Sonia Ziccardi: «Non mi vergogno della sofferenza, Spoglia è poesia sentita»

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Sonia Ziccardi, che ha collaborato in passato con Parte del discorso, è prima di tutto una musicista jazz. Come si evince dal titolo, la sua poesia non nasce dal caso, bensì da esperienze che, non lo escludo, l’hanno portata a dare forma al profondo legame che ha con la musica e con le parole.

Pur non avendo avuto il piacere di sentire la carta scivolare fra le dita, Spoglia è stata una lettura di cui ho potuto godere due volte. La prima, con la foga di ritrovare Sonia in quelle parole; la seconda, con la calma di chi passeggia senza aspettarsi nulla.

Tu
donna fugace,
pronta al dissolvimento etereo,
languido nella forma, gelido nell’aria.
affonda come neve sui loro corpi
e brucia le loro ceneri

Il viaggio dentro Spoglia è un viaggio lento, un paesaggio che richiede attenzione. Per me è stato un viaggio difficile, una lettura cominciata e finita più volte, cercando di non tralasciare nulla. Come dice Gabriele Romagnoli, però, il bagaglio a mano deve pesare massimo 5 chili. Devo fare una cernita di quello che devo riportare da questo viaggio.

Sonia Ziccardi: It looks good but it really isn’t

Traducibile con non è tutto oro quello che luccica, ho trovato questa illustrazione di Rukmunal Hakim adatta al racconto di queste poesie. Ho fatto alcune domande a Sonia Ziccardi per cercare di andare oltre la consueta lettura e ho assistito all’esplosione sorda di chi non prova vergogna della sua sofferenza.

Sonia Ziccardi

It looks good but it really isn’t è il titolo dell’opera di Rukmunal Hakim. Proverbio indonesiano. Foto da internet

Il bisogno di positività per affrontare la vita ci ha spinti a dimenticare cosa significhi avere a che fare con il concetto di sofferenza. Il primo approccio al testo è stato un approccio annoiato, causa la lettura su schermo. La seconda lettura, per me obbligata, è stata quella decisiva. Con i tempi giusti, senza divorare nulla. Assecondare il ritmo scandito dalle parole non è stato facile, sono scesa a patti con me stessa: scavati dentro, ho detto. Lasciati scavare.

A nudo

Nuda
spoglia delle mie verità,
coperta di menzogna,
mi trascino con forza
mentre il terreno
dipinge il mio corpo
di un colore bruno,
come rocce all’ombra,
e vago tra i confini della falsità
che tinte più non possiede.

Il destino mi conduce
in un cielo buio,
in cui le stelle
si confondono con la notte.

E taccio, senza luce.

 

Versi sentiti, bagaglio di esperienze personali messe nero su bianco senza assumere la forma di un diario nel quale vomitare. Sono invece uno specchio al quale rivolgere i propri pensieri per smettere di averne paura. La paura bisogna farsela amica, in qualche modo.

Sonia Ziccardi

4th Day of Every Week, illustrazione di Rukmunal Hakim.

Sonia Ziccardi: ridotti all’osso

Colpita dall’assenza di superfluo. I suoi versi sono diretti, constatazioni di fatti che il lettore riesce a disegnare, se ne possono tracciare i contorni. Sonia concorda: questi versi sono spogli, liberi da costrutti sociali, da patine obbligate.

L’unica cosa di cui Sonia non si spoglia è l’integrità morale. Il suo recente percorso le ha permesso di guardarsi allo specchio e di mostrare le ferite senza perdere il rispetto per se stessa.

L’esempio perfetto per la cura del giardino interiore. 

Rotta

Rotta.
Strana parola.
È il participio passato del verbo rompere
al femminile.

E vuol dire anche via, strada.
Un giusto percorso da seguire.

Poi, accostata ad altre parole
dà vita ad espressioni di tutt’altro significato.

Ma il primo menzionato è quello che mi si addice.
Rotta.
Sono rotta.

E, attenzione! Non ho usato nessun pronome personale!
Non ho detto: “Mi sono rotta.”
Ma: “Sono rotta.”
Spezzata, frantumata

Sonia Ziccardi: per trovare ciò che crediamo perso

La mole di elementi negativi nei quali ci imbattiamo e che spesso ci seppelliscono, possono essere rivalutati tramite un altro punto di vista. Utilizzare una chiave di lettura positiva non significa ridurre all’osso la sofferenza, bensì permettere alla sofferenza di poter dar vita a un seme colorato, vivo.

Sono mesi che lavoro a queste parole, nel tentativo di tirar fuori il più possibile, di riempire questo foglio bianco perché è necessario. Mi accorgo solo ora che sarebbe stato più opportuno prendere come esempio il lavoro di Carver e quello di Sonia: aggiungere per togliere materia, e toglierla come vogliamo noi.

 

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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