A Quiet Place 2, il ritorno nella silenziosa lotta alla sopravvivenza

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Mutismo forzato, l’incubo di un assordante silenzio che deve diventare una prassi per sopravvivere. Dopo rimandi su rimandi causa Coronavirus, finalmente arriva al cinema A Quiet Place 2, sequel dell’acclamato film diretto da John Krasinski. Un film che diede una certa boccata d’aria fresca al cinema di sci-fi e horror.

Nel primo capitolo di questa (ormai possiamo dirlo) saga, avevamo assistito al più classico dei survival movie. Una famiglia, e non solo sul set, composta da Lee (Krasinski) ed Evelyn (Emily Blunt) costretta a sopravvivere nel silenzio più assoluto. Pena, una brutale morte per mano di alieni ciechi ma dall’udito supersensibile. Basta pochissimo per avviare una spasmodica e violenta ricerca contro l’umano.

A Quiet Place 2, il silenzio forzato nell’era del caos

Sebbene una scrittura stereotipata che smuove gli eventi, A Quiet Place trovava (e trova tutt’ora) la sua brillantezza nel voler utilizzare il silenzio come strumento padre di ogni angoscia. E lo spettatore non può altro che cadere in questo intelligente tranello. Noi tutti, abituati ad un caos quotidiano, che ogni tanto forse bramiamo la pace e l’assenza di ogni rumore, rimaniamo quindi incastrati in un’equazione quasi paradossale. Il silenzio è sopravvivenza.

Probabilmente l’aspetto psicologico del film si basa proprio su questo. Su una dicotomia tra il silenzio come unica arma per sopravvivere ma che al tempo stesso è oppressione di ogni libertà, giacché imposto. Sarebbe interessante un’analisi che abbracci più fronti, da quello prettamente musicale a quello più chiaramente psicologico. Come reagiremmo noialtri, oggi, se fossimo costretti al silenzio? Chissà.

A Quiet Place 2, recensione

A Quiet Place 2 non dà certamente risposte a queste domande esistenziali. Non è il fulcro del film firmato Kransinski, qui anche sceneggiatore in solitaria e non più attore, visto il sacrificio sul finale del primo film. A “sostituirlo” ci pensa Cillian Murphy, ben lontano dal sicuro Thomas Shelby di Peaky Blinders ma comunque altrettanto tormentato. Virgolette d’obbligo poiché la situazione sarà quasi del tutto a totale appannaggio femminile.

Con una visione d’insieme, tra primo e secondo film, questo A Quiet Place 2 riesce a dare una verve molto particolare per tutta la sua durata. Ponendo la base sui classici stilemi del survivalismo post-apocalittico, mano a mano vengono inserite sempre più tematiche, andando di fatto a cacciare via lo spettro del film deja-vu. Bastava pochissimo per riproporre quanto già visto nel primo A Quiet Place. Invece, con una certa maestria Kransinski regala qualcosa di nuovo sin da subito.

Un incipit che racconta l’invasione, con maestosi long take che mostrano una certa consapevolezza registica da parte dell’amabile Jim Halpert di The Office. E senza mai scadere nel mero virtuosismo fine a sé stesso. Chiusa la parentesi iniziale, ecco arrivare lo sviluppo di un punto fondamentale nel cinema contemporaneo.

Stereotipi e innovazioni, fantascienza e horror

Come detto prima, A Quiet Place 2 prende ogni cliché del survival horror post-apocalittico, cambiandone moltissimi aspetti. In primo luogo, quello di voler raccontare la storia di una principessa che non ha bisogno di essere salvata. Di una ragazza maturata troppo in fretta capace di andare oltre quello che sta vivendo. Per lei, per la sua famiglia, per il mondo intero.

A Quiet Place 2, Cillian Murphy

Si cerca la salvezza collaborando e portando avanti il sogno di un posto tranquillo (e non per il silenzio forzato). Il soccorso diventa quindi collettivo e non unidirezionale. La principessa ha bisogno di essere salvata tanto quanto il principe. Non aggiungeremo altro per evitare fastidiosi spoiler. Sappiate solo che A Quiet Place 2 è un film che merita di essere visto, assolutamente in sala. Non ve ne pentirete.

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