Da Frances Ha a Shiva Baby: la crisi del quarto di secolo nel cinema

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POV: hai più di vent’anni, la tua adolescenza è un capitolo anagraficamente concluso, ma ne porti dietro sogni e dolori. Sei ad una festa con parenti che non vedi da secoli e/o amici adulti.

Non appena ti vedono in lontananza si fanno largo tra la gente puntando verso di te: “Ciao! Quando ti laurei?”, “E poi cosa farai? Hai già deciso?”, “E il fidanzato?”. Al tuo balbettare imbarazzato, alla ricerca di una risposta minimamente decente, loro: “Non ti preoccupare, hai ancora tanto tempo”. “Già…”, pensi. La verità, però, la leggi nei loro occhi: l’inesorabile scorrere del tempo. A quel punto scatta il panico ed entri in crisi!

Allo scoccare del venticinquesimo anno di vita questa sensazione ha un nome ben preciso: quarter life crisis, ovvero la crisi del quarto di secolo. Generata dalla continua pressione che la società esercita sui giovani, provoca ansia da prestazione, depressione e senso di soffocamento in chi la subisce.

La costante paura è quella di essere in ritardo, di non riuscire a mettere a frutto le proprie capacità e, nei casi peggiori, non sapere che strada intraprendere.

Si tratta di situazioni, oggi più che mai, attuali. I nostri genitori a trent’anni erano già sposati con figli, o realizzati dal punto di vista lavorativo ed economico. Per noi questo non è possibile: l’incertezza del nostro tempo, la precarietà del mondo del lavoro, gli stage interminabili e non retribuiti non ce lo permettono.

Basta fare un salto su Tik Tok, per rendersi conto che non siamo i soli a sentirci così e di quanto questa realtà sia diffusa. In pochi minuti l’algoritmo avrà capito la tua età e ti proporrà video che recitano: “Se hai tra i ventidue e ventotto anni non scorrere: qualcuno sa cosa dovremmo fare? Qualcuno può dirmelo, per favore?”. O ancora: “Dovremmo sapere cosa stiamo facendo? No? Bene, stavo solo controllando”.

Ma nonostante negli ultimi anni questa problematica si sia divenuta sempre più importante, non si tratta di una difficoltà generazionale legata ad un singolo momento storico. I giovani adulti, quelli di età compresa tra i venti e trenta anni, da sempre hanno sperimentano questo disagio. Il cinema ne è testimone e come sempre, più di ogni altra arte, lo descrive alla perfezione. E se il genere coming of age, focalizzato nel periodo dell’adolescenza è più praticato ed immediato, il suo fratello maggiore è spesso più maturo ed interessante.

Crisi

Illustrazione di Giulia Hartz. Illustrazione da Instagram @giuliahartz

Crisi del quarto di secolo: un prototipo per il cinema

Lo scenario descritto in precedenza è quello in cui si trova, suo malgrado, Danielle, la protagonista di Shiva Baby (2021, dir. Emma Seligman). Il film, caldamente accolto dalla critica, è solo l’ultimo (per ora) di un filone di cui fa parte il più conosciuto Frances Ha, il meno popolare Mr. Roosevelt e l’altrettanto recente The king of Staten Island, solo di un anno più “vecchio”. Ma potrei citare tantissimi altri titoli.

Perché se la crisi del quarto di secolo è un momento di forte stress e instabilità, è anche un passaggio necessario che porta a grandi cambiamenti e crescita personale.

La struttura di questi film si ripete più o meno inalterata. C’è una situazione iniziale di stallo: protagonista di età compresa tra i venti e i trenta non sa cosa fare della sua vita. Incertezza, dubbi, angosce e paura di non riuscire sono solo alcune delle difficoltà con cui deve fare i conti ogni giorno. Però dopo molte figuracce, inciampi e cadute si inizia a vedere uno spiraglio di luce.

Nella maggior parte dei casi questa svolta in senso positivo prende forma negli ultimi minuti e il film si interrompe bruscamente lasciando lo spettatore nel dubbio. Ce la farà? Realizzerà qualcosa di buono? Sarà felice? Non possiamo saperlo, ma possiamo immaginarlo.

Possiamo sperare (e anzi siamo tentati a darlo per scontato) in un futuro migliore per i protagonisti, perché in fondo, noi siamo loro. Immaginare che in un modo o nell’altro se la caveranno ci permette di tirare un sospiro di sollievo. Perché se la crisi del quarto di secolo è un momento di forte stress e instabilità, è anche un passaggio necessario che porta a grandi cambiamenti e crescita personale.

Ovviamente la quarter life crisis è molto più di questo, ma qui mi limiterò ad illustrarla dal punto di vista cinematografico.

Crisi del quarto di secolo: Shiva Baby (2021, dir. Emma Seligman)

Danielle è una studentessa universitaria che sta cercando di capire quale strada intraprendere. Il film si svolge nel giro di poche ore all’interno di un’abitazione. Amici e parenti sono riuniti durante lo shiva, il periodo di sette giorni che fa parte del rituale di lutto nell’ebraismo.

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Shiva Baby (2021, dir. Emma Seligman). Foto da internet.

Danielle dovrà fare i conti con incontri inaspettati, domande indiscrete, bugie. A complicare la situazione c’è il dover gestire il suo sugar daddy, con moglie e figlia, e la sua ex fidanzata costretti nella stessa stanza.

Il turbinio di emozioni e il senso di asfissia di Danielle sono evidenziati dall’ambientazione interna e dall’insistenza della macchina da presa a focalizzarsi sui volti, dalle cui labbra in continuo movimento escono domande e sentenze. Le voci degli invitati si sovrappongono l’una sull’altra.

Spesso conversazioni isolate si trasformano in scambi di battute velocissime, alienanti e fastidiose, in un climax ascendente e terrificante. La tensione, che si fa via via sempre più forte, è attenuata da una brillante vena comica.

Crisi del quarto di secolo: The King of Staten Island (2020, dir. Judd Apatow)

Il film racconta la vita romanzata di Pete Davidson, attore protagonista e co-autore della sceneggiatura. Scott ha ventiquattro anni e nessuna  idea su come dare un senso alla sua vita. Né ha intenzione di farlo. Tra amici che lo attirano in situazioni pericolose, depressione, pensieri suicidi e conti aperti con il suo passato, Scott riuscirà, inconsapevolmente e grazie ad un aiuto esterno, a risollevarsi.

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The Kingston of Staten Island (2020, dir. Judd Apatow). Foto da internet.

La sensazione e il timore per il tempo che scorre è fondamentale. Mentre Scott sembra non interessarsi a ciò, o finge, per chi guarda il film è un chiodo fisso. Vorresti scuotere Scott per le spalle e dirgli: “Dai, svegliati! Ca la puoi fare!”.

Claire: Ti devi dare una regolata! Il tempo passa molto molto in fretta!
Scott: Per questo fumo erba sempre erba…per rallentarlo!

Crisi del quarto di secolo: Mr. Roosevelt (2017, dir. Noël Wells)

Tra tutti i film citati questo è sicuramente il meno conosciuto. Si tratta di una commedia scritta, diretta e recitata da Noël Wells che merita di essere vista.

La protagonista Emily sta tentando, senza successo, di sfondare nel mondo della comedy a Los Angeles. E’ costretta a tornare a casa a causa della morte del suo gatto. Qui si ritroverà a soggiornare nella casa del suo ex fidanzato insieme alla nuova fidanzata di lui.

Questa è la premessa che da avvio a una serie di scontri, più o meno aperti, con la nuova e apparentemente perfetta fidanzata.

Il finale dimostra che non è oro tutto ciò che luccica e che siamo tutti nella stessa barca. Ma in maniera originale, senza tutte queste frasi fatte.

Crisi del quarto di secolo: Frances Ha (2012, dir. Noah Baumbach)  

Frances Ha è forse il film più famoso e apprezzato del genere e, a mio parere, il più bello. Non mi dilungherò perché in Parte del Discorso ne hanno già parlato in maniera sublime Anna Scassillo e Annalia Leone.

Vorrei solo soffermarmi su quello sguardo d’intesa che alla fine del film si scambiano Frances e la sua migliore amica Sophie. Tutti vorremmo essere guardati in quel modo, tutti desideriamo ricevere e dare quello sguardo che sta a significare “Tranquilla, va tutto bene”.

Quello che voglio è quel momento. […] come essere a una festa ed entrambi state parlando con altre persone, e tu sei lì e sei splendida, e poi guardi dall’altra parte della stanza ed incroci il suo sguardo, ma non perché siete possessivi o per qualche istinto sessuale, ma perché lui è la persona giusta per te in questa vita. Ed è divertente e triste insieme perché questa vita finirà e c’è un mondo segreto che esiste proprio qui.

Questi film, secondo me, sono quello sguardo. Ti insegnano che non c’è bisogno di inventarsi un gran che o di raggiungere chissà quale obiettivo per essere soddisfatti di sé. Basta iniziare a far caso a ciò che ci circonda, a ciò che abbiamo già e ripartire a piccoli passi da lì, per  costruire pezzettino dopo pezzettino, la nostra vita, il nostro futuro.

 

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Ilaria Murali

Classe 1998, laureata in Lettere Moderne a Perugia, ora studentessa di Italianistica presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna. A parte il terzo rewatch di Friends, non ho ancora realizzato nulla nella vita da poter scrivere nella bio. Amo la letteratura, il cinema e la musica: originale direte! Ascolto Katy Perry, ma anche gli Smiths. Il mio film preferito è La La Land e nessuno mi farà cambiare idea. Scrivo per smuovere "quella specie di ovo sodo dentro, che non va né in su né in giù".

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