Il dio degli incroci, Cascavilla può essere il Thoreau italiano?

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Il titolo può essere certamente fuorviante, me ne rendo conto. Confrontare due autori non rientra nel bon ton di un recensore ma bisogna ammettere che Il dio degli incroci – nessun luogo è senza genio, di Stefano Cascavilla, è un saggio ad alto impatto visivo e mentale.

Nessuno sembrava rivolgergli attenzione, ma il vulcano era lì, con la sua mole, la sua energia, incatenando a sé tutto lo spazio, le persone, e un po’ alla volta anche me. Un vulcano è un gigante di roccia con un mare incandescente dentro. Una presenza geologica, tellurica. Cosa sarebbero Antigua, Napoli, Catania senza il loro vulcano? Vivergli accanto non è come passare le giornate in una campagna coperta dalla nebbia.

Nella pubblicazione di Exòrma Edizioni, uscita nelle librerie ad Aprile 2021, Stefano Cascavilla aggiunge strumenti di riflessione e rivalutazione nella collana Scritti Traversi. Nonostante la presenza di una collana di riferimento, Il dio degli incroci non può essere inserito in alcuna categoria senza rischiare di limitarne il contenuto. 

Il dio degli incroci: l’anima dei luoghi

Ci si muove sui passi di Cascavilla, il lettore diventa un ascoltatore di viaggi, sensazioni e riflessioni. Cambiare ruolo senza accorgercene può essere dispersivo; ci si chiede che libro sia, cosa vuole lasciarci. Bisogna affrontarlo partendo da zero, provare a sgombrare la mente dalla rigidità architettonica con la quale costruiamo e rendiamo solide alcune convinzioni.  Tra queste, per esempio, quella che un luogo non abbia un’anima. 

Il dio degli incroci

L’incrocio è un luogo, ma non un luogo qualsiasi. È una discontinuità nel tracciato in cui si aprono possibilità: puoi cambiare percorso, devi attraversare, devi stare un po’ più attento. Hai delle scelte, accade o potrebbe accadere qualcosa. Foto di Pelle Cass, 2008. Foto da internet.

Siamo soliti guardare quei bei paesaggi toscani e non ci accorgiamo che trasformiamo la loro bellezza in qualcosa rivolto solo a noi. Qualcosa da tutelare, intoccabile ma dedicato esclusivamente al nostro piacere. I luoghi brutti, quelli dimenticati e decadenti, ce l’hanno un’anima? Possono ancora trasmettere qualcosa? La domanda più corretta probabilmente è se siamo noi disposti ad accettare che un luogo sia vivo e non solo per noi. Cascavilla, economo e architetto ed esperto alpinista, ha dato un contributo importante scrivendo Il dio degli incroci: un pensiero che difficilmente ha trovato posto e che lui è riuscito ad avvicinare al modus vivendi e al modus operandi di molti lettori. Proprio con questa sua scelta stilistica riesce a preparare il terreno anche per il tema dell’acqua.

Gli uomini hanno sempre ritenuto le sorgenti abitate da un dio; protette o associate a una qualità numinosa. Persino l’acqua minerale porta ancora il nome del suo santo sull’etichetta.

 

 

 

 

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Il dio degli incroci: caccia al genius loci

Perché mai dovrebbe esistere un solo Genius per Roma quando ogni porta, ogni casa, bagno pubblico e taverna hanno il loro genius, e quando non c’è angolo senza ombra o spirito?

Prudenzio è così che riflette sulla possibilità di un genius per ogni angolo, non solo di Roma. Stefano Cascavilla, con poche descrizioni che vanno a costruire l’immagine nella testa del lettore, si muove in più direzioni, senza escludere le analisi di Jung, le riflessioni sul mito e sulla religione di Mircea Eliade e attraversando Berlino, il Terminillo e il Mali.

Paesaggio, luoghi e incroci sono le basi di questa letteratura di viaggio il cui scopo è forse quello di ricordarci che siamo capaci di vedere anche dove ora non vediamo più nulla.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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