporanea, fatta anche di decostruzione dell’immaginario, diventa quindi protagonista silenziosa. Le regole ferree del genere svaniscono, spostando il contenuto su altri lidi. Palese quindi come alcune scelte estetiche riescano a modificare un assetto ben preciso. Allontanarsi dal genere per rimarcarne la sua essenza. Mischiare le carte in tavola per proporre lo stesso gioco dal sapore diverso.

Una storia di vendetta che attinge da un cinema ben specifico diviene quindi oggetto di precise distruzioni. Buttare giù tutto per poi assemblare nuovamente, dando vita a un film che va oltre la categorizzazione stessa. Un dramma, un noir, un rape & revenge. Tre generi per un film che ha in sé tre storie in continua tensione tra loro. Divise dalla distanza, dallo spazio e dal tempo ma unite da un sentimento che probabilmente non avrà fine. O forse sì, a seconda della soggettiva interpretazione di un finale quanto mai criptico e potente.

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