Andy Caraway, corpi eterei e body positive in foto censurate da Instagram

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Il candore di corporature asessuate sdraiate e contorte sfavilla, come il marmo, in una dimensione asettica, mentre una luce tenue crea un’aura di classicismo. Le pieghe dei corpi conversano con quelle dell’anima e diventano il soggetto di scatti intimi, quelli realizzati da Andy Caraway.

Fotografa e videomaker nata a Genova nel 1996, dopo gli studi al Liceo artistico, frequenta la facoltà di Design a Genova e poi il Dams a Torino. Nel 2019 espone la sua prima personale Ephemeral nella Sala Dogana al Palazzo Ducale di Genova e partecipa all’esposizione collettiva Imagenation di Parigi; mentre nel 2019, prende parte alla collettiva Young and Lovely, all’ex Ospedale Psichiatrico di Genova.

Esteta appassionata di arte, design, cinema, e stand up comedy a dodici anni acquista la sua prima Reflex, che gli permetterà di dedicarsi alla sua passione più grande la fotografia.

Andy Caraway: inversione di rotta

L’empatia, insieme alle storie e alle esperienze delle persone incontrate diventano le chiavi per tradurre l’ispirazione, in scatti in cui il corpi nudi diventano soggetti esenti da tabù e simbolo di body positive.

Nel 2019 dà vita al progetto Sainte Victoire, una collezione di scatti fotografici di nudo (ancora in fase di realizzazione), che omaggia Cézanne e la ricerca dell’intima essenza della montagna francese; non a caso i soggetti sono disposti come catene montuose e colline.

Andy Caraway

Foto di Andy Caraway

In Sole nudo, invece, realizza l’impossibile: essere vicina ai suoi modelli in diverse parti del mondo, con degli scatti via Skype.

Esempio di una fotografia in divenire e che non soccombe neanche di fronte ad una pandemia, Andy ci ha parlato dei suoi corpi eterei, ognuno con le sue peculiarità e tutti degni di rispetto «indipendentemente da forma o colore», soggetti a censura da parte di Instagram perché nudi.

Andy Caraway: l’intervista

Perché il nome Andy Caraway?
«Quando mi sono iscritta a facebook, nel lontano 2010, non mi andava di usare il mio vero nome online, così ho preso il cognome da un libro letto ad undici anni (Stargirl di Jerry Spinelli) e in quel periodo avevo appena scoperto Andy Kaufman».

Nella tua bio Instagram scrivi «Voglio essere femminista». Cos’è per te il femminismo e questa visione è presente nei tuoi scatti?
«Wannabe, perché non mi sento tale completamente e probabilmente mai lo sarò. Non per mia scelta ma perché non si smette mai di imparare e migliorarsi. Per me il femminismo è parità politica, sociale ed economica tra i sessi.

Andy Caraway

Foto di Andy Caraway

Si, questo è uno degli obiettivi che mi sono posta. La body positivity è una tematica femminista e io cerco proprio di rappresentare quante più tipologie corporee possibile; ovviamente è chiaro che sia ancora un work in progress perché purtroppo non ho ancora avuto ampie collaborazioni data la difficoltà del genere fotografico di cui mi occupo».

Andy Caraway: assenza di organi

Perché scegli di non mostrare organi sessuali nei tuoi scatti?
«Ho iniziato ad approfondire la fotografia di nudo nel 2014, partendo dai principi del romanticismo, inserendo corpi in un contesto naturalistico, dove la figura umana è secondaria e fa da contorno all’immagine.

Per un motivo estetico ho inizialmente deciso di non sessualizzarli, per poi maturare un intento di sdoganare il tabù del corpo nudo.

Col tempo ho sentito la necessità di ridurre al minimo gli elementi dello sfondo, portando le figure umane in un contesto totalmente pulito ed etereo.

I corpi tornano ad essere canonicamente i soggetti, ma al tempo stesso restano sempre privi di sessualizzazione o di un’identità di genere precisa, sempre per normalizzare la figura umana nuda.

Filtrando la mia esperienza e sensibilità attraverso il mio essere donna e artista, il mio primo istinto è quello di proteggere le modelle (statisticamente sono più donne a posare per me) da una società che tende spontaneamente, purtroppo, a sessualizzarle.

Eliminando gli organi sessuali il corpo si fa soltanto materia che non è passibile di critiche e/o violenze.

Recentemente, grazie al mio percorso di consapevolezza femminista, ho ragionato su questo mio approccio.

Sto forse alimentando la tendenza culturale patriarcale che vuole censurare il potere politico del corpo femminile nudo? A questa domanda non ho ancora una risposta»

Andy Caraway: sole nudo

In Sole nudo hai realizzato anche delle foto via Skype. Com’è stato immortalare qualcosa da cellulare?
«Il Sole Nudo è il titolo di un romanzo di Isaac Asimov, la narrazione ha luogo sul pianeta Solaria, descritto così:

I solariani sono educati dalla nascita a evitare il contatto umano, e vivono in immense proprietà da soli o al massimo con il coniuge, che comunque vedono durante la giornata solo per alcuni minuti dove il rapporto è limitato a brevi conversazioni. Qualsiasi rapporto fisico è considerato non solo sgradevole dai solariani, ma persino ripugnante. La comunicazione viene effettuata soltanto attraverso trasmissioni olografiche.

Andy Caraway

Foto di Andy Caraway

Le opere sono state scattate in diversi luoghi del mondo, mentre io ero in Italia al pc, via Skype. Con questa serie volevo portare una riflessione sui mezzi che stiamo utilizzando in questo periodo storico per restare in contatto, ma anche sulla nostra immagine online».

Andy Caraway: fotografia e privacy

Cosa rappresenta per te la fotografia?
«Mi sento molto una pittrice mancata: al di là della carenza di doti particolarmente brillanti, la pittura è una tecnica che è difficilmente immediata, a differenza della fotografia.

Considerato che, se non vedo il risultato nel giro di pochi minuti reputo il mio lavoro un fallimento, la fotografia riesce ad appagare questa mia necessità.

Per me rappresenta sia il cogliere un istante imprevisto, sia qualcosa di calcolato e premeditato, come può essere la realizzazione di un quadro».

Andy Caraway

Foto di Andy Caraway

Come hai reagito quando instagram ha attivato le sue policy restrittive sui tuoi contenuti?
«Disappointed but surprised. Me lo aspettavo ma comunque non nego di esserci stata molto male».

Pensi che gli utenti possano essere intimiditi nel vedere dei corpi nudi?
«L’identità politica di un corpo nudo e il senso di potere e controllo che ne deriva, può sì mettere a disagio un utente, ma di questo disagio cosa se ne fa?

Questo senso di intimidazione nasce, forse, dalla voglia di controllo ma non poterlo esercitare direttamente, la frustrazione aumenta e di conseguenza anche la censura».

Prossimo progetto?
«Proseguire la serie di Sainte Victoire e magari terminarla per esporla da qualche parte. Ma, ora come ora, mi basterebbe anche solo tornare un’oretta in studio e fare qualsiasi scatto conoscendo nuove persone».

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Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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