Storia: nome singolare e femminile – 13. Feminist Five

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Feminist five: chi sono?

Nel 2015 Wu Rongrong, Zeng Churan, Li Maizi, Wang Man e Wei Tingting vengono arrestate e trattenute in carcere per 5 settimane. Si fanno chiamare Feminist Five.

Quale reato hanno commesso? Hanno organizzato delle proteste pacifiche a Pechino, Guangzhou e Hangzhou contro le molestie sessuali sui mezzi di trasporto.

Feminist Five

Foto delle Feminist Five durante la loro detenzione non esattamente legale. Foto via internet

Come è possibile che una protesta pacifica sia considerata un reato? Inoltre se l’articolo 48 della Costituzione cinese dichiara che «lo Stato protegge i diritti e gli interessi delle donne», perché le Feminist Five hanno protestato? Si tratta delle solite ragazzine alla ricerca di visibilità? Si annoiavano?

Evidentemente i conti non tornano.

 

Prima delle Feminist Five: se nasco donna in Cina?

Per capire la storia delle Feminist Five, dobbiamo prima fare qualche passo indietro. Siamo abituati e abituate a vivere in un mondo eurocentrico, ma a volte ha anche senso scavalcare gli Urali e vedere cosa succede nel mondo. La Cina oggi è una potenza mondiale, ma è anche uno Stato ricco di contraddizioni e problemi.

Prima di Confucio, la donna cinese gode di un certo rispetto [1]. Tuttavia la condizione femminile peggiora drasticamente con il feudalesimo e con la presa di potere da parte della dinastia Han [2]. A questo punto la donna viene umiliata, disprezzata, privata di diritti economici e sociali, considerata debole, fragile, inutile. Il patriarcato ha fatto anche qui il suo sporco lavoro, insomma. Una donna viene considerata una disgrazia dal momento stesso in cui nasce, rimane dipendente da un uomo per tutta la sua esistenza e il suo unico scopo è quello di scodellare bambini, meglio se maschi. Giusto per intenderci, stiamo parlando del magico mondo in cui le donne per essere belle si fasciano i piedi finché sembrano un pacchetto di cracker dimenticato sul fondo di uno zaino [3].

Bân Houbân, donna dell’alta società dall’evidentemente forte autostima di genere, scrive che «noi, le donne, occupiamo l’ultimo rango del genere umano. Siamo le più deboli creature dell’umanità ed è per questo che il nostro retaggio quotidiano è quello di compiere il lavori più vili [4]».

Nascere donna in Cina non dev’essere una gran botta di fortuna, insomma.

Prima delle Feminist Five: un femminismo di Stato? Funziona?

A un certo punto però la vita delle donne in Cina cambia.

Siamo nel 1949, la Cina si tinge di rosso e nasce il femminismo di Stato. Le donne iniziano a emanciparsi e a lavorare come delle persone vere e proprie. Nel 1949 il Partito fonda l’All-China Women’s Federation (ACWF), un’organizzazione ancora oggi esistente per la salvaguardia dei diritti delle donne e l’uguaglianza di genere [5]. Nel 1950 Mao abolisce il matrimonio forzato e garantisce alle donne alcuni diritti come la proprietà e il divorzio. In poco tempo le donne si emancipano, percepiscono un salario equo, si istruiscono e la piantano di fasciarsi i piedi. Volendo possono anche indossare i sandali. Sì, anche le Birkenstock.

Feminist Five

Manifesto di propaganda del femminismo di stato in cui una donna è super orgogliosa di spaccare le pietre. Foto via internet.

Eppure siamo ben lontane e lontani da qualsiasi lieto fine. La Cina non è la terra del femminismo, ma quella delle contraddizioni. È stato spesso sottolineato che l’emancipazione delle donne cinesi rientra semplicemente nella strategia economica del grande balzo in avanti. Negli anni ’50 vengono varate riforme a favore delle donne non per i diritti di queste, ma perché la Cina ha bisogno anche delle loro braccia per svilupparsi [6].

Proprio l’ACWF è stata spesso accusata di anteporre gli interessi del Partito e lo sviluppo economico ai diritti delle donne. Del resto tra big money e diritti umani cosa sembra più importante? Inoltre guardiamo il problema in faccia: in Cina viene spazzata via ogni critica al governo. Ha quindi senso parlare di femminismo di Stato senza libertà di espressione? Sono davvero libere le donne cinesi?

Ci viene in soccorso la studiosa Alice Hu: «il problema è che il femminismo di stato cinese è stato positivo ed emancipatorio per diversi punti di vista, ma è anche stato per molto tempo uno strumento di controllo sociale. In poche parole: le riforme a favore delle donne erano finalizzate al loro controllo, non alla loro liberazione [7]».

Il punto è che nessun femminismo degno di essere chiamato tale antepone il controllo alla libertà. Per questo motivo ad un certo punto qualcosa si incrina.

Prima delle Feminist Five: una parità fasulla

Dagli anni ’70 la situazione economica in Cina cambia. Il capitalismo e il mercato internazionale impongono una maggiore competitività. Non servono più braccia generiche che lavorino, ma solo quelle migliori e tra un uomo e una donna non è necessario specificare chi sia il vincente della storia. Discriminazioni, licenziamenti senza giusta causa, divario salariale, violenza domestica, molestie sessuali sul luogo di lavoro e traffico sessuale diventano all’ordine del giorno [8].

L’associazione Women’s Federation, guidata dal governo cinese, ha addirittura definito shengnu  (avanzi) le donne di successo che non si sposano e non procreano entro i venticinque anni. Sono state invece definite suzhi (qualità) le donne che figliano. [9] No, non stiamo parlando di qualcosa goffamente detto duecento anni fa.

Feminist Five

Locandina del documentario It’s a girl in cui si dimostra che il femminismo di Stato funziona così bene che spesso si uccidono le neonate. Foto via internet.

Leta Hong Finche nel suo libro Leftlover Women sottolinea che oggi per una donna è addirittura difficile reclamare in caso di divorzio l’abitazione o le terre. [10]

Intanto le donne che vivono in città guadagnano il 69% in meno dei salari maschili. Anche l’età pensionabile è diversa: le donne sono obbligate per legge ad andare in pensione di età compresa tra 50 e 55, mentre l’età di pensionamento degli uomini è di 60. Così se sei un maschietto puoi guadagnare per 5 e 10 anni in più. [11]

E il femminismo di Stato cosa fa? Tendenzialmente non muove un dito nemmeno per sbaglio.

Feminist Five: vogliamo un vero femminismo!

Il femminismo di Stato dunque vede le ingiustizie e non si schiera, osserva la disparità di genere e non agisce. È ben ovvio che a un certo punto le donne cinesi decidono di farsi giustizia da sole. Nascono così numerosi gruppi come lo Young Feminist Activism (YFA) che si scaglia contro le discriminazioni di genere e quel femminismo di Stato che sembra più una barzelletta che un movimento politico[12].

Come sempre accade, le persone che aprono la bocca fanno un sacco di paura. In Cina le repressioni e le minacce da parte di polizia e governo sono all’ordine del giorno. Nonostante ciò, tante donne cinesi resistono. Pretendono di avere dei diritti non per essere delle perfette lavoratrici ma perché, incredibile a dirsi, sono delle persone.

Feminist Five: vogliamo essere libere!

Detto ciò, possiamo tornare alla protesta delle Feminist Five.

Forse è bene sottolineare che in Cina i manifestanti vengono arrestati e rilasciati dopo poco tempo. Le Feminist Five, invece, sono state trattenute in prigione per 5 settimane. Inoltre il rischio di una condanna penale senza processo era altissimo. Le 5 ragazze hanno semplicemente detto che forse non è proprio corretto, piacevole o giusto che le donne vengano molestate in giro. Questo fa capire quanto il governo cinese abbia paura delle femministe o, in generale, della libertà di espressione.

Il problema è che le idee sopravvivono a qualsiasi prigionia o persecuzione.

Feminist Five

Foto di alcune attiviste che richiedono la liberazione delle Feminist Five. Foto via internet.

Le Feminist Five fanno paura perché gridano tutto quello che il governo cinese non vorrebbe. Queste ragazze raccontano alle loro coetanee che esiste un’alternativa rispetto all’immagine che lo Stato vuole per loro. Urlano che una ragazza può scegliere della propria vita, può studiare quello che vuole, può non essere madre, può innamorarsi di chi le pare, può viaggiare, ridere, divertirsi e dire quello che pensa.

Le Feminist Five gridano che una donna può e deve essere libera e nessuna notte in carcere può far tacere questo urlo.

Note:

[1] https://agopuntura.org/blog/la-figura-della-donna-nella-cina-tradizionale

[2] https://lospiegone.com/2019/05/17/laltra-meta-del-cielo-il-movimento-femminista-in-cina/

[3] https://www.unive.it/pag/fileadmin/user_upload/dipartimenti/DSLCC/documenti/DEP/numeri/n16/05_16_DEPDe_Giorgi_c.pdf

[4] https://agopuntura.org/blog/la-figura-della-donna-nella-cina-tradizionale

[5] https://www.womenofchina.cn/about.htm

[6] https://lospiegone.com/2019/05/17/laltra-meta-del-cielo-il-movimento-femminista-in-cina/

[7] https://frontierenews.it/2015/04/cina-la-difficolta-di-essere-donna/

[8] https://lospiegone.com/2019/05/17/laltra-meta-del-cielo-il-movimento-femminista-in-cina/

[9] https://frontierenews.it/2015/04/cina-la-difficolta-di-essere-donna/

[10] Ibid.

[11] Ibid.

[12] https://journals.openedition.org/chinaperspectives/8165

About author

Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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