I mass media come un girone infernale: il caso Girolimoni

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Più passa il tempo e più siamo in grado di risalire, quasi autonomamente, alla fonte delle notizie che ascoltiamo. Questo ci permette di nuotare, restando quasi sempre a galla, nel mare di merda dei mass media e della falsa comunicazione. Il caso Girolimoni fece senza dubbio da apripista.

Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.

Mark Twain ci aveva visto lungo. Nel 1993, in Italia, nella Bassa Modenese, assistiamo ad uno dei più grandi casi di psicosi mediatica. Si parlava di bambini, di famiglie intere di pedofili e satanisti. Vent’anni dopo ci si rende conto dell’enorme errore. In tutto questo tempo, però, le uniche vittime non sono state solo i bambini privati di tutto: le famiglie sono crollate a pezzi, qualcuno si è suicidato, qualcuno è morto nell’attesa di rivedere i figli.

Quando si parla di bambini, di servizi sociali e adozioni, inevitabilmente, torna alla mente il carnaio messicano made in Italy: bambini e animali sono merce di scambio ma soprattutto di guadagno.

Quando si parla di infanti, però, può tornare alla mente anche il caso Girolimoni. Soprattutto se si è di Roma.

Girolimoni: il paziente zero dell’errore giudiziario

Forse il primo caso di errore giudiziario riportato dalla storia. Il primo che di sicuro ha risentito di tutto il dramma che si porta dietro la comunicazione sbagliata e indotta, anche dopo vent’anni. Il primo caso in cui la politica è riuscita ad insinuarsi nella carta stampata e a manipolare l’intera opinione pubblica.

Girolimoni

Locandina di Girolimoni, un film di Damiano Damiani, con Nino Manfredi. Il film esce nel 1972

Siamo a Roma, è il 1924. Roma è il centro storico, e l’altra parte della città è quella oltre il Tevere. Mussolini è già capo di governo dal 1922. L’ambiente della storia di Girolimoni è questo. Un clima in cui la tensione è fitta come nebbia e il caso dell’omicidio di Matteotti scuote, solo per poco, gli animi.

Tra il 1924 e il 1927 vengono abusate sessualmente e uccise 5 bambine. La prima, Bianca, di 3 anni, viene rinvenuta il giorno dopo la sparizione.

Girolimoni: i media

C’è un’inversione di rotta sui quotidiani. Matteotti viene sostituito in prima pagina da ogni dettaglio più cruento riguardante la storia di Bianca. Nessun rispetto per la bambina di 3 anni.

La Voce Repubblicana qualche giorno dopo, scriverà un articolo sulla “suina abbondanza con cui alcuni giornali hanno esposto al pubblico gli aspetti più osceni del tragico fatto[…]. Né la pietà per la bambina morta, né il rispetto per il dolore della madre disperata ha trattenuto questi signori, che non vorremmo avere per colleghi, dalla loro impresa”.

Girolimoni

Un articolo de La gazzetta del Mezzogiorno del 2016

La caccia al mostro è aperta, ma chi è il mostro? Secondo le testimonianze raccolte è un uomo alto, con un cappotto lungo, di 35 anni di età.

La psicosi è iniziata. Qualcuno indica un vagabondo che viene interrogato immediatamente. Dopo ore si dichiara colpevole ma viene liberato: il direttore del dormitorio parlerà di lui come di un uomo disturbato ma innocuo. Mussolini è di nuovo senza una testa sul piatto e i cittadini non sono al sicuro.

Girolimoni: autosuggestione

Il clima era così invivibile che fra le carte di questa storia si ritroverà anche quella di un uomo irascibile che preferì uccidersi piuttosto che rischiare di essere arrestato per un crimine mai commesso.

Altra bambina scomparsa a San Pietro. La polizia si ritrova fra le mani le vite di balordi e mendicanti, tutti accusati di essere instabili mentalmente. Ma non assassini. Un altro uomo si toglie la vita, sicuro di aver visto la figura ricercata che portava via Rosina, la seconda vittima. Le lettere parlano chiaro: non l’ho denunciato, sono colpevole, devo morire.

Non solo la paura di camminare con un criminale ancora in giro, ma anche la paura di essere sospettati, di non aver denunciato, di non fare abbastanza. Giornali e radio hanno lanciato in città piccole bombe pronte ad esplodere.

Il 1925 ha una nuova vittima, Elsa. Questa volta però il Ministero dell’Interno non vuole foto e dettagli sulle condizioni della piccola.

Nonostante tutte le voci, gli articoli e le parole di Mussolini stile prima i bambini!, non c’è un colpevole. Tanti indiziati instabili ma nessun colpevole. Del resto le descrizioni combaciano con oltre la metà della popolazione maschile romana.

Per un anno è tutto fermo. L’ultimo caso è del 1927.

Girolimoni: indovina chi

Leggendo gli articoli e le motivazioni per la cattura di Girolimoni mi rendo conto che stiamo partecipando ad una partita di Indovina chi. Qualsiasi segno di riconoscimento porta diretti a Girolimoni, occhiali, baffi, auto.

Nel ’27 l’ultima vittima. Un ristoratore legge la notizia sul giornale, riconosce la bimba. Era stata lì la sera prima, proprio con questo uomo alto, con cappello e un cappotto lungo.

Una coppia aggiunge nell’immediato altri dettagli: la Peugeot verde di un uomo che importuna la signora e anche la sua cameriera rachitica di 12 anni che ne dimostra circa 8.

Girolimoni

Gino Girolimoni in una serie di foto di un giornale dell’epoca. Gli abiti trovati in casa furono la prova della sua sicura perversione.

L’uomo della Peugeot verde è Gino Girolimoni che di mestiere fa il fotografo e il mediatore. Ha 38 anni, una testa strana, vive da solo. Ama le donne, non deve rendere conto della sua sessualità a nessuno e si avvicina alla cameriera rachitica.

La polizia lo ferma, entrano in casa e si soffermano sulle foto alle pareti dei bambini che giocano e sui 12 abiti, troppo colorati per essere un uomo per bene. È un trasformista, dunque un pervertito certamente assassino. Girolimoni finisce in carcere.

Chi di voi vorrà fare il giornalista, si ricordi di scegliere il proprio padrone: il lettore
– Indro Montanelli

Girolimoni: teorie lombrosiane

L’Italia è ancora alle prese con la fisiognomica lombrosiana e Girolimoni è perfetto. Si adatta alle teorie.

Più precisamente, come dimostreranno gli studi di Lombroso negli anni, sono le teorie che si adattano forzatamente ai casi.

I giornali dell’epoca descriveranno Girolimoni come uno psicopatico violento, pieno di vizi, violentatore e assassino:

Ha due occhi stranissimi, dal taglio quasi mongoloico; lo sguardo è obliquo, falso, sfuggente.

Girolimoni

Pagina di un quotidiano dell’epoca.

Tornerà libero nel 1928, grazie anche all’insistenza del commissario Dosi. Siccome Dosi dava fastidio al governo con le sue indagini, venne rinchiuso in manicomio (Basaglia arriverà solo molti anni dopo) per quasi due anni. Diceva che era stato un prete anglicano, roba da matti.

Era stato lui secondo Dosi, ma non importa, Roma aveva già una testa e non era necessario inimicarsi l’Inghilterra e il Vaticano, visto che c’erano pure i Patti Lateranensi in via di sottoscrizione.

Girolimoni: eppur mi son scordato di te

Della sua scarcerazione legittima parlò solo La Tribuna, in quinta pagina se non erro. Scriveva:

E’ stata depositata presso la cancelleria della sezione d’accusa della Corte d’Appello la sentenza che chiude l’istruttoria a carico di Girolimoni. La sentenza assolve il Girolimoni per i reati a lui attribuiti per non aver commesso il fatto.

I media e l’opinione pubblica hanno distrutto la vita di un uomo. Nessuno vuole assumersi la responsabilità di questo, però. Si sceglie di farlo passare in sordina, veloce, così che nessuno potrà tentare di fare mea culpa. 

Girolimoni

Innocente. Girolimoni viene affiancato, sul giornale, dal prete anglicano di cui il commissario Dosi era più che certo.

La psicosi dilagata in città aveva trovato lo sfogo con la cattura; gli animi si erano placati e la polizia aveva ricevuto i complimenti. Non c’era ragione di porsi domande.

Quotidiani, televisioni, radio e cittadini si ricordarono di lui solo quando, nel 1961, Gino Girolimoni venne trovato morto. Dal 1928 aveva fatto la fame, una vita di povertà e sofferenza. Riparava biciclette.

Se avessero ascoltato Dosi, Gino Girolimoni avrebbe potuto proseguire il resto della sua vita dignitosamente? Forse. Senza un colpevole, senza un volto da associare agli omicidi, tutti vivono con i dubbi. Forse è stato quel trasformista pervertito, forse no. Ma se non hanno arrestato nessun altro, allora magari è lui. Chi può dirlo.

Girolimoni: cosa resta

Ero alle medie, mamma si raccomandava di stare attenta perché sull’autobus 61, che attraversava via dei Monti Tiburtini e arrivava a scuola, all’epoca sua, girava un molestatore. Uno che toccava le ragazzine, con una testa strana. All’epoca sua c’era Girolimoni e quando ero alle medie, lo stesso uomo, seppur più anziano, continuava a molestare le mie coetanee sull’autobus.

Solo che non era Gino Girolimoni. Era solo ciò che restava di lui. Un’etichetta affibbiata a tutti i pervertiti, i molestatore di bambini. Girolimoni, seppur innocente, era stato utilizzato come identificativo di uomini depravati. Questa resta nella cultura romana, ancora oggi. La storia dell’uomo accusato ingiustamente è solo l’ultima delle informazioni a cui abbiamo accesso.

 

 

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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