Andy de Calzadilla è l'anello di congiunzione dei due mondi

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L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.
Le città invisibili, Italo Calvino

Andy de Calzadilla ha messo in atto sin da bambino quel gesto umano che deriva dal trattenere. Su un piccolo blocco iniziò a trattenere ciò che gli occhi vedevano e ciò che la mente guardava. Gli viene proposto di fare il test d’ingresso per la Casa della Cultura. «Yo pintaba por una vocación muy personal, por el mero disfrute de aplicar color y crear formas con el lápiz, y no había pensado en dedicarme al arte». Vocazione personale, per il solo piacere di mettere materia e creare.

Andy de Calzadilla

La Mano, 2020, Acrílico sobre cartulina, 90 x 55 cm

Andy de Calzadilla: l’arte di trattenere

Ho provato su The Book Advisor ad associare alle sue opere pittoriche quelle della letteratura. Andy, che lo voglia o no, comunica con l’arte e tramite l’arte. Arte che per Andy non può in alcun modo essere classificata, generalizzata. Anzi, è un artista che ammette enormi mancanze.

Es cierto que el internet y los nuevos medios han globalizado la experiencia del arte en el sentido de que es posible
estar al día con la producción más reciente y la histórica, pero también no ha dejado de ser cierto que la pintura, por ejemplo, debe ser experimentada “en vivo”. Yo no he tenido esa suerte de ver un original de Leonardo, Hopper o Currin. Entonces, mi
vivencia del arte contemporáneo es desde la falta de tales experiencias, por un lado, y la situación cubana por el otro.

Trattenére v. tr. [comp. di tra- e tenere] (coniug. come tenere). 4.a. Tenere una cosa ferma in un luogo (nel senso di non farla procedere). b. Tenere per sé, cioè non dare, non restituire.

Andy de Calzadilla

Después de la Excursión a la Filosofía de Hopper, Pastel de acuarela sobre papel, 30 x 23 cm

In questo senso Andy de Calzadilla trattiene nel suo concetto di arte anche le esperienze che non ha potuto vivere, come quella en vivo di Hopper o Leonardo, suoi maestri di luci e forme.

L’arte contemporanea, l’arte di oggi, è per lui anche assenza di quelle esperienze che si è tramutata in pensiero trattenuto.

Andy de Calzadilla: restituzione

Andy restituisce l’esperienza dell’assenza con opere che colmano i nostri vuoti dell’ en vivo e ci fanno sentire parte attiva di un progetto di decodifica di un’esperienza.

Grazie al nostro linguaggio per ognuno diverso, abbiamo la possibilità di leggere nelle sue opere ciò che ci appartiene, che ci lega ad un’esperienza, non importa quale.

Il nodo centrale è proprio in quell’istinto, magari: ci rivedo molto Hopper, sai? Anche Picasso con i suoi periodi. Tipo quello blu!

Andy de Calzadilla: oltre la materia

Una delle domande che ho posto all’artista è stata:

“«In Francia c’è un vecchio detto, “stupido come un pittore”. Il pittore veniva considerato stupido, mentre il poeta e lo scrittore erano ritenuti molto intelligenti. Volevo essere intelligente. Dovevo avere l’idea di inventare. Non vale nulla essere un altro Cézanne. Nel mio periodo visivo c’è un po’ di quella stupidità del pittore. Tutto il mio lavoro nel periodo precedente al Nudo era pittura visiva. Poi pervenni all’idea. Considerai la formulazione derivante dall’idea come un modo per sfuggire alle influenze esterne».

Queste sono le parole di Duchamp. Joseph Kosuth gli da il merito di aver mutato «la natura dell’arte da una questione di morfologia a una questione di funzione. Questo mutamento dall’“apparenza” alla “concezione” – segnò l’inizio dell’arte “moderna” e l’inizio dell’arte “concettuale”».

Cosa pensi del tuo processo mentale che si riversa su tela?”

A questa domanda Andy ha risposto partendo dall’analisi del preconcetto della parola: non tutti i pittori sono stupidi, come non tutti i poeti e gli scrittori sono intelligenti.

Andy de Calzadilla

Vestido de ocasión, 2021, Pastel de acuarela sobre papel, 30 x 23 cm

Dunque, nel detto francese, non è possibile trovare la radice della verità; bensì sarebbe più idoneo instillare il seme del dubbio e della critica.

La parola, per Andy, assume la supremazia sulle immagini, una questione di potere. L’associazione della parola con l’immagine più aulica ne esce trionfante.

Andy de Calzadilla

Después del trabajo, 2020, Pastel de acuarela y acrílico sobre cartulina, 90 x 55 cm

Aggiunge, successivamente: «La frase pintura visual es un sin sentido, ¿qué pintura no es visual? Entiéndase que estoy separando a la pintura de otros medios de expresión que se ejecutan en dos dimensiones como algunos collages. La pintura, su método y objeto que es la imagen en dos dimensiones, es necesariamente visual».

Ovvero, non ha senso parlare di periodo visivo perché, del resto, quale pittura non è visiva? Seppur di due dimensioni, l’immagine è visiva.

Altrimenti è necessario parlare di altro tipo di arte, quella che prevede come mezzo di comunicazione anche la parola. Esiste, c’è, è possibile. Ogni artista che sceglie questa via la cammina a modo proprio, dunque ogni impronta sarà diversa dalle altre.

Andy de Calzadilla: no puedes escapar

Con Andy mettiamo in atto una critica ragionata sul pensiero di Duchamp, in due punti diversi del mondo. Io in Italia, lui a Cuba.

No puedes escapar a las influencias externas, porque estas desde la experiencia individual, nunca son ajenas.

Non possiamo sfuggire alle esperienze esterne perché queste sono parte dell’esperienza individuale e viceversa, non alieni. Andy può andare oltre ben oltre però. Può arrivare a discutere di memoria retroattiva. Per arrivare lì parte dalle parole di Kosuth che non sono altro che l’antico problema fra forma e contenuto, apparenza e concezione. Possiamo ridere di una barzelletta e possono spiegarci il significato della stessa. Non sarà più divertente, dopo, ma rideremmo lo stesso.

Andy de Calzadilla: produrre bellezza

Byung-Chul Han, nel saggio La salvezza del bello, ragiona su come sia avvenuta la perdita progressiva dell’esperienza estetica nell’era del digitale. Attualmente, il bello viene ideato, prodotto e destinato al consumo.

Andy mi cita Duchamp: El arte tiene la bonita costumbre de echar a perder todas las teorías artísticas. Siamo umani, cresciamo e cambiamo e con noi l’arte e il modo di fare arte. Il bello attualmente ha la necessità, si potrebbe dire, di essere prodotto e consumato: la bellezza segue, ad oggi, l’evoluzione del bisogno umano.

Il bello diventa dunque il fulcro di ogni nostro desiderio, di ciò che bramiamo. Qualcosa di irraggiungibile proprio perché limitata al desiderio. Abbiamo bisogno di concretizzare il pensiero del bello e allora gli diamo la forma di ciò che desideriamo.

Andy de Calzadilla

Piernas, 2019, Acrílico sobre impresión, fotográfica en lienzo, 150 x 100 cm

Andy de Calzadilla: miti

Lo stesso filosofo afferma che “la retina digitale trasforma il mondo in uno schermo di immagini e di controllo” e in questa dimensione non è più possibile provare stupore. “L’ordine digitale celebra un nuovo ideale, quello dell’uomo senza carattere, della levigatezza dell’individuo“: la comprensione dell’altro da sé viene a mancare.

Ancora una volta Andy mi stupisce. Platone si era già preoccupato molto tempo prima di questa questione. La sovrabbondanza di stimoli causa la perdita dello stupore, così come l’assenza stessa di essi.

Aggiunge: «La falta de comprensión del otro desde uno mismo es también constitutivo a lo humano, por eso es que existe el arte, porque el arte trata de aportar a la comprensión del fenómeno de la otredad, es decir, de ser en sociedad».

La mancanza di comprensione dell’altro da sé è insita nell’essere umano ed è anche grazie a questo che esiste l’arte, perché l’arte cerca di decodificare e rendere comprensibile il fenomeno, pur osservandolo da fuori.

Andy de Calzadilla

El espejo, 2019, Pastel sobre impresión fotográfica en lienzo, 120 x 95 cm

Andy de Calzadilla: lo specchio dell’introspezione

L’incontro con il nostro Io davanti lo specchio. Un classico dell’arte, potremmo dire. O forse, più esattamente, un classico bisogno umano che si tinge, ogni volta, di una consapevolezza diversa.

Se possiamo rappresentare l’incontro con noi stessi, possiamo rappresentare anche i sogni? Per Andy non è possibile rappresentare letteralmente il sogno, ma solo l’immagine che abbiamo costruito del ricordo del sogno.

Nel mondo dell’arte, colui che forse si è più avvicinato a questa poesia materiale è Magritte. L’interesse si pone nei confronti della condizione umana, come riportano molte sue opere.

Il Surreliasmo è più vicina alla rappresentazione della condizione umana più di qualunque altra corrente, pur non avendo un quadro completo dell’inconscio e del lavoro di Freud.

L’irrequietezza delle opere di Magritte, secondo Andy de Calzadilla, è l’irrequietezza degli oggetti, un movimento dal quale siamo affascinati ma dal quale rifuggiamo. Andy parla di extraño familiar e a me non può che tornare alla mente il Das Unheimliche

Andy de Calzadilla: materiale per riflettere

Con Andy l’intervista è andata ben oltre questo. Lunga e intensa, distrugge completamente il proverbio francese e le parole di Duchamp.

Proporvi un artista che ci attiva i sensi è per me un modo di comunicare un bisogno di riflessione comune sul tema dell’arte. L’arte è il nostro specchio, è nata con noi e dunque è forse l’archetipo più antico che esista, il fare arte. 

Non importa quanto possiate o possano ritenersi bravi e validi, ma l’arte è la forma umana di libertà, uno strumento in grado di comunicare un messaggio anche senza l’uso della parola. Ci permette di parlare restando muti. 

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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