Storia: nome singolare e femminile – 12. Grazia Deledda

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Grazia Deledda: un Nobel silenzioso

Grazia Deledda è solo un nome in tanti libri di letteratura. Eppure ha scritto molto e ha addirittura vinto il Nobel per la letteratura. Qual è il problema?

Spesso si considera la letteratura come un’attività prettamente femminile. È infatti ben noto che le emozioni sono presenti solo ed esclusivamente nella popolazione femminile. Eppure se prendiamo un libro di scuola notiamo che la maggior parte degli scrittori sono uomini. Come giustifichiamo questo dato di fatto? Forse le donne sono meno intelligenti degli uomini? Fanno più errori di ortografia? Non hanno i pollici opponibili? Non hanno tempo di scrivere tra una poppata e l’altra?

Le ragioni sono diverse. In primo luogo, le donne hanno avuto accesso all’istruzione più tardi rispetto agli uomini. Le ragazze per molto tempo non hanno frequentato le scuole e quando lo facevano, i loro percorsi di studio erano diversi da quelli dei coetanei maschi. In poche parole: una persona ignorante non può scrivere qualcosa di decente. No, i libri dei politici non sono scritti da loro stessi.

Inoltre, le donne in letteratura sono scarsamente rappresentate. Esistono grandi scrittrici che spesso vengono relegate in capitoletti dai tristi nomi come donne e letteratura o simili. Nasciamo in un mondo maschilista e quindi siamo automaticamente portate e portati a pensare che le donne scrivano solo romanzetti d’amore e che i fichi siano solo gli uomini.

E se invece considerassimo la scrittura come un’attività svincolata dal sesso?

Grazia Deledda: ricca ma sfigata

Grazie Deledda nasce a Nuoro il 28 settembre 1871 in una numerosa famiglia di proprietari terrieri.

Frequenta le scuole fino alla quarta elementare, per poi proseguire gli studi con un precettore privato. In Sardegna (e non solo) le ragazze non frequentano le scuole superiori. Del resto non serve andare a scuola tanto tempo per pulire, rammendare e scodellare bambini. La storia è costellata di goffi tentativi di mantenere le donne sceme.

Grazia Deledda

Grazia Deledda si allena a scrivere e a sopportare tutte le grandi fortune che la vita le ha donato. Foto via internet

La formazione letteraria di Grazia Deledda è completamente da autodidatta. Nessuno sano di mente si sarebbe infatti mai sognato di riempire la debole testa di una femmina di Dante, Petrarca e dei loro amichetti stramboidi.

Quando Deledda è ancora giovane, la sua famiglia viene colpita da una serie di sfighe che avrebbero fatto impallidire anche Verga e le sue navi piene di legumi. Il padre muore nel 1892 e poco dopo lo segue la sorella Vincenza. Il fratello Santus abbandona gli studi medici a Cagliari e diventa un alcolizzato. Nel frattempo, la famiglia va incontro a un disastro finanziario accelerato dal fratello Andrea [1].

In poco tempo Deledda si ritrova povera e con la famiglia a pezzi.

Grazia Deledda: una donna che scrive?!

In questo mare di sfighe, Grazia Deledda decide che da grande avrebbe fatto la scrittrice. In generale, va detto, il lavoro di scrittrice non è mai stato uno dei più apprezzati. Nessuna mamma ha mai esultato di fronte a un figlio aspirante scrittore. Non è meglio fare l’ingegnere o il dottore?

A Nuoro la faccenda è ancora più tosta. È infatti impensabile che una donna possa cercare la realizzazione nella sfera pubblica e non esaurirsi in quella privata. Donna schiava stira e lava è sempre un evergreen. Basti pensare che ad un certo punto un simpaticissimo prete dice che «farebbe bene a pregare chi invece si diletta nello scrivere per i giornali storie scostumate! [2]».

Evidentemente le frecciatine dei preti non hanno una grande presa su Grazia Deledda, perché la ragazza non molla e nel 1886 pubblica la sua prima novella.

Grazia Deledda

Grazia Deledda riceve il Nobel per la letteratura del 1926. Foto via internet.

Tuttavia il successo in Sardegna stenta ad arrivare. Deledda si trasferisce così a Roma, ma anche in questo caso il riconoscimento non è immediato. Inizialmente Deledda non viene apprezzata perché è considerata incolta, rozza, autodidatta, selvatica. Una donna che scrive poi, lascia sempre perplessi. Sarà abbastanza brava? Riuscirà mai ad essere almeno come un uomo? Non dovrebbe pensare ad altro?

Eppure la scrittrice non si lascia intimorire, continua a scrivere e ad un certo punto il mondo si accorge di lei. Nel 1903 pubblica Elias Portulu, il romanzo che la rende definitivamente famosa e apprezzata. Seguiranno poi Cenere, L’edera, Sino al confine, Colombi e sparvieri, Canne al vento, L’incendio nell’oliveto, Il Dio dei venti. Il successo è finalmente arrivato.

Nel 1927 arriva il premio Nobel per la letteratura [3]: Grazia Deledda ce l’ha fatta.

Grazia Deledda: gli scarti umani

Ciò che caratterizza la narrativa di Deledda è un intenso e quasi spasmodico desiderio di vita vera. Di fronte a un mondo violento e ferino, l’autrice parla della necessità di pietà e compassione verso gli emarginati e i reietti. Importanti sono anche i concetti di peccato, colpa, espiazione perché diciamolo: non si scampa dalla cultura cattolica.

Deledda posa così lo sguardo sulla condizione umana e di fronte a tanta incertezza e fragilità, porta avanti la necessità di rapporti umani positivi e caritatevoli. Succede così che gli scritti dell’autrice si popolano di oppressi, ultimi, reietti, scarti della società. E se dobbiamo parlare di scarti della storia, non possiamo che parlare di donne.

Grazia Deledda

La scrittura di Deledda si schiera sempre dalla parte degli ultimi. Foto via internet.

Grazia Deledda: la sorellanza

Le donne di Deledda sono forti e vigorose. Spesso risultano superiori alle figure maschili. Del resto la vita stessa di Deledda è stata una continua lotta contro quel sistema patriarcale che la voleva solo madre e casalinga. Nei suoi scritti il patriarcato assume l’aspetto di un sistema di valori arcaico e bestiale che tiene intrappolate le donne a un mondo vecchio e stantio che andrebbe rigettato.

Nonostante ciò, il rapporto tra Deledda e il femminismo è molto delicato. La scrittrice prende infatti le distanze dal femminismo generalista di inizio Novecento. Scrive a Remo Branca nel 1909: «Alle donne devo solo ostilità, avversità e ogni genere di biasimo. La sola gloria che la donna pare riconoscere è il dominio, ma il controllo del regno domestico, l’attesa dell’uomo sacrificato e lontano, strappato alle cure muliebri dal massacrante lavoro negli ovili o al servizio della patria in guerra[4]».

Grazia Deledda

Per Deledda la sorellanza è la risposta. Foto via Pinterest

Deledda quindi critica la competizione che c’è tra donne e porta avanti la necessità di un femminismo sororale senza antagonismo. L’obiettivo di Deledda è quello di vivere in una società armonica e pacifica, dove le donne si svincolino dal patriarcato grazie alla sorellanza.

Per Deledda le donne non devono essere né api regine né serve. Devono semplicemente essere persone di valore, poste sullo stesso piano di un uomo. Devono essere sorelle e lottare insieme per la loro emancipazione. Deledda sa che le donne devono lottare, ma resta convinta che darsi una mano sia meglio che gareggiare [5].

Il messaggio è attualissimo. In un mondo basato sulla competizione, la collaborazione e la condivisione potrebbero essere davvero rivoluzionarie.

Note

[1] http://www.enciclopediadelledonne.it/

[2] https://www.helianthusvaldisole.it/associazione-val-di-sole/prima-donna-italiana-nobel-per-la-letteratura/

[3] https://www.youtube.com/watch?v=Y8XBNigpMss

[4] https://www.lavocedinewyork.com/arts/libri/2018/09/05/se-al-femminismo-di-oggi-serve-ripartire-da-grazia-deledda/

[5] Ivi.

About author

Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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