Pino Maniaci e Telejato, l'assoluzione per estorsione e la condanna per diffamazione

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«Estorsione e diffamazione», queste le accuse che pesavano, dal 2016, come una spada di Damocle sul capo e sulla carriera di Pino Maniaci, giornalista ed ex direttore di Telejato, emittente televisiva di Partinico, che lo scorso 8 aprile è stato assolto dall’accusa di estorsione di 300 euro più iva al 22% ai danni del sindaco di Borghetto e dell’ex sindaco di Partinico ed anche dalla richiesta di 2000 euro all’assessore di Borghetto per l’acquisto di magliette con il logo della sua emittente.  Se da un lato, però, c’è  stata l’assoluzione piena per estorsione ed il respingimento della richiesta di condanna a 11 anni e mezzo di carcere, dall’altro lato è arrivata la condanna ad 1 anno e 5 mesi in primo grado per diffamazione.

Pino Maniaci: le battaglie con Telejato ed il Cerchio magico

La vicenda di Pino Maniaci ex direttore di Telejato, che da i 100 eroi mondiali dell’informazione era diventato un estorsore, ha fatto molto discutere, tanto da essere oggetto di attenzione anche della CNN.

Quello che però non può essere trascurato è il lavoro e le battaglie combattute insieme a Telejato contro la mafia e la criminalità organizzata: dalle proteste sulla distilleria Bertolino, alla demolizione delle stalle abusive di Valguarnera, fino all’inchiesta del cosiddetto Cerchio magico della ex giudice Silvana Saguto, sulla gestione illecita dei beni confiscati alla mafia (che ha portato la condanna dell’ex giudice a 8 anni e sei mesi). Proprio la famosa inchiesta sui beni sequestrati, sarebbe stata la causa, secondo Pino Maniaci, dell’accanimento nei suoi confronti: nel servizio de Le Iene del 2019 vengono mandate in onda le intercettazioni in cui Silvana Saguto afferma: «Quello che non capisco è per quale ragione ancora nessuno si muove contro questo s*****o di Telejato».

Dopo essere stato investito da quella, che lui stesso ha definito una gogna mediatica, con divergenze di opinioni tra chi lo considera innocente e chi antieroe, Pino Maniaci ci ha parlato del suo lavoro, di Telejato e dei suoi sentimenti in merito all’assoluzione.

Pino Manici: dalla carriera giornalistica alle minacce

Perché ha deciso di diventare un giornalista?
«Per culo! Ho avuto sempre la passione per la televisione per l’informazione, ma nella vita ho fatto tanto altro. Sono stato liceale del classico, mi sono iscritto in medicina e poi ho abbandonato perché mi piacevano tante altre cose invece di studiare. Poi per un periodo ho fatto l’imprenditore edile e nel 1999 ho rilevato la televisione Telejato. Da lì è iniziata questa informazione che qualcuno definisce antimafia, controcorrente io la definisco informazione normale che dovrebbero fare tutti».

Durante la sua carriera ha ricevuto molteplici minacce e attentati mafiosi. Non ha mai pensato “chi me lo ha fatto fare?”
«Ho avuto una reazione opposta, cioè più mi minacciavano e mi prendevano a legnate più invece ero convinto e andavo avanti. Le mie provocazioni erano “non me ne fotte un cazzo”. Mi bruciate la macchina? Ne ricompro un’altra o meglio la cittadinanza me ne regalava un’altra. E così andavo avanti, anche se c’era il timore, ma non gliela davamo vinta».

pino maniaci

Pino Maniaci. Foto da Pinterest.

Nel 2016 Reporter senza frontiere nota Ong che si occupa di libertà di stampa la inserisce tra i 100 eroi mondiali dell’informazione per poi condannarlo alla damnatio memoriae dopo lo scandalo.
«Non è stato per questo. C’è stato un altro giornalista italiano inserito in questa lista che ha comunicato a Reporter senza frontiere che quella gogna che mi avevano buttato addosso era per il 90% verità. Spero molto presto di fare il nome e cognome di colleghi che non solo si sono divertiti, ma che non aspettavano altro. Guarda che l’invidia è una brutta bestia».

La Ong la inseriva tra gli eroi, lei come si definirebbe?
«Un giornalista dalla schiena dritta, come diceva Pippo Fava e come dicevano tanti giornalisti che ci hanno lasciato la pelle per fare il proprio dovere».

Cosa pensa della giustizia italiana?
«Non si possono demolire le istituzioni, perché altrimenti non c’è speranza. Il problema, però, è che all’interno della magistratura ci sono delle mele marce, ci sono magistrati che usano il loro potere per vendetta e altri che usano il potere per scopi personali e per tante altre cose. In questo strapotere vanno messi dei paletti: non si può uscire fuori dal seminato e un magistrato non si può permettere di violare la legge e rimanere impunito. È stato acclarato che ci sono dei grossi errori fatti dalla magistratura, allora bisogna prendere dei provvedimenti. Chi sbaglia paga. Non capisco perché rimangono impuniti e, fino a quando lo saranno potranno fare quello che vogliono. E allora non siamo più in un’Italia democratica».

Pino Maniaci: l’indagine mediatica che ha investito Telejato

Si è parlato di indagine mediatica lei come la definirebbe?
«Ho avuto tre mila trasmissioni addosso, dirette Sky ne hanno parlato in tutto il mondo anche la CNN. Questa è un’indagine per ammazzare uno ed educarne 100. Il problema del giornalismo in Italia è che devono imparare a leccare il culo. È normale che alcuni giornalisti, devono essere strettamente di sinistra altrimenti non vengono neanche assunti? Noi abbiamo i giornali di sinistra e di destra e l’informazione televisiva politicizzata; poi ci lamentiamo che siamo al 76 esimo posto nella libertà di informazione dopo il Burkina Faso. Allora c’è qualcosa che non va. Io continuo ad avere fiducia nella magistratura. Ci sono giudici corretti a Palermo e non cadiamo nell’errore di fare di tutta l’erba un fascio».

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Pino Maniaci nella redazione di Telejato. Foto da Telejato.

 

Le dà più fastidio che in questa vicenda si siano basati anche su questioni strettamente personali (come ha dichiarato a Fanpage nel 2016) o che è stato definito un estorsore?
«A prescindere dalle questioni personali, che non erano nemmeno pubblicabili e quindi hanno commesso un reato; perché in quel privato non c’eranessuna ipotesi di reato, mi ha dato fastidio tutto, perché in tempi non sospetti a gennaio negli incontri che facevo in tutta Italia per parlare nelle scuole e nelle Università quando mi dicevano: “Scusi qual è il suo cache?” io non ho mai preso una lira, non ho mai voluto essere pagato. Ho rinunciato a decine di migliaia di euro e poi andavo a farmi fregare per 50 euro e 300 euro?».

Ha definito le intercettazioni «Merda da gettare su Maniaci per i suoi prossimi e futuri impegni», sempre Fanpage. Quali erano questi impegni?
«Sono stato fermato e bloccato, perché avevo già anticipato che finita l’inchiesta sulle misure di prevenzione eravamo pronti per attaccare un altro pezzo del Tribunale di Palermo che era la sezione fallimentare e quindi mi hanno voluto bloccare perché come qualcuno ha detto io gli buttavo a terra tutto il Palazzo di Giustizia di Palermo e tutta la loro credibilità. Quindi è diventato urgente fermarmi a qualsiasi costo».

Pino Maniaci: bavaglio

È possibile imbavagliare Pino Maniaci e Telejato?
«No, nella maniera più assoluta. Siamo pronti con l’inchiesta sulla Fallimentare e su una che stiamo facendo sulla mala sanità, sulla Covid sanità».
In tutta questa vicenda c’è qualcuno a cui sente di chiedere scusa?
«No, rifarei tutto da capo».

Anche l’inchiesta su Silvana Saguto?
«Soprattutto. La sentenza di Caltanissetta non fa altro che avvalorare tutto quello che abbiamo detto».

pino maniaci

Pino Maniaci, foto da internet

«Ma abbiamo motivo di credere che il castello di carta creato crollerà giù appena soffierà il vento della verità». Si legge nel pezzo di Telejato del 9 dicembre. Cos’è per lei la verità?
«Quella che ognuno di noi ha dentro».

Come ha reagito Telejato nel frattempo a tutta questa vicenda?
«Ha subìto l’onta/onda e ha resistito all’urto. Perché l’obiettivo era chiudere Telejato».

Il ricordo più bello che ha dell’emittente?
«Ce ne sono tantissimi: dalle battaglie vinte, la demolizione delle stalle dei mafiosi dove sono stato sulla pala meccanica e dare il primo colpo per demolire queste stalle che rappresentavano il simbolo mafioso sulla città, alla chiusura della distilleria Bertolino la più grande d’Europa chiusa per 4 anni. Tutte queste battaglie sono state cancellate con un colpo di spugna in un attimo. Tutto cancellato, sminuito, sono fango perché ho usato Telejato per il mio tornaconto personale. Io cammino con una macchina di 300 euro, Telejato è piena di debiti e non mi sono mai arricchito e specialmente il Covid ci ha distrutto».

Cosa ha provato dopo l’assoluzione per estorsione?
«Molta amarezza per la procura di Palermo».

 

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Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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