Storia: nome singolare e femminile - 5. Elizabeth Cady Stanton

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Elizabeth Cady Stanton: dove sono le donne americane?

Elizabeth Cady Stanton è stata abolizionista, attivista per il suffragio femminile, organizzatrice della prima conferenza sui diritti delle donne, cofondatrice della National Woman’s Suffrage Association, autrice dell’History of Woman Suffrage. Eppure non prendiamoci in giro: nessuno di noi la conosce.

Dal 1776 in poi gli Stati Uniti giocano un ruolo fondamentale nella storia internazionale. Vero è che tutti e tutte ci ricordiamo che gli USA sono quei tredici pezzetti di terra che un bel giorno si ribellano agli inglesi e buttano un sacco di tè nel mare. I signori si erano infatti stancati di dire God save the queen e di pagare una montagna di tasse. Tra indiani trucidati, cappelli di dubbio gusto e cacce all’oro,  in poco tempo gli Stati Uniti si arricchiscono fino a diventare una grande potenza.

Elizabeth Cady Stanton

Gli Stati Uniti giocano un ruolo fondamentale nella storia internazionale, ma dove sono le donne? Foto via internet.

Spesso ricordiamo gli Stati Uniti anche come la nazione che entra nelle guerre mondiali all’ultimo, ma fa le chiappe a stelle e strisce a tutti. Del resto ogni studente o studentessa lo sa: quando gli USA entrano in guerra, per fortuna la fine è vicina. Ricordiamo gli americani anche per la paura dei comunisti sotto al letto, le simpatiche cosucce fatte in Vietnam e la democrazia cordialmente esportata in tanti Paesi.

Eppure c’è qualcosa che non torna. Dove sono le donne? Perché non esistono femmine nella storia americana? Nessuna donna ha mai fatto nulla di speciale? Ci sono solo state cucitrici di bandiere o first Lady trendy? Oh no. Ci sono state un sacco di donne fichissime che hanno pestato i piedi, protestato e gridato perché erano stanche marce di essere invisibili.

Tra queste merita di certo un po’ di attenzione Elizabeth Cady Stanton.

Elizabeth Cady Stanton: bianca, ricca e arrabbiata

Elizabeth Cady Stanton nasce il 14 novembre del 1815 a Johnstown, New York. Appartenente a una famiglia benestante e ricca, ha l’immenso privilegio di frequentare una classe maschile in cui impara latino, greco e addirittura matematica e scienze. Ai tempi non era per nulla scontato che una ragazza potesse accedere allo studio delle discipline scientifiche. Del resto è ben noto: le donne non sono sveglie come gli uomini e troppi numeri possono far surriscaldare il loro cervellino come un vecchio pc ad agosto.

Elizabeth è la settima di undici figli. Sei di questi moriranno prima di raggiungere la maggiore età. Di fronte al grande acume e alla brillante intelligenza della ragazza, si dice che un giorno il padre abbia esclamato: «Oh my daughter, I wish you were a boy! [1]». Anni dopo ci penserà Beyoncè a rispondere per le rime a questo signore.

Elizabeth Cady Stanton

Elizabeth Cady Stanton nasce il 14 novembre del 1815 a Johnstown. Le cause che ha più a cuore son l’abolizione della schiavitù e il suffragio femminile. Foto via Pinterest.

Il padre è un rinomato avvocato e ciò gioca un ruolo fondamentale per Elizabeth. Sin da giovane la ragazza si avvicina infatti al mondo delle leggi e inizia a capirne le contraddizioni e le disparità. Ben presto si accorge che le persone non vengono trattate allo stesso modo e che se nasci donna o nero/a, la vita è piuttosto complicata per te.

Per esempio a fine Ottocento una donna americana è priva di personalità giuridica, civile e politica. Ciò significa che una femmina non vota, non ha il diritto alla proprietà privata, non può stipulare contratti, fare testamento, citare in giudizio, non può sempre studiare ciò che vuole e non può svolgere tutte le professioni. Una volta sposata, una donna è considerata legalmente subordinata al marito [2]. No, nel resto del mondo le donne non se la passavano meglio.

Elizabeth capisce che serve qualcuno che alzi la voce per tutte le donne e decide così cosa avrebbe fatto nella vita.

Elizabeth Cady Stanton: le donne non possono entrare!

Nel 1840 viene organizzata a Londra la World Anti-Slavery Convention ed Elizabeth decide di partecipare. La sua posizione sulla necessità di abolire la schiavitù è netta e salda. La schiavitù è disumana e nessun essere umano ha il diritto di dichiararsi superiore a un altro. Tuttavia alle donne viene negata la possibilità di partecipare alla conferenza. Viene solamente concesso loro di seguire l’evento dal corridoio e dietro una tenda [3]. Sì, è una faccenda piuttosto imbarazzante.

L’indignazione di Elizabeth è grande, ma la ragazza non si fa di certo fermare da una tendina. Dal movimento antischiavista Elizabeth aveva imparato che i diritti umani sono inalienabili, che tutte le persone sono uguali e che nei casi peggiori bisogna lottare con le unghie e con i denti per la libertà.

Elizabeth unisce i pezzi di un gigantesco puzzle. Le donne non sono forse anche loro schiave di una società patriarcale? Non serve forse liberare anche la popolazione femminile? Elizabeth scende così in campo. Decide che se nel mondo non c’era spazio per le donne, lo avrebbe creato lei.

Elizabeth Cady Stanton:  andiamo tutte a Seneca Falls!

Il 19 e il 20 luglio 1848, Elizabeth Cady Stanton e altre femministe convocano la prima Woman’s Rights Convention presso Seneca Falls nello stato di New York. Vi partecipano 68 donne e 32 uomini.

La conferenza ha l’obiettivo di discutere le disuguaglianze che ci sono tra uomini e donne tanto nella vita privata quanto in quella pubblica. Il fine supremo a cui aspira Elizabeth Cady Stanton è il suffragio femminile. Come si può fondare una nazione sullo slogan no taxation without representation e dare il diritto di voto solo a metà nazione?

Elizabeth Cady Stanton

la prima Woman’s Rights Convention si tenne il 19 e il 20 luglio 1848 presso Seneca Falls nello stato di New York. Vi parteciparono 68 donne e 32 uomini. Foto via Internet

La Convention genera la Declaration of Sentiments, un documento che vuole completare la Dichiarazione d’Indipendenza degli USA. Jefferson e la sua squad forse erano degli sbadati: si erano infatti dimenticati di menzionare le donne! Elizabeth però non ci trova nulla da ridere. Un documento così importante non può di certo ammettere quella che per lei è un’autentica violazione dei diritti. Le donne vanno incluse ad ogni costo. A pensarci bene la storia deve essere piena di smemorati perché la stessa dimenticanza colpirà gli autori della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino in Francia. Si vede che l’alimentazione del passato era carente di Omega 3 o troppo ricca di patriarcato.

Elizabeth Cady Stanton: dateci quello che è nostro!

Elizabeth Cady Stanton punta il dito contro l’ipocrisia di una Dichiarazione che si definisce universale, ma che di fatto è rivolta solo a metà della popolazione. Le donne hanno diritti naturali e inalienabili ed è ora che ciò venga rivendicato:

Noi riteniamo per certo che le seguenti verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini e le donne sono stati creati uguali; che sono stati loro attribuiti dal Creatore certi diritti inalienabili; che tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che al fine di assicurare questi diritti sono istituiti i governi, derivanti i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Ogni qualvolta una qualche forma di governo violi questi fini, è diritto di coloro che ne soffrono di rifiutarsi di obbedirvi e di insistere per l’istituzione di un nuovo governo che si fondi su quei principi e che organizzi i suoi poteri in forma tale che siano più adatti ai fini della sicurezza e della felicità [4].

Come ogni maschio, anche una femmina ha voglia di libertà, vita, felicità. Può forse sentirsi viva una persona che per la società è invisibile? È forse libera una donna che non può nemmeno votare? Le donne pretendono a gran voce i diritti politici e civili, l’accesso a tutte le università, a tutte le professioni, alle cariche politiche.

Elizabeth grida che le donne sono uguali agli uomini. La posizione di inferiorità della donna è socialmente accettata, ma è conseguenza di una sottomissione sociale e culturale, non biologica e oggettiva [5]

In poche parole Elizabeth rivendica ciò che per le donne è un diritto, ma che secoli di patriarcato hanno tolto loro.

Elizabeth Cady Stanton: fateci votare!

La battaglia che Elizabeth porta maggiormente avanti è quella per il suffragio, ossia per l’estensione di voto alle donne. Nel 1869 fonda la National Woman Suffrage Association e negli anni ’80 si dedica alla stesura della History of Women Suffrage.

I principali bersagli di Elizabeth sono il XIV e XV emendamento della Costituzione, ossia quegli articoli che estendono il diritto di voto agli uomini afroamericani, ma non alle donne. Elizabeth lotta, protesta, scrive, viaggia, tiene conferenze, ispira generazioni di femministe.

Nel 1866 viene scritta una petizione per l’estensione del diritto di voto alle donne, ma non sortisce nessun effetto. Di lì a poco il XIV e XV emendamento verranno infatti approvati. Il suffragio universale verrà introdotto in tutti gli Stati Uniti solo nel 1920 con il XIX emendamento. Per le donne italiane, ricordiamolo, bisognerà aspettare fino al 1946.

Elizabeth Cady Stanton

Elizabeth Cady Stanton ha insegnato a generazioni di femministe l’importanza della determinazione e la necessità di lottare per i propri diritti. Foto via Pinterest.

Per tutta la sua vita Elizabeth Cady Stanton vuole che gli uomini e le donne possano divorziare alle stesse condizioni, che abbiano incarichi nelle giurie in egual modo, che la proprietà e il lavoro femminili vengano riconosciuti alla stregua di quelli maschili. Esige che i matrimoni interraziali siano legali. Pretende fino all’ultimo che le donne possano votare.

Dopo tante battaglia Elizabeth muore a New York il 26 ottobre 1902 per un’insufficienza cardiaca. Il suo più grande lascito è di certo la convinzione che tutti gli individui, donne comprese, hanno dei diritti inalienabili. Se il mondo in cui viviamo ce li nega, spetta a noi prenderceli.

 

 

Note

[1] https://elizabethcadystanton.org/mrs-stanton/life-times/

[2]  Roberta Adelaide Modugno, Elisabeth Cady Stanton. Abolizionismo e democrazia nell’Ottocento americano, Soveria Mannelli (CZ): Rubbettino, 2011, p. 18.

[3] Ivi, p. 24.

[4] Anna Rossi Doria, La libertà delle donne, Torino: Rosenberg & Sellier, 1990, pp. 91-95, in Roberta Adelaide Modugno,Elisabeth Cady Stanton. cit., p. 51.

[5] Cfr. Elda Guerra, Storia e cultura politica delle donne, cit. p. 87.

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Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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