Le donne di Giusy Sciacca in "Virità, femminile singolare plurale: un libro che parla tutto al femminile"

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Un caleidoscopio di figure femminili dai riflessi cangianti: sono quelle del libro Virità femminile singolare plurale (Kalos edizioni), appartenenti a epoche lontane e perse in evanescenti ricordi che ritornano alla vita, ognuna con la sua voce e la sua verità grazie alla scrittrice di racconti e testi teatrali Giusy Sciacca. Il titolo dell’opera narrativa racchiude l’essenza di un termine del dialetto siciliano, con la stessa valenza sia al singolare che al plurale (a virità/i virità= verità), che in questo libro Giusy trasmuta da semplice lemma a singole voci e cori di donne tutte siciliane, unite dal filo della sorellanza.

Il libro Virità è un omaggio ad una terra femmina, la Sicilia, e alle sue sante, dee, regnanti, eretiche, peccatrici, innovatrici, rivoluzionarie, letterate e artiste di culture e lingue diverse che, sorrette al coraggio non indietreggiano di fronte ai pericoli e proseguono il cammino sempre consapevoli delle loro scelte, nel bene e nel male.

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L’autrice del libro Giusy Sciacca. Foto di Marcello Bianca.

Santa Lucia, Aretusa, Peppa la Cannoniera, Costanza II di Sicilia, sono solo alcune delle donne citate nel libro dal carattere tenace e controcorrente, qualità insite anche nella scrittrice nata nel ’78 a Lentini, insieme a un animo inquieto, incontentabile e amante delle sfide, come quella di far convivere la professione di controllora del traffico aereo con quella di scrittrice in armonia. 

Ad accomunare due facce della medesima vita la metafora del viaggio e del volo, simbolo di ricerca e libertà, che si riversano nella narrazione. Innamorata della musica, del teatro, della lettura e della scrittura, Giusy, tra una spola a Roma e una a Siracusa, ama sempre ricongiungersi alla sua terra, con cui ha un legame viscerale e dove trascorre intere giornate a guardare il mare.

Facciamo un viaggio insieme alla scrittrice e sorvoliamo l’essenza di un percorso durato due anni. Una ricerca dei battiti femminili di una terra florida, che dal passato risuonano al presente senza filtri, dalle potenti pagine di Virità.

Il libro Virità femminile singolare plurale di Giusy Sciacca: genesi

Perché hai scelto Virità come titolo?

«Virità è un termine in dialetto siciliano, descritto subito dopo nel sottotitolo: è femminile singolare plurale. Nulla di più chiaro ed evocativo al tempo stesso. Tutto il volume ruota attorno al concetto di verità, spesso parziale e molteplice alla pirandelliana maniera. Esiste quella singolare di ogni protagonista e plurale del coro di tutte le donne, unite dal filo della sorellanza attraverso il tempo e i contesti socio-culturali. Le mie donne sono tutte di nascita siciliana. Per questo le ho omaggiate, e ho omaggiato la mia Isola, con una parola in siciliano che può essere facilmente compresa anche da chi siciliano non è».

Com’è nata l’idea di questo libro?

«L’idea nasce dopo aver scritto un pezzo per il teatro. Si trattava di un monologo di Peppa la Cannoniera per un’attrice catanese. Mi resi conto che la voce funzionava, ma avevo bisogno di più spazio per aggiungere informazioni preziose. Ecco qui che dalla scrittura drammaturgica si passa alla narrazione (più estesa) in prima persona. Dopo il primo esperimento ho proseguito con le altre».

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Copertina del libro Virità femminile singolare plurale.

È stato difficile passare attraverso le epoche e lingue diverse?

«È stato sfidante e avvincente. Mi sono appassionata, perché tuffarsi in contesti completamente diversi mi ha fatto viaggiare. L’unico modo per attraversarle pienamente era conoscerle. Questo è stato possibile solo dopo aver studiato bene ogni periodo».

A chi è rivolto il libro Virità, femminile singolare plurale?

«A tutti. Sarebbe scontato dire alle donne solo perché è un libro che parla tutto al femminile. Tuttavia, sono sicura che può essere un libro anche per gli uomini per almeno due motivi: per ricordare loro alcuni esempi di donne con le quali hanno condiviso il percorso lungo la storia e poi, perché l’essenza femminile non alberga solo nel corpo di una donna. Sono convinta che, leggendo i racconti, molti uomini potrebbero ritrovarsi in stati d’animo, emozioni, turbamenti che non appartengono solo alle donne».

Il libro Virità: le donne della cultura siciliana

Ognuna ha una voce diversa, cosa le accomuna?

«Le voci dovevano essere diverse per il rispetto dovuto proprio agli stessi personaggi, che dovevano essere credibili. Per questo ognuna si esprime in base al suo tempo e ai mezzi culturali e linguistici che avrebbero potuto appartenerle. Ciò che le accomuna, invece, è la consapevolezza, la coerenza della loro voce. È per questo che Santa Lucia può stare accanto a Peppa la Cannoniera, Costanza d’Aragona vicino alla Vecchia dell’Aceto o ancora a Damarete di Agrigento. Gli esempi di donne diametralmente opposte sono veramente tanti».

Parlare di queste donne del passato ha richiesto un approfondimento di fonti non indifferente. Come hai eseguito la ricerca?

«Nel tempo. La storia della Sicilia e quella delle donne mi hanno sempre affascinata e credo di aver iniziato a leggere e documentarmi durante i primi anni universitari. Poi ho proseguito la ricerca attraverso archivi, biblioteche e uffici anagrafe tra la Sicilia e Napoli. Nei casi che interessano il Regno delle Due Sicilie, infatti, moltissimi documenti sono conservati in Campania. L’ultimo anno e mezzo è stato quello più complicato per la ricerca, perché non potevo recarmi personalmente a sfogliare le fonti. Sono stata aiutata a distanza da responsabili di biblioteche, uffici e perfino sindaci!».

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In foto, l’autrice Giusy Sciacca. Un animo inquieto, incontentabile e amante delle sfide. Foto di Marcello Bianca.

Possiamo dire che questo libro in un certo senso confuta anche delle false verità e credenze affibbiate alle donne di quelle epoche? (Un esempio è Aretusa, che si crede sia vissuta felice con Alfeo e, in realtà, sogna la libertà).

«In maniera anche irriverente, riscrivendo il mito di Aretusa o umanizzando i pensieri di Santa Lucia, le ho spogliate di titoli e ruoli. È quello che volevo realizzare: metterle a nudo davanti al lettore per dire la loro virità. E questa non può che essere dirompente. Tuttavia, le virità che racconto non nascono con un intento confutatore. Le protagoniste non sottraggono verità, ma ne aggiungono, queste si moltiplicano pur rimanendo valide».

Il libro Virità: tra affinità e femminismo

Qual è la storia che hai trovato affine al tuo essere o che ti ha colpito particolarmente?

«La vicenda di Santa Lucia mi ha sempre affascinata. Raccontarla attraverso la mia lettura della sua storia mi ha emozionata e nel suo desiderio del ritorno mi sono ritrovata».

Nel libro affronti anche il rapporto tra madre e figlia con il mito di Proserpina. Da madre, con quali sensazioni hai raccontato questa storia dal destino amaro e pervasa dal senso della mancanza?

«Demetra e Kore sono la dualità stessa della donna matura e della giovane donna innocente, della madre premurosa e della figlia curiosa del mondo. Mi sono soffermata a lungo sullo stato d’animo di Demetra, che nel corso del mio racconto attraversa tutta una sequenza di stati d’animo. Infine, ho raccontato Demetra con la consapevolezza di una madre di oggi. Tutte le madri sono Demetra ad affrontare le tentazioni della conoscenza, che seducono le figlie adolescenti. Con consapevolezza, anche qui».

Tutto il volume ruota attorno al concetto di verità. Esiste quella singolare di ogni protagonista e plurale del coro di tutte le donne, unite dal filo della sorellanza attraverso il tempo e i contesti socio-culturali

Il tuo é un libro femminista? 

«È femminista nel senso contemporaneo del termine. Le mie verità rivendicano libertà di scelta e soprattutto rispetto. Il femminismo del nuovo millennio comporta modalità di comunicazione differenti. Il femminismo degli anni Sessanta e Settanta doveva essere aggressivo. Oggi lo stesso movimento raccoglie una serie di istanze in nome del rispetto della persona, uomo o donna che sia. E’ per questo che si parla di femminismo intersezionale, diffuso».

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Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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