Catcalling: l'altra faccia di uno strumento di potere

0

Nel corso di questa settimana abbiamo voluto portare l’attenzione di chi ci legge su un tema importante, il catcalling, troppo spesso liquidato come insignificante. Abbiamo raccontato il catcalling attraverso le nostre testimonianze.  Fotografie, video, illustrazioni. Vi abbiamo chiesto come vi siete sentite; abbiamo condiviso con voi i nostri stati d’animo, le nostre esperienze, le nostre riflessioni.

C’è un punto che, però, non è stato ancora toccato: l’altra faccia della medaglia. Qualcosa che può sembrare ridicolo, ai limiti del verosimile. Il desiderio di subirlo, questo tipo di molestia. Di sentirsi parte di qualcosa anziché sentirsi escluse, non conformi, troppo grasse. Insomma, troppo poco attraenti perché qualcuno possa provare l’impulso di parlarci per strada, toccarci senza permesso a una festa.

Menzionare questo tipo di sentimento è importante, perché può essere un’occasione per riflettere più a fondo su quanto l’esercizio di potere possa essere contorto, su quali processi psicologici e reazioni involontarie possa innescare.

catcalling

La campagna #perduefischi di Parte del Discorso è nata per sensibilizzare contro il catcalling.

Il catcalling: uno strumento di potere

Il catcalling è una molestia, lo abbiamo ribadito. Ma oltre ad essere una molestia, è un vero e proprio strumento di potere. Lo è nel momento in cui fa propria la visione stereotipata dei corpi: così ribadisce che chi detta la legge è l’occhio dell’uomo.

L’uomo che per strada decide se sei o meno degna di attenzione, non lo fa rivolgendosi a te come donna, ma a te come corpo. Quel corpo diventa oggetto e non più soggetto. Diventa espressione di un potere esercitato con il consenso di una società che assoggetta ogni persona a canoni estetici predefiniti.

«Dovresti esserne onorata, almeno qualcuno ti dice che sei bona».

Ecco che una donna non desidera un complimento perché lo riconosce tale. Lo desidera perché vive in una società che le insegna dal primo giorno che il suo corpo non è valido, ma viene validato. Da chi? Da chi su quel suo corpo può esprimere potere. 

Questo è il motivo per cui un corpo non è mai solo un corpo e il catcalling non è solo una molestia ma espressione di potere. Proprio per questo però non abbiamo voluto che la nostra riflessione si fermasse qui, ma che diventasse il famoso microfono da passare. Questo microfono lo lasciamo oggi, chiudendo la campagna #perduefischi, nelle mani di Melissa. 

Il catcalling: la testimonianza di Melissa

catcalling

Melissa Lombardi racconta cosa significa ricevere catcalling per una donna dal corpo non conforme.

Molte persone ancora oggi definiscono le molestie verbali dei complimenti, un modo di approcciarsi alle donne utile, consono, educato. Perché si è sempre fatto così. Perché semplicemente, nonostante non funzioni nel 99% dei casi, questo è il metodo più corretto per dimostrare il proprio interesse.

Ciò che spesso viene detto dagli uomini che attuano questo comportamento è: «Ti ho solo fatto un complimento e te la prendi!». Ma c’è una svolta, come un aggiornamento che viene rivolto soprattutto alle donne grasse. «Dovresti esserne onorata, almeno qualcuno ti dice che sei bona». Vi sembra ancora un complimento, se lo consideravate tale?

Questo diventa un gioco di potere che non muove solamente le pedine riguardanti il machismo, ma anche le pedine che riguardano la grassofobia. 

Uno dei motivi per cui molti anni fa consideravo le molestie verbali come complimenti è proprio questo. Dovevo sentirmi onorata che qualcuno apprezzasse i miei lineamenti e la mia corporatura assolutamente non conforme, non adatta, disadattata. Hanno iniziato a feticizzare il nostro corpo e a premere sui sensi di colpa, sulla solitudine che molte persone provano nei confronti delle proprie forme.

Il catcalling è un vero e proprio strumento di potere. Lo è in quanto riesce a manipolare la visione stereotipata dei corpi.

Le molestie verbali non hanno nulla a che vedere, in verità, con il corpo di una donna o con le sue forme, con i suoi vestiti. Hanno a che fare con un gioco di potere malato. Da questa idea si inizia a pensare che una donna grassa dovrebbe mostrarsi felice di fronte un fischio, una strombazzata.

Ma la verità è che ci fate sentire solamente più in pericolo.

Uno sguardo sugli sguardi

Gli sguardi che le persone grasse ricevono sono quasi sempre di giudizio, di pregiudizio, di stereotipo e di odio. La strada non è un gran posto sicuro. È un costrutto interamente ideato per gli uomini dagli uomini. Nel momento stesso della costruzione delle vie, delle fermate di metro e pullman, non c’erano anche donne come rappresentanti, ma solo uomini. Uomini magri volendo, anche.

Diametralmente opposta a quanto detto fino ad adesso, c’è una linea di pensiero che ritiene che le molestie vengano rivolte solamente a un certo tipo di donna. Parafrasato: una donna magra. Eppure in ventidue anni ho ricevuto moltissime molestie verbali, strombazzate, fischi, commenti non desiderati.

E mentre parlo con amiche e conoscenti vedo quanto il mio corpo sia sessualizzato tanto quanto il loro. Solo che il mio è anche feticizzato.

Melissa Lombardi

About author

Redazione

Redazione

Attualità, cultura e confronto. Parte del discorso vuole rappresentare ogni lettore e renderlo partecipe al dibattito.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi