Pregiudizi e stereotipi a colazione: se a pensar male non si fa peccato

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Pregiudizi e stereotipi per colazione. Inimicandomi qualche lettore posso dire che servono, in alcuni casi. Esperienza personale e no, non vi aspettate una riflessione scaturita da incontri inopportuni con altre razze.

Il nostro cervello ama vivere di associazioni e i commenti che abbiamo ascoltato in questi giorni ne sono la prova. Dall’omosessualità contro natura all’immigrato che ruba il lavoro. Sempre gli stessi, non cambiano mai.

Guardate cosa succede a chi, come me, è spesso vittima di catcalling. Non fidarti degli uomini, è notte, stai rientrando a casa, prendi le chiavi così puoi difenderti con quelle, forse. Grazie a pregiudizi e stereotipi in moltissimi casi riusciamo ad annusare l’odore di pericolo e a scamparlo.

La rabbia favorisce lo stereotipo e il pregiudizio senza dubbio, al punto che ieri sera ci sono caduta anche io. O forse no, devo ancora rifletterci. Però vorrei raccontarvi questa storia per dimostrare che non servono neri e zingari e leghisti urlatori per avere paura.

Pregiudizi

Pregiudizi e stereotipi a colazione. Ma anche a pranzo e cena. Possono essere elementi favorevoli in una dieta emotiva bilanciata. Foto da Internet

Pregiudizi: c’era una volta

L’esperienza inizia circa due anni fa, se non erro. Rientravo dalla passeggiata con Crosta e vedo un piccolissimo cane in mezzo la strada. Chiedo, nessuno sa di chi sia. La solita lingua ingoiata dei paesi (stereotipo, pregiudizio o realtà?).

Chiamo i vigili. Nessuna risposta. Vado dalla forestale, mi è stata indicata quella. Niente, tutto chiuso. Luci accese ma nessuno risponde.

Cocciuta e incazzata, vado dai carabinieri. Entro col cane in braccio. Racconto l’accaduto. Mi viene detto sgarbatamente che non è affar loro, che devo andare a casa, che non si può perdere tempo con un cane. Sono carabinieri, mica volontari.

Io non ho pregiudizi razziali, e penso di non avere pregiudizi di colore, né pregiudizi di casta, né pregiudizi, credo. Anzi, lo so. Posso sopportare qualsiasi società. Tutto ciò che m’importa sapere di un uomo è che sia un essere umano – ciò è abbastanza per me; non potrebbe essere niente di peggio.

– Mark Twain

Pregiudizi

Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame. Ogni mattina in Africa, come sorge il sole, non importa che tu sia leone o gazzella, l’importante è che cominci a correre. Proverbio africano. In foto, Gazzella, illustrazione. Foto da Internet.

Pregiudizi: la lezione della Polizia di Stato

Papà, ex capo scorta della Polizia, mi ha sempre detto che le forze dell’ordine, in una situazione di pericolo, sono costrette ad intervenire. Anche se c’è la partita e se stanno mangiando la pizza. E ricordo con precisione:

Se hai bisogno dell’ambulanza chiama la polizia e chiedi a loro a papà, perché se chiamano loro stai sicura che arrivano prima.

In ogni occasione in cui ho avuto bisogno dei soccorsi – dalla donna incosciente a terra circondata da uomini che guardavano, al senza tetto con la gamba in cancrena, al mio caso personale di ieri – ho chiamato polizia e carabinieri. E i soccorsi hanno sempre impiegato pochi minuti.

Qui, dove mi sono trasferita, posso andare all’ospedale, dalla forestale, dai carabinieri e dai vigili persino a piedi.

Tornando al cane. Mi impunto. Comunico i miei dati e che è un mio diritto essere aiutata da loro se nessun altro servizio è disponibile e che, qualora dovessi cedere a lasciare il cane in strada sotto il consiglio del carabiniere, lo pretendo messo per iscritto e firmato.

No un attimo, ma io che faccio signorì, ma non è compito mio chiamare qualcuno.

Pregiudizi: la scorciatoia mentale

Non particolarmente alto, un cartone di pizza davanti, la TV accesa, un leggero sovrappeso intuibile dalla divisa stretta sulla pancia. L’accento campano.

Eccolo qui il pregiudizio o lo stereotipo: carabiniere svogliato napoletano. Così, sapendo, senza prove scientifiche, come sarebbe finita, non mi arrendo. Insisto. Deve chiamare la ASL perché è sabato e non arrivano prima delle 3 ore da Guidonia. Che io, per strada col cane, non ci sto. Perché nel weekend la ASL ti dice questo, che devi stare lì in mezzo alla strada in attesa, dalle 3 ore in poi.

Cede. Dopo più di un’ora cede. Chiama il veterinario che si lamenta. Guarda che se poi arrivo il cane finisce in canile eh. Meglio in canile che morto.

Sono le 23 di sabato sera. Sono entrata dai carabinieri alle 20.30

Pregiudizi: più duri a morire

Finisce che il carabiniere si scusa. Dice che non ce l’ha con me, che le risposte scontrose e inappropriate sono perché “ci chiamano per le cose più stupide, sa”. Gli ricordo che è un reato non prestare soccorso, che da tempo si lavora anche per inasprire le pene.

Eh lo so, lei ha ragione signorì. 

Il giorno dopo il cane viene recuperato dai proprietari. Tutto questo perché sprovvisto di chip. Quelli si perdono il cane per strada senza chip ma quella che sbaglia ad andare dai carabinieri sono io. Mi sembra giusto.

Pregiudizi: vera e propria barzelletta

Quindici giorni fa circa faccio con fierezza il mio primo esposto alla polizia locale e all’ufficio di igiene perché il proprietario del terreno davanti casa non solo non taglia l’erba che mi entra in terrazza, ma non capisce che il problema non sono io che vengo da Roma.

La cosa mi ha resa incredula. Come se la mia provenienza fosse il problema. Come se, il fatto di essere donna, ti consenta di raccontarmi dell’amico che mette l’ortica sul pene perché vuole durare di più con le prostitute thailandesi. Come se essere donna mi renda inevitabilmente più stupida e impreparata. E se ve lo state chiedendo, si, sono cose realmente accadute.

Il problema è che se non vuoi cedere la terra a terzi per tenerla in uno stato dignitoso e a norma di legge, te ne devi occupare.

Dai topi morti alle serpi alle vespe e inevitabilmente le zecche. Sono allergica alle graminacee. Sono solo graminacee qui. Vi lascio immaginare.

Ieri, tornata a casa alle 18.30, vedo un furgoncino bianco. Sento il rumore, cerco le chiavi di casa: stanno tagliando l’erba, io inizio a soffocare.

Prendo il ventolin, mi accerto che sia tutto chiuso, nessun messaggio del proprietario al quale, per due anni, ho chiesto di avvisarmi così da andare via per due giorni e non rischiare di morire.

Chiamo i carabinieri. Non per sport, ma perché un finanziere in questi giorni mi ha detto: manda l’esposto ai carabinieri. Digli che nonostante tutte le pratiche, nessuno si è attivato.

Indovinate chi risponde alla chiamata. Il carabiniere del cartone di pizza. La telefonata è stata umiliante, ve lo assicuro. Devo chiamare i vigili dice lui. Ma i vigili rispondono ad orari precisi, alle 18 già non rispondono più, di lunedì. Lui insiste, dice che ho il numero sbagliato, che per un po’ di starnuti non è un problema.

Che non è affar suo.

Pregiudizi

Qui mi sono detta, Ylenia non mollare. Nel mentre arriva un attacco di panico, inaspettato. Sentivo sotto la pelle quella sensazione da qualche giorno ma non era questo il momento adatto, non dovevo perdere lucidità. Foto da Internet

Pregiudizi: la scorciatoia mentale pt. 2

Nuova scorciatoia attivata. A brutto muso dico: forse non ci siamo capiti. Ho avvisato i vigili, l’ufficio di igiene e gli organi competenti. È tutto scritto. Quindi ora restate solo voi e glielo dico, io non respiro. Se lei non interviene dovete mandarmi l’ambulanza, perché all’ospedale non me lo fanno il cortisone se ci vado da sola.

Eh vabbè signora facciamo una cosa dai, dai, le mando una volante eh, così si calma. Poi se vuole mi chiama e le mando pure l’ambulanza eh.

Qui mi sono detta, Ylenia non mollare. Nel mentre arriva un attacco di panico, inaspettato. Sentivo sotto la pelle quella sensazione da qualche giorno ma non era questo il momento adatto, non dovevo perdere lucidità.

Se non avessi avuto il pregiudizio o quello stereotipo a guidarmi, avrei mollato.

Ricordo che giravo per casa, mi spostavo la felpa dal collo e stringevo il ventolin. Non ricordo cosa ho detto al mio compagno, non ricordo cosa ho detto al carabiniere che è entrato in casa. Sono ancora in una bolla, la tosse, senza forze.

Senza stereotipo o pregiudizio avrei chiesto scusa e mi sarei messa in un angolino. Invece mi sono attaccata con forza alle parole di mio papà, al ricordo col quale sono cresciuta della divisa e del ruolo che ricopre.

Sono una brutta persona per aver lasciato che la mia reazione venisse guidata da pregiudizi e stereotipi? Può darsi. Grazie a questi, però, sono riuscita a mostrare cosa succede al mio corpo quando sono a contatto con le graminacee tagliate dopo la fioritura, dopo un anno dall’ultima volta.

Avevo espressamente chiesto di far portar via al proprietario l’erba tagliata rimasta sotto la mia finestra, perché sono chiusa in casa da ieri e non posso far nulla.

L’erba è ancora qui fuori. Io sto ancora male, ma ci abbiamo provato.

Questo pezzo non vuole screditare nessuno, bensì far riflettere su queste nostre scorciatoie mentali talvolta utili. Ma soprattutto serve a ricordare alle donne che chiedere aiuto è un vostro diritto. E che se non c’è alcun intervento immediato e venite prese sottogamba, chiamerete nuovamente e vi farete mandare i soccorsi perché quelli di prima, quelli con la divisa, non vi hanno creduto e vi hanno derise.

Grazie papà per aver contribuito a farmi capire come funziona il mondo.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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