Silvia La Monaca: satira, diritti Lgbt e musica con "Il gioco del più forte"

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Telefono laccato rosso sulla scrivania, atmosfera intima e dall’altra parte della cornetta, non un semplice interlocutore, ma il Redentore. Possibile? Silvia La Monaca vi farà ricredere e vi dimostrerà che non solo è plausibile discutere con Gegè, ma anche invocare tutti gli altri Santi per parlare di omosessualità, diritti Lgbt, satira e politica.

Silvia La Monaca

In foto, Silvia La Monaca. Foto di Daniele Cruciani

Silvia La Monaca: chi è

Nata a Palermo quarant’anni fa e divenuta romana d’adozione, Silvia ha alle spalle una formazione variegata: dal Liceo Scientifico intraprende la strada dell’Istituto Tecnico, dall’università di Giurisprudenza cambia rotta per fare il Dams e alla fine sceglie la scuola di teatro. Comincia, poi, la carriera nella stand up comedy, e presto si ritrova a collaborare per Virgin Radio con Massimo Cotto e Maurizio Faulisi e per Radio Capital con Andrea Lucatello; diventa direttrice artistica del Teatro Sociale di Canicattì e grazie alle sue doti di attrice prende parte al set de Il Commissario Montalbano, nell’episodio Un diario del ‘43.

Spirito ottimista, comico e romantico ama definirsi una persona a metà, come la musica country: ritmata e triste allo stesso tempo. La sua natura eclettica, non si nutre solo di sceneggiature, ma anche di battaglie per la difesa dei diritti della comunità Lgbt, perché sa benissimo cosa vuol dire fare i conti con gli stereotipi sulla propria omosessualità. Comicità e ironia sono infusi nel suo show Pronto, Gesù? (rappresentato al Teatro della Tosse e poi come sketch sulla sua pagina Facebook), ma la musica è stata il suo primo amore. Complice il lockdown, ha riportato alla luce tutti quei testi che aveva nel cassetto e composto un nuovo singolo: Il gioco del più forte.

Silvia La Monaca

In foto la copertina del singolo Il gioco del più forte

Uscito il 22 gennaio 2021 su tutte le piattaforme streaming, prodotto da Luca Damerini, questo brano parla dell’amore coraggioso tra due uomini, quello tra Fabrizio Colicaattore del duo comico Le Coliche, e il suo compagno Giacomo Visconti e vuole abbattere il cliché della debolezza di chi esprime apertamente i propri sentimenti.

Un omaggio al suo pubblico al tempo della pandemia, in cui tutti sono distanti, ma possono essere uniti dall’amore e dall’ironia gli stessi elementi che rendono viva Silvia.

Silvia La Monaca: raccontarsi

Parlaci delle tue passioni
«La mia prima passione è stata la musica, suonare la chitarra, l’armonica e comporre canzoni. Durante il lockdown, su suggerimento del mio amico/produttore, che mi diceva di riprendere con il canto, ho ripreso tanti di quei testi e quelle bozze che avevo scritto e ne è uscita fuori la canzone».

Come nasce Pronto, Gesù?
«Nasce nel 2014 come uno spazio di satira politica e di costume, dove faccio conversazioni con Gesù. Lui mi deve trovare la fidanzata, ma poi finiamo a parlare sempre di argomenti molto scottanti come i diritti umani, la politica e la satira».

Cosa rappresentano per te l’ironia e la comicità?
«L’ironia è un salvavita per l’essere umano. È qualcosa di cui si è dotati dalla nascita, un dono naturale e non si può acquisire. Per me è importantissimo essere autoironici e prendere con ironia quello che ci accade, che non è superficialità. La comicità è tutto. Negli anni, in base a quello che mi scrivono in privato, ho capito che la comicità cambia la giornata e le esistenze. Sapere di poter mettere a disposizione di una persona un’ora di svago con uno sketch per me è come respirare, è fondamentale».

Silvia La Monaca

In foto, Silvia La Monaca. Foto di Daniele Cruciani

Silvia La Monaca: la satira e l’Italia

Secondo te a che punto sta la satira in Italia?
«Ci sono degli artisti che apprezzo e stimo e ho la grande fortuna di conoscere, però lo spazio è veramente poco ed è estremamente controllato. La satira in questo momento non gode di buona salute, poi il Covid ha reso tutto più difficile. Il mio stand up comedian preferito è Daniele Fabbri, autore e attore professionista completo. Ci sono dei personaggi che in tv non vediamo tantissimo però fanno tantissimo. C’è un bel fermento, però io li vorrei vedere di più nella “scatola” che abbiamo in casa».

Pensi che si possa parlare di timore di fare satira?
«L’Italia è ancora abbastanza bigotta, non è avanti con la stand up comedy come lo sono l’America o l’Inghilterra. È tutto sempre politically correct. Penso che si tema molto la satira in Italia, anche se ne abbiamo avuti di belli esempi. Uno che vorrei vedere fare satira è Angelo Duro. Lui è una persona di sensibilità straordinaria ed è uno di quelli che romperebbe le ossa. Spero di vederlo in un suo programma e anche di poter dire, un giorno, le cose mie in tv. Per adesso navighiamo nel mondo dei social, dove anche se colpisci positivamente una sola persona e non la fai sentire esclusa si vince. Bisogna stimolare cerebralmente ed essere empatici nella società, queste sono le chiavi».

Cosa hai provato quando sei stata scelta per il set di Montalbano?
«Era un sogno ai tempi dell’Università, che si è realizzato. Quando mi chiamarono per il provino è stato molto emozionante. Montalbano per noi siciliani è come Sant’Agata e Santa Rosalia e poi essere diretta da Sironi, che è scomparso da un paio d’anni, è stato bello. Ho conosciuto Zingaretti, un attore di altissimo livello, signorile e molto umile, nonostante la fama. Devi essere una professionista per recitare in un set di quel tipo, per i ritmi serrati».

Il 22 gennaio è uscito Il gioco del più forte. Ce ne parli?
«Dovevo dare corpo a questa canzone e non essendo innamorata di nessuno, in quel momento ho lasciato che un amore mi ispirasse. Lorenzo e Giacomo li seguivo già, e mi ha colpito il fatto che fossero così aperti nell’esprimere il sentimento l’uno per l’altro e che il corpo contasse veramente poco. Una magia! Il gioco del più forte si riferisce alla persona nella coppia che si lascia andare e dice più sinceramente come si sente. Questa spesso è considerata come la più debole, ma in realtà è la più forte. È come essere su un’altalena tra il volersi lasciare andare e rifuggire i sentimenti. Alla fine lascio intendere che c’è un ritorno, un felice epilogo».

Quale messaggio vuoi dare con questo singolo?
«Spezzare lo stereotipo di considerare debole chi esprime i propri sentimenti».

Hai dei musicisti preferiti?
«I miei preferiti che si fondono un po’ sono: Dolly Parton, Bruce Springsteen e Keith Urban. Quella che mi influenza di più è Dolly Parton, la regina del country. Lei è una donna straordinaria, nel suo modo di scrivere e raccontare la vita».

Silvia La Monaca

Dolly Parton, 1070. Foto di Stargayzing

Se dovessi scegliere tra fare la musicista o attrice quale sceglieresti?
«Che domanda complicata! Se avessi la possibilità sceglierei di fare un film su un’artista che fa musica (ride, ndr). Un bel film sulla storia di Dolly Parton, magari interpretando lei».

Silvia La Monaca: amore e sessualità

Come donna omosessuale come percepisci la situazione in Italia in termini di tolleranza?
«Un po’ critica, abbiamo bisogno intanto di una legge sull’omobitransfobia. Ci sono molti attivisti ma le battaglie sono ancora tante da fare. Staremo bene quando avremo la tutela della legge. Ci vorrebbero molti più centri, case di accoglienza per i ragazzi ed educazione alle famiglie, perché c’è ancora tanto da lavorare. Un caso che mi ha colpita è quello di La Spezia, che ha messo gli omosessuali, tossicodipendenti e persone dedite alla prostituzione tra i soggetti a rischio per le priorità delle vaccinazioni anticovid. Terribile! C’è molta ignoranza, ma stiamo lottando e lavorando tutti».

Come vivi tu in primis e poi le persone intorno a te la tua omosessualità?
«Io la vivo serenamente. Mi sono dichiarata a 27 anni. All’inizio non era semplice, ma la voglia di essere libera ha superato ogni tipo di paura e soprattutto mi sono esposta anche per gli altri. Le persone intorno a me sono serene, hanno una grande apertura mentale. All’inizio c’era qualche perplessità, ci vuole tempo per comprendere. Con i miei spettacoli, la canzone e Pronto, Gesù? cerco di diffondere il messaggio della normalità. Il corpo è solo un involucro, ci si innamora dell’essenza. E poi la vita è un soffio e non si può perdere tempo a pensare a queste stronzate».

Cosa ne pensi dell’aggressione omofoba avvenuta il 7 febbraio a Torre del Greco, in provincia di Napoli, dove una ragazza trans è stata inseguita, buttata a terra e presa a calci?
«Oggi siamo circondati dalla violenza verso le categorie rese più deboli dalla società come le donne e gli omosessuali. Lo trovo terribile, disonesto e mi piacerebbe che questi personaggi attraverso una legge giusta venissero puniti e rieducati. Si guarda l’altro come un nemico per semplice ignoranza e per una mancanza di sensibilità, per questo nelle scuole è importante educare alla sessualità e all’empatia. Oggi è fondamentale conoscere tutte le sfaccettature della società».

Cosa ti auguri con l’approvazione al senato della legge sull’omobitransfobia?
«Ci sono tanti reati puniti per legge, ma non vuol dire che non vengano commessi, come il femminicidio. La legge, però, è sempre uno strumento di tutela, un modo per difendersi. Mi auguro che sia un deterrente e che ci pensino due volte prima di agire contro una persona».

Silvia La Monaca

In foto, Silvia La Monaca. Foto concessa da Silvia La Monaca

Gli stereotipi che ti fanno più arrabbiare sulle persone omosessuali?
«Potrei aprire un trattato. Sulle lesbiche ad esempio, quando dicono “non si vede che sei lesbica”. Perché da dove si deve vedere? Si pensa che la donna omosessuale sia mascolina o relegata alla pornografia, oppure l’uomo gay che sia sensibile ed effeminato».

Gegè cosa ne pensa di questa storia dell’omosessualità?
«Gegè è dalla mia parte chiaramente. Da anni cerca di trovarmi una fidanzata con l’aiuto di Santa Rosalia, Sant’Agata, Santa Rita. Io parlo con Gesù per far capire che la Chiesa deve modernizzarsi, perché ci sono gay credenti, che praticano e che vogliono essere accettati».

Se dovessi chiamarlo in questo momento cosa gli diresti?
«Direi a Santa Rosalia di far passare il Covid come ha fatto con la peste, perché ormai siamo esausti».

Per chi fa stand up comedy il rapporto con il pubblico è importante. Come stai vivendo l’impossibilità di esibirti?
«Una grandissima sofferenza, non vedo l’ora che finisca. Non so quanto ancora potremmo resistere. Molti colleghi hanno fatto intrattenimento anche sulle piattaforme, ma non è cosa per me. L’interazione con il pubblico per me è dal vivo».

Il primo posto dove vorrai esibirti?
«A Roma».

Progetto in cantiere?
«In questo momento il progetto è di non fare progetti. Continuerò a fare provini. Desidero tornare il prima possibile a teatro, più di qualunque altra cosa».

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Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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