Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa: le donne all'acido di Francesca Mattei

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Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa è arrivato un pomeriggio in tipografia. Sempre a comprà ‘sti libri, ma che avrai mai da legge!, mi è stato detto. Faccio mente locale e no, non ho fatto acquisti. Apro. Pidgin Edizioni, la stessa casa editrice di La squilibrata di Juliet Escoria, per farvi capire.

Lo inizio a leggere il giorno stesso e quel libro esce a Marzo, mi dico. Mi sento inspiegabilmente onorata.

 

Francesca Mattei, autrice dei racconti, è la prima firma italiana della scuderia di Pidgin che, fino ad oggi, ha scelto di pubblicare solo nomi stranieri con testi decisamente sopra le righe. Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa non è da meno.

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa: 17 racconti

160 pagine che compongono i 17 racconti brevi. Sappiamo tutti come funziona il primo approccio: copertina interessante, una tanica di benzina; l’etichetta che sembra sollevarsi dalla plastica. Autrice che racconta vite di donne; forse già visto, forse un richiamo allo stile americano di Carver, forse spiragli di luce di Hopper.

La lettura del primo racconto termina ed io non me ne accorgo. Guardo la storia chiudersi col punto, controllo di nuovo. Decido così di proseguire e nel giro di 20 pagine faccio tabula rasa dei preconcetti dovuti al primo impatto.

Cammino senza una meta, una direzione vale l’altra. Perdo la nozione del tempo e mi accorgo d’un tratto che il sole sta per spuntare. – Ma tu non la senti

Le pagine si muovono e io divoro ciò che trovo e mi chiedo: mancando la consueta mimeomia, come può interpretare questi racconti il lettore che, inconsciamente, cerca di ritrovarsi in una descrizione?

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa: aspettative vs realtà

Continua tensione verso l’evasione si legge nella quarta di copertina. Un titolo che può essere fuorviante, inevitabilmente riconducibile alle più comuni storie di violenza psicologica che conosciamo grazie alla stessa letteratura.

Ci si aspetta forse un ritmo lento, riflessivo e ripiegato su se stesso mentre Francesca Mattei sceglie un ritmo tutt’altro che lento. Senza filtri, descrive ciò che queste figure femminili vivono: croste mangiate, visi scavanti, deliri e abbandoni, ricerche violente di uno schema che ricordi loro di essere vive grazie al dolore.  

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa

Violeta, Red Studio series, 150 x 150 cm. Oil, resin, synthetic paint over canvas, 2019. Opera di Jordi Diaz Alamà

Le realtà sono realtà macchiate di fango e sperma, talvolta abiti vomitati e pelle lasciata cadere come una muta di rettile. Le donne pulite e che reagiscono come vorremmo non esistono.

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa: il frutto dell’inconciliabilità

Si legge, sulla Treccani:

inconciliàbile agg. [comp. di in-2 e conciliabile]. – Che non si può conciliare, cioè mettere d’accordo: due litiganti, due avversarî inconciliabili. Più spesso di cose astratte che, per essere in contrasto, non possono coesistere o armonizzarsi: la generosità e l’egoismo sono i.; opinioni, teorie i. fra loro; l’amore della libertà è i. con la tirannide.

Questi frame in movimento sono il frutto dell’inconciliabilità tra l’essere e il dover essere: le donne di Francesca Mattei sono donne all’acido, irradiano fastidio e prurito; sono scomode.

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa, di Francesca Mattei, Pidgin Edizioni, dettaglio. Croste, p. 24. Foto di Ylenia Del Giudice

Scomode come le pellicine che si alzano, l’inchiostro ancora sulle pieghe delle unghie. Riesco a piacermi solo quando non mi riconosco, quando ciò che vedo è forse il riflesso di ciò che vorrei essere. Figure di cui conosciamo i nomi ma non le linee dei corpi.

 

Corpi che non occupano uno spazio, buchi neri che si risucchiano in un loop continuo. Fino al giorno in cui diedi fuoco alla mia casa. 

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa: un solo motivo per leggerlo

Le vite ossimoriche che abbiamo volutamente rinnegato sono qui raccontate con la violenza di un lofiforme che cerca, negli anni della sua evoluzione, di sopperire alla mancanza di un ecosistema adeguato. Le aspettative sociali sono enormi e queste donne cercano di sopravvivere come meglio riescono. Siamo lontani dalla mimeomia e si percepisce quell’anestetico che entra in circolo quando l’ambiente e la società prendono il sopravvento in queste vite. L’animadvertere di chi ci osserva, l’animadvertere di chi legge.

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa

Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa, di Francesca Mattei, edito Pidgin Edizioni. Struttura ossea, dettaglio, p. 35, dettaglio. Foto di Ylenia Del Giudice

Ho scelto di fornire un solo motivo fra i tanti: leggere Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa per essere letti e provare a leggere il nostro riflesso.

 

 

 

 

 

 

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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