Luciano Garbati: dalla Medusa commovente al Vacuo generatore

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Luciano Garbati racconta un senso di felicità precaria, che dura poco, il tempo necessario di assistere al passaggio dall’argilla pura e fredda a volumi sinuosi. Questi sono frutto del groviglio dell’ispirazione, districato con esperienze di vita personali, sogni, letture. Scultore italo-argentino di 48 anni nato e cresciuto a Buenos Aires, sin dall’infanzia ha nel cuore l’Italia.

Le origini paterne (Carrara) lo condurranno per ben due volte nel nostro Paese: la prima a sette anni e la seconda a undici. Durante i viaggi a Montecatini Terme, Lucca, Pisa, San Miniato, Venezia, Firenze e Roma, rimangono indelebili i ricordi degli spostamenti in camion con lo zio per trasportare il marmo e la visione della Pietà di Michelangelo a pochi decimetri osservata con il nonno Armando. Attimi permanenti avvolti da profumi e da un dolce sapore di gelato al cioccolato e limone.

Luciano Garbati

Lo scultore Luciano Garbati. Foto di Mariana Quartaruolo.

Medusa, simbolo del #MeToo realizzata dallo scultore Luciano Garbati

L’arte e il desiderio di conoscenza guidano il temperamento appassionato e anarchico di Luciano Garbati. Dopo l’Accademia di belle arti a Buenos Aires e un corso di specializzazione a Roma, consegue la laurea all’Università delle arti a Buenos Aires. Innamorato di Michelangelo e dell’intero manierismo, di Bernini e del barocco italiano, tra gli artisti che ammira ci sono anche Louise Bourgeois e Berlinde De Bruyckere, che lo aiutano a sviluppare le sue visioni artistiche scisse tra classicismo e vocazione contemporanea.

Tra le sue sculture in argilla spicca Medusa, realizzata nel 2008 ed entrata poi a far parte nel 2018 del progetto MWTH (Medusa With The Head). La copia della scultura  è stata collocata per volere di Luciano a ridosso del New York County Criminal Court (fino al 31 aprile), in quanto luogo piccolo e significativo, dove si trova una citazione di Thomas Jefferson sull’eguaglianza degli uomini. Successivamente in quel tribunale sarebbe stato processato Harvey WeinsteinLa statua, ancor prima della sua collocazione a New York, è diventata simbolo del movimento #MeToo, per la diffusione virale della sua immagine sui social.

Luciano Garbati

Medusa

Il mito e la prospettiva ribaltata dello scultore Luciano Garbati

La scultura è una rivisitazione del mito, che narra la vicenda della fanciulla Medusa violentata da Poseidone sull’altare di Atena e trasformata dalla dea stessa in mostro mitologico, capace di pietrificare chi osa guardarla. Solo Perseo riuscirà a decapitala, mostrando la sua testa ai nemici come arma.

L’opera dello scultore Luciano Garbati, ribalta la prospettiva. La Gorgone da vittima a carnefice ha uno guardo fermo e intenso e, senza alcun gesto di vittoria. Tiene la testa di Perseo decapitata in una mano e una spada nell’altra. La statua in bronzo, alta due metri, ha destato commenti di approvazione ma anche molte critiche. Dalla mancanza di peli pubici, alla visione “addomesticata” che non turba, alla realizzazione di una figura bellissima e perfetta realizzata da un uomo, fino alla matrice della vendetta che non si confà al #MeToo.

Oggi, a distanza di un anno da quei commenti indignati, Luciano Garbati ci ha spiegato la sua visione dell’arte e di Medusa, risposto alle critiche e presentato il work in progress della sua nuova opera Vacuo.

 Luciano Garbati e l’amore per l’arte Italiana

Perché per il progetto MWTH hai scelto proprio Medusa per la rivisitazione del mito?
«Il mito di Medusa è attuale e ne sono stato sempre affascinato, forse per aver ammirato sin da piccolo le opere del Cellini e del Caravaggio, che ho avuto la fortuna di apprezzare dal vivo. Dal fascino ho poi interiorizzato l’evoluzione e i significati del mito con delle letture e la scoperta di altre opere di cui Medusa era protagonista.

Il fatto che nel mito lo sguardo avesse un’importanza tanto cruciale, veicolo della maledizione, mi ha accattivato particolarmente, perché ho sempre avuto un interesse speciale per lo sguardo. Il mio nome nasconde quello di Lucia e mio nonno Armando. Lui era oculista e mi piaceva giocare con alcuni suoi strumenti».

Luciano Garbati

Un dettaglio di Medusa

A distanza di un anno cosa ne pensi del fatto che l’opera sia stata connessa al movimento #MeToo?
«L’opera ha sempre una sua indipendenza. Una volta realizzata ed esposta non si ha alcun controllo sulle interpretazioni che può suscitare. Se un’opera assume un valore simbolico in un contesto determinato, evidentemente ha qualche grado di efficacia, altrimenti ciò non accadrebbe e questo è senz’altro qualcosa di positivo. Un’opera senza alcuna efficacia non è che un oggetto esanime.

Se Medusa serve in qualunque modo ad un movimento come il #MeToo io non posso che esserne fiero. Altro discorso è quando le critiche si fanno partendo dalla base che l’opera sia stata fatta come un omaggio al #MeToo. Quello è un errore grossolano. Basta informarsi e capire che nel 2008, quand’è stata fatta, il Metoo non esisteva nemmeno».

L’opera ha ricevuto diverse critiche: il fatto che sia stata realizzata da un uomo e che il corpo di Medusa sia di bell’aspetto. Poi definita da Elle: “addomesticata , che compiace e non turba lo sguardo”. Cosa ti senti di rispondere a queste critiche?
«Come prima risposta direi: “eppur commuove”. Cioè, indipendentemente da alcuni aspetti che sono certamente criticabili, l’opera commuove ed è quello il valore che a me interessa. In secondo luogo cosa c’entra che sia stata fatta da un uomo? Il valore che ha oggi, gli è stato conferito al di là dell’autore.

Il corpo è di bell’ aspetto, perché è una decisione a cui ho diritto e per ultimo, credo che l’arte non debba per forza turbare. Le pitture nere del Goya turbano senz’altro, ma i dipinti del Vermeer? La lista di opere d’arte eccelse, che hanno lasciato un segno e un’impronta nella cultura occidentale senza turbare sarebbe senz’altro lunghissima.

“Addomesticata”? A mio avviso, la rivista Elle ha come obbiettivo addomesticare. C’è chi la difende e chi l’attacca, ma la mia Medusa continua a far discutere, come potrebbe essere addomesticata?».

Perché hai deciso di rappresentare l’uomo che ha ucciso Medusa e non quello che ha abusato di lei?
«Due motivi. Intanto in riferimento al mito in cui Perseo ha, effettivamente, ucciso Medusa. E poi soprattutto perché volevo far cogliere il senso di tutto il percorso tragico del personaggio. Se uccidi Poseidone quel percorso non esiste».

Vogliamo dare una risposta a quelli che recriminano la mancanza di peli pubblici sulla statua?
«A dire il vero no, però se dovessi darne una direi che il problema con il pelo pubico ce l’hanno loro. È una decisione che prendo, perché preferisco che non ci sia un’interruzione visuale nel passaggio dalla pancia alla zona pubica. Faccio lo stesso nelle figure maschili».

La nuova opera di Luciano Garbati Vacuo, in cui vuoto e genesi coesistono

In questo momento sei impegnato con Vacuo. Parlaci di questa nuova scultura.
«Fonicamente riporta a Bacco (in spagnolo è più palese), ma si riferisce al vuoto. È un’opera che ha alcuni anni e l’ho ripresa per portarla alla dimensione che desideravo, anche se non ho ancora il materiale che vorrei. È una scultura ad impronta barocca, infatti la posizione del corpo rimanda un po’ al San Matteo del Rusconi. Me ne sono accorto molto tempo dopo averla realizzata. Non faccio un paragone, per carità! La maestria di quegli artisti secondo me è assolutamente irraggiungibile.

Preferisco non “raccontarla”, perché un’opera ha sempre una componente inconscia e un’ambiguità interpretativa ed è come un balcone da cui affacciarsi al mistero. Vacuo incarna il vuoto come suggerimento e domanda. La testa è un grappolo senza precisioni, riferimento all’esuberanza generativa. Ha uno sguardo rivolto verso il vuoto e il gesto della mano, diventa magari un invito (convito, baccanale). L’interno del vaso che regge è volutamente sferico e coglie l’attenzione nello stesso modo in cui lo fa uno sguardo, è come un occhio. Il panno su cui si appoggia ha anch’esso una doppia lettura di liquido che fuoriesce dal vaso. Il corpo è un pretesto per un valore generativo, nel suo rapporto col vuoto».

Luciano Garbati

Vacuo

I social secondo te rappresentano uno strumento valido per diffondere la propria arte?
«Assolutamente sì. È un altro discorso che poi l’esperienza dal vivo abbia altri effetti. Le opere della maggior parte degli artisti che ammiro le ho conosciute attraverso le fotografie nei libri o in riviste specializzate. I social sono un’estensione di quella possibilità di un primo approccio visivo».

Ci sono due elementi che si ripetono nelle tue opere: occhi e delle forme ovoidali simili a grappoli d’uva. Qual è il loro significato?
«Sono partito dai globi oculari per arrivare a quelle forme più indefinite che possono riportare a diversi elementi: semi, frutti, testicoli, mammelle. Tutte forme associabili all’atto di generare, ognuna con connotazioni particolari. Lo sguardo è una delle forme in cui si esprime un sapere a cavallo tra il conscio e l’inconscio ed è uno dei luoghi possibili per l’empatia».

Luciano Garbati

Angoscia

Prossimo progetto? 
«Finire Vacuo e riuscire ad avere un ambiente produttivo conforme alle mie necessità. Quello è il progetto più importante (e più difficile) che voglio realizzare».

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Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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