Quella risata proibita: il novizio Adso e l'ancella Difred

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Il bello di leggere due libri apparentemente diversi a breve distanza di tempo è riuscire a farvi dei collegamenti. A me è successo leggendo Il Nome della Rosa di Umberto Eco e Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Pur essendo due romanzi tanto diversi, uno storico e l’altro distopico, in entrambi la risata ha un ruolo importante. Tanto nel Medioevo di Eco che nel futuro di Atwood, la risata viene proibita. Proibita in quanto pericolosa e sovversiva, in quanto minaccia all’ordine prestabilito.

La capacità dissacrante e destabilizzante della risata spicca per la sua pericolosità. I protagonisti di entrambi i romanzi ce ne rivelano il potere e le possibilità. Sia Adso che Difred si scontrano con un sistema che non ammette riserve né ritorsioni, che si basa su un rigido impianto di regole incontestabili. Un sistema apparentemente solido, eppure così fragile che basta una risata a farlo crollare.

La risata proibita: il novizio Adso

Il Nome della Rosa è un vero e proprio capolavoro, superfluo dirlo. Questo romanzo storico è un compendio di storiografia, filosofia medievale, teologia, semiotica: stimola la fantasia e lascia esterrefatti. Qui seguiamo il novizio francescano Adso, che indaga i delitti di un’abbazia nel nord Italia assieme al suo maestro Guglielmo da Baskerville.

Le varie morti avvengono per nascondere un manoscritto, copia della Commedia di Aristotele. Per impedire che la voce autorevole del filosofo legittimizzi la risata come strumento di conoscenza. Per fermare l’effetto che la risata avrebbe sulla fede e sulle leggi.

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Foto dal film Il Nome della Rosa (1986), artwork di Cristina Iorno.

L’interdizione della risata dall’abbazia è opera del venerabile Jorge da Burgos. Adso assiste al confronto tra Guglielmo e Jorge sulla liceità stessa della risata, dove vengono chiamati in causa santi, filosofi, autori latini. Per Jorge, la risata riporta l’uomo alla condizione irrazionale dell’animale. Ridere è peccaminoso, non porta nulla di buono. Persino nei Vangeli è lampante che Cristo non abbia mai riso.

Il riso distoglie, per alcuni istanti, il villano dalla paura. Ma la legge si impone attraverso la paura, il cui nome vero è timor di Dio. E da questo libro potrebbe partire la scintilla luciferina che appiccherebbe al mondo intero un nuovo incendio: e il riso si disegnerebbe come l’arte nuova, ignota persino a Prometeo, per annullare la paura. Al villano che ride, in quel momento, non importa di morire […]. E da questo libro potrebbe nascere la nuova e distruttiva aspirazione a distruggere la morte attraverso l’affrancamento della paura.
Il Nome della Rosa, p. 478.

Invece Guglielmo si ispira al fondatore del suo ordine, Francesco, che amava farsi chiamare giullare di Dio. Il maestro di Adso sottolinea ripetutamente la funzione edificante ed educativa della risata, con numerosi e validi argomenti. Ma anche quando i suoi crimini vengono svelati, Jorge, nella sua presunzione, distrugge il manoscritto. La risata non può né deve cancellare la paura della morte, cambiando il mondo conosciuto.

La risata proibita: l’ancella Difred

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Foto dalla serie tv The Handmaid’s Tale (2017), artwork di Cristina Iorno.

Difred è la protagonista del romanzo distopico di Margaret Atwood. Lo spazio in cui si muove è quello della Repubblica di Gilead, una dittatura teocratica nata dalle ceneri degli USA dopo un colpo di stato. A Gilead le donne sono prive di ogni diritto, e vengono asservite al solo fine procreativo. Le donne non possono leggere, studiare, lavorare né possedere alcun bene. Possono essere mogli, ancelle, serve, ma mai detenere il potere decisionale, che è prerogativa degli uomini.

Per riparare al drastico calo delle nascite, le donne fertili vengono assegnate alle famiglie senza figli. Lì prendono il nome del capofamiglia, da cui verranno periodicamente stuprate per dare un figlio alla società. L’aborto, la contraccezione, l’opposizione non sono contemplati. Ogni donna è ridotta al mero stato di contenitore, svuotata di ogni sentimento o valore all’infuori della fertilità, della sottomissione.

A Gilead, ovviamente, le donne non possono ridere. La risata è segno di opposizione, di rilassatezza morale, di perversione. Eppure Difred non riesce trattenere la forza prorompente della risata, dopo una partita proibita a Scarabeo con il suo capofamiglia Fred.

Mi alzo in piedi, al buio, comincio a sbottonarmi il vestito. Poi sento qualcosa dentro il mio corpo. Qualcosa si è rotto, si è spezzato, mi ha lasciato una spaccatura in faccia attraverso la quale sta per prorompere un suono. Senza preavviso: non stavo pensando a niente di particolare. Se lascerò che il suono esca nell’aria si trasformerà in una risata, troppo forte, troppo grande, la sentiranno, ci saranno passi, ordini frettolosi, forse un giudizio: emozione inadeguata alla circostanza. Deliri interni, li chiamavano. Un ago, una pillola. Potrebbe essermi fatale.
Il Racconto dell’Ancella.

Difred scoppierebbe a ridere come un vulcano in eruzione. L’idea che un uomo con tanto potere debba fare giochi simili per soddisfare il proprio ego la diverte troppo. Ma dovrà trattenere la sua risata, se non vuole essere scoperta e punita. Perché poche cose come la risata hanno il potere di mettere in discussione l’autorità, persino quella di Gilead.

Mi premo la bocca con entrambe le mani, come se stessi per vomitare, cado sulle ginocchia, la risata mi sobbolle in gola come lava. Mi porto strisciando fino a dentro l’armadio, tiro su le ginocchia. Soffocherò. Le costole mi dolgono per lo sforzo di trattenermi, ho scotimenti, sussulti sismici, vulcanici. Scoppierò. […] Soffoco le risate nelle pieghe del mantello appeso, stringo gli occhi pieni di lacrime.
Ivi.

La risata: un mondo sottosopra

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Miniatura comica da un bestiario medievale. Foto da internet, artwork di Cristina Iorno.

La ricerca di Adso e Guglielmo avviene in un contesto che ammetteva la risata solo in determinate circostanze. Il suo potere di rovesciare il mondo era temuto tanto che essa veniva relegata a spazi ristretti, come alcune miniature dei manoscritti, o a momenti circoscritti, come la festa dei folli. In un’epoca come il Medioevo, l’idea di un mondo sottosopra era in grado di affascinare e sconcertare al tempo stesso.

Il riso libera il villano dalla paura del diavolo, perché nella festa degli stolti anche il diavolo appare povero e stolto, dunque controllabile. […] La prudenza dei nostri padri ha fatto la sua scelta: se il riso è il diletto della plebe, la licenza della plebe venga tenuta a freno e umiliata, e intimorita con la severità.
Il Nome della Rosa, p. 478.

Ridere dei propri nemici, dei propri oppressori li neutralizza, toglie loro forza e autorità. Ne sa qualcosa Atwood quando scrive Il Racconto dell’Ancella. Parlando con studenti e studentesse, aveva scoperto che, mentre le donne hanno paura degli uomini per il male fisico che potrebbero ricevere da loro, gli uomini temono che le donne ridano di loro. [3] Questo perché la risata smonta ogni pretesa di superiorità, attacca l’ego, ferisce l’autostima che  è solo apparenza.

Se nella cultura patriarcale l’uomo deve apparire autorevole e sicuro, basta una risata femminile a minare tale facciata. L’ancella Difred, mentre soffoca la sua risata per Fred, ha ormai perso ogni tipo di timore nei confronti del suo capofamiglia. Grazie a quell’esplosione vulcanica di riso, non guarderà più il suo nemico nello stesso modo.

Scoprendo il potere sovversivo della risata, Difred e Adso, nel loro piccolo, capovolgono i loro mondi e gettano le basi per una futura rivoluzione.

Bibliografia

[1] Eco, Umberto, Il Nome della Rosa, Milano, Bompiani, 1980.

[2] Atwood, Margaret, Il Racconto dell’Ancella, trad. Camillo Pennati, Milano, Ponte alle Grazie, 2004.

[3] «Men are afraid that women will laugh at them. Women are afraid that men will kill them.» Atwood, Margaret, Writing the Male Character, “Second Worlds: Selected Critical Prose, 1960-1982, 1983.

About author

Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

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