Il piano sequenza e quel che si vede

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Cosa succede tra i cambi di sequenza nei film? Cosa ne è dei tempi morti? Come si passa da una scena all’altra?
Non è dato di sapere. Ma solo da immaginare. Il tempo reale non è tradizionalmente associato alle storie cinematografiche. Come si potrebbero se no pianificare così innumerevoli eventi e vicende per mantenere l’attenzione di un pubblico sempre più di azione? Di azione attiva? (Esiste un’azione passiva?)

Quante cose possono succedere in una sola sequenza? Non abbastanza. Non è possibile mettere su una storia avvincente in una sola sequenza.

Siamo sicurƐ?

piano sequenza

I film in piano sequenza ci invitano a vivere le storie in prima persona. Foto dal film Arca Russa.

I film in piano sequenza smentiscono il primato dei montaggi serrati attraverso l’ipnosi dello schermo. Portano a galla il tempo reale delle storie e tutta la sua densa gravità. Ci fanno notare quanto in realtà il tempo possa essere pregno. Ci fanno sentire tutto il peso dello scorrere delle ore della realtà. Il piano è farci sperimentare davvero l’essenza delle vicende dei personaggi. Farci vivere la loro vita oltre che la nostra nell’effettiva estensione della storia che vogliono raccontarci. Quasi come vivere due vite nel tempo della visione.

Non montaggi che ci rendono partecipanti onniscenti perché siamo al di fuori della storia e possiamo vedere tutto. Bensì un’unica sequenza che ci rende partecipi, terzƐ incomodƐ dentro la storia; strettƐ in un unico punto di vista fisico, mentre scopriamo la storia insieme ai personaggi stessi. Proprio come nelle nostre vite.
A un certo punto sembra quasi insopportabile, almeno al cinema, non poter godere di tutti punti di vista. E paradossalmente è così che ci sentiamo ancora più coinvoltƐ.

IL PIANO SEQUENZA OF A WOMAN

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Pieces of a Woman. Lo strazio fra le stanze e la mente. Foto da Internet.

È questo l’intento della sequenza introduttiva di Pieces of a woman (dir. Kornél Mundruczó, 2020). In questo momento si srotola il complesso parto della protagonista Martha (Vanessa Kirby): un denso piano sequenza di venti minuti che sembrano non voler concedere mai né sollievo né pace duraturi a nessunƏ nella stanza, noi del pubblico compresƐ.

Questa tecnica non viene utilizzata per l’intero film bensì soltanto per la seconda sequenza di apertura, preceduta da un long take sul compagno di Martha, Sean.
In maniera efficace veniamo spintƐ nella loro casa insieme a Martha, in preda al dolore. Ci trasciniamo in tutte le stanze assieme a lei, a Sean e all’ostetrica Eva, piegatƐ da un’ansia crescente. Il piano sequenza introduce il declino e la chiusura di cui soffrirà Martha dopo il parto. Come una premonizione della labirintica nostra mente e di come sceglie di difendersi da un trauma.

PIANO SEQUENZA NR. 1917

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1917: Un convulso moto circolare come la vita. Foto da Internet.

Dall’inizio alla fine, in un convulso e disperato movimento circolare, 1917 (dir. Sam Mendes, 2019) ci racconta la vicenda di due soldati britannici nel pieno della Prima Guerra Mondiale. Tutto in un piano sequenza quasi ininterrotto. I tagli fantasma necessari e spesso completamente invisibili non alterano l’estensione tesa e viscerale che pesa sulla missione dei due protagonisti. In particolare, l’inquadratura ci costringe a seguire come ombre l’odissea bellica attraverso il passo del soldato William Schofield (George MacKay). Braccato da noi e dal suo dovere incombente, pare un automa sfinito e svuotato a ogni piè sospinto. Animato soltanto da un’unica ragione, che sia l’alfa che l’omega della sua sorte.

IL PIANO SEQUENZA DI VICTORIA

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Victoria: L’inaspettato susseguirsi degli eventi. Foto da Internet.

Un piano sequenza quasi onirico e a dir poco sopraffacente. Non è possibile indovinare la concatenazione di cause ed effetti delle vicende di Victoria (dir. Sebastian Schipper, 2015). Qualsiasi attesa sarà sconvolta, qualsiasi aspettativa capovolta. Comincia tutto in una discoteca di Berlino, dove la protagonista Victoria (Laia Costa) incontra un gruppo di ragazzi con cui fa presto amicizia.
Noi, spensieratƐ e pienƐ di buona fede come Victoria, non abbiamo idea di quello che succederà in due ore di tempo reale nelle strade di Berlino.

Non montaggi che ci rendono partecipanti onniscenti perché siamo al di fuori della storia e possiamo vedere tutto. Bensì un’unica sequenza che ci rende partecipi, terzƐ incomodƐ dentro la storia.

Qui il piano sequenza empatizza soprattutto con il suo punto di vista, rendendoci non semplicemente le sue ombre, bensì direttamente lei stessa. La storia ci lega allo scherma attraverso nirvanici e introspettivi momenti di tregua scanditi da massi di pura tensione fisica e mentale.
Trama quasi verghiana nel suo accanimento di eventi verso Victoria e gli altri, che vengono tuttƐ coinvoltƐ in una spirale via via sempre più stretta e ineluttabile.

IL PIANO SEQUENZA ALLA RUSSA

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Arca Russa: Fra le pieghe del tempo in un unico spazio. Foto da Internet.

Questo film non è semplicemente il frutto di un virtuosismo cinematografico che non accatta tagli fantasma. È anche fatto di autentiche opere d’arte pittorica: ambientato nell’Hermitage di San Pietroburgo, Arca Russa (dir. Aleksandr Sokurov, 2002) ci trasporta attraverso 300 anni di Storia della Russia insieme allƐ variƐ inquilinƐ del celebre palazzo. Un autentico viaggio eineidico in una capsula che sfreccia nelle pieghe temporali. Una capsula labirintica e abitata da personaggi che invero avvertono la nostra presenza autonoma. Qui vestiamo infatti i panni di autentichƐ partecipanti alla storia, anche se non siamo esattamente sicurƐ della nostra posizione.

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Annalia Leone

Annalia Leone

Dal 1997 alla spasmodica ricerca delle parole esatte per descrivere tutto quello che mi passa per la testa. Più che altro castelli in aria.

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