Storia: nome singolare e femminile – 14. Madeleine Pellettier

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Madeleine Pellettier: l’ennesima sconosciuta

Madeleine Pellettier è l’ennesimo caso di donna brillante e invisibile. Non è di certo un mistero che gli uomini hanno scritto la storia, ma la faccenda non è così semplice. Ci sono state numerose donne che hanno conseguito con grande difficoltà risultati ragguardevoli, eppure le pagine dei libri non le ricordano. In questo modo sembra che le donne non abbiano mai combinato nulla, ma in realtà abbiamo raggiunto ottimi traguardi nonostante gli evidenti ostacoli.

Quello che possiamo e dobbiamo fare è proprio dare voce a queste donne. È vero che il popolo femminile è sempre stato in svantaggio, eppure ha avuto il coraggio di andare avanti ed è nostro dovere saperlo, ricordarlo e insegnarlo. È questa la strada che dobbiamo percorrere.

Madeleinde pellettier

Madeleine Pellettier è una donna combattiva e che ha raggiunto ottimi risultati in ambito medico. Perché sappiamo così poco di lei? Foto via internet di Henri Manuel (1874-1947), 1900-1905. Parigi, Bibliothèque Marguerite Durand.

Madeleine Pellettier: un’infanzia sfigatissima

Madeleine Pellettier ha un’infanzia a dir poco sfortunata. Nasce nel 1874 in una famiglia povera. Quando il padre viene colpito da un ictus, la famiglia da povera diventa poverissima. La madre passa il tempo a gestire un negozio di frutta e verdura e ad accudire il marito paralizzato e la sua numerosa prole. Su dodici figli ne sopravvivono addirittura due[1].

A dodici anni la ragazza abbandona la scuola e inizia a frequentare dei circoli anarchici. A quindici si accorge di essere ignorantella e decide di riaprire i libri. La madre si offre di ospitarla durante gli studi, ma non ha intenzione di spendere mezzo centesimo per i libri della figlia[2]. Del resto non si è mai vista una donna povera e istruita. Cosa ci avrebbe dovuto fare Madeleine con i libri? Pannolini per i figli?

Dopo la morte dei genitori, Madeleine Pellettier riesce a proseguire gli studi grazie al sostegno economico dell’amico medico Charles Letourneau[3]. A questo punto la ragazza inizia a fare sul serio.

Madeleine Pellettier: una bella rimonta

A 22 anni Madeleine Pellettier sostiene la maturità e viene promossa. Ottiene un punteggio di 90 su 160 nella prima parte e 90 su 120 nella seconda parte. Il suo esame le vale la menzione “Molto buono”[4]. Evidentemente anche le femmine povere hanno un cervello.

Dopo la maturità si iscrive all’università per ottenere il Certificato di studi fisici, chimici e naturali. La ragazza si è infatti messa in mente di studiare medicina. Nel 1901 inizia a fare qualche lavoretto al manicomio di Villejuif e al centro parto Baudelocque[5].

Madeleine Pellettier: si inizia a vincere

Nel 1902 Pellettier prova a iscriversi al concorso per diventare dottoressa internista.

La sua richiesta viene velocemente rifiutata. Madeleine Pellettier è di certo brillante, ma i concorsi sono riservati alle persone con diritti politici, e non è nemmeno il caso di specificare quali diritti possedeva una donna a inizio Novecento[6]. Il regolamento del concorso è chiaro: gli uomini ignoranti e privi di talento sono ben accetti, le donne determinate e abili no. Se avessero le mestruazioni il giorno del concorso? Se si agitassero troppo? Se si spezzassero un’unghia?

Madeleine Pelletier fa il diavolo in quattro e crea così tanto scompiglio da essere autorizzata a partecipare al concorso nel 1903[7]. Nello stesso anno discusse la sua tesi intitolata L’Associazione delle idee nella mania acuta e nella debilitazione mentale[8]. Nel 1906 è la prima dottoressa francese laureata in psichiatria.

Madeleine Pellettier: la testolina delle donne

Pelletier si appassiona all’antropologia e approfondisce il rapporto tra le dimensioni del cranio e l’intelligenza. Parte dalle teorie dell’antropologo più celebre del tempo, Paul Broca, per poi contestarlo aspramente.

Broca era un simpaticone che sosteneva che «non dobbiamo dimenticare che le donne sono, in media, un po’ meno intelligenti degli uomini, una differenza che non dobbiamo esagerare ma che, nondimeno, è un fatto reale. Siamo quindi autorizzati a supporre che le dimensioni relativamente modeste del cervello femminile dipendano in parte dall’inferiorità fisica e in parte da quella intellettuale»[9].

Pellettier sbriciola il presupposto della superiorità dell’intelligenza dell’uomo su quella della donna[10]. Dimostra infatti che non esiste relazione tra la dimensione del cranio, del cervello e dell’intelligenza. Tra l’altro noi oggi sappiamo che il cervello umano pesa in media 1350 grammi e quello di Einstein, considerato uno dei più grandi geni si sempre, aveva un peso di 1215 grammi. Broca aveva torto.

Madeleine pellettier

Paul Broca resta convinto che le donne non siano intelligenti come gli uomini. La scienza stessa lo ha contraddetto. Foto via internet.

Il problema è che nessuno presta attenzione alle rivendicazioni di una giovane dottoressa. Del resto chi prenderebbe mai sul serio le ricerche scientifiche di una donna? Con quel cervellino che si ritrovano le femmine, poi!

Madeleine Pellettier decide così che l’antropologia le va stretta.

Madeleine Pellettier: in mezzo ai poveracci

Per quattro anni Pellettier lavora nei manicomi psichiatrici di Seine. A marzo del 1906 tenta ma non supera il concorso come aiutante di campo e inizia a lavorare come dottoressa nel 14º arrondissement di Parigi.

Pellettier è una dottoressa capace e competente, ma è anche una donna. I pazienti non hanno fiducia in lei e il suo studio è ben poco frequentato. Per non morire di fame, Pellettier si iscrive nell’elenco dei medici notturni. Trascorre così buona parte della sua vita, trasferendosi da un quartiere povero all’altro.

Nel 1939 viene arrestata e internata in manicomio per essersi apertamente dichiarata favorevole all’aborto. Muore dopo pochi mesi.

Madeleine Pellettier: femminismo e coraggio

Madeleine Pellettier è sempre stata politicamente attiva. Da giovane milita nei gruppi anarchici, poi nell’attivismo socialista. Si iscrive al Partito Comunista francese, ma lo abbandona per tornare all’anarchia.

Intenso è anche il suo rapporto con il femminismo. Diventa segretaria del gruppo femminista La Solidarité des femmes e cerca di renderlo molto più radicale e rivendicativo[11].

Nel 1921 viaggia in Russia e resta colpita dalla libertà delle donne sovietiche. Loro erano lavoratrici e libere di fare quello che volevano. Sembravano, insomma, persone, non bamboline in una teca di vetro.

È favorevole all’aborto. Lotta per i diritti delle donne omosessuali. Combatte per il suffragio femminile guidando manifestazioni ad Hyde Park e fondando un giornale, La suffragiste[12].

Madeleine Pellettier trasforma la sua vita un manifesto femminista e non perde l’occasione per minare i dettami di un mondo ancora molto patriarcale. Rifiuta il concetto di femminilità, si veste come un uomo, tiene i capelli corti, non si sposa, non sforna figli, mantiene il nubilato[13].

La vita di Madeleine Pellettier è di certo interessante e ci racconta la fatica che una donna ha dovuto fare per raggiungere traguardi che invece sono sempre stati più scontati e semplici per un uomo. Mostra che le idee diverse dalla norma sono tacciate di follia. È evidente che il comportamento di una donna è spesso impastato con stereotipi che è nostro dovere individuare e bruciare. Nascere donna comporta infatti una serie di difficoltà che dobbiamo avere il coraggio di guardare per cercare di fare almeno un passo in avanti sulla strada dell’effettiva parità di genere.

Madeleine Pellettier

Madeleine Pellettier rifiuta gli standard estetici femminili. Foto via internet.


 

Note

[1 – 8] Claude Maignien, Charles Sowerwine, Madeleine Pelletier, une féministe intégrale, Éditions de l’Atelier, 1992

[9] S. J, Gould, Intelligenza e pregiudizio. Contro i fondamenti scientifici del razzismo, Il Saggiatore, 2008

[10] Charles Sowerwine, Woman’s brain, man’s brain: feminism and anthropology in late nineteenth-century France [1], in Women’s History Review, vol. 12, n. 2, pp. 289-308.

[11]  Richard J. Evans, The Feminists: Women’s Emancipation Movements in Europe, America and Australasia 1840-1920, Routledge, 9 ottobre 2012, p. 193.

[12] Charles Sowerwine, Women in SFIO, in Femmes Et Le Socialisme, Cambridge University Press, 28 gennaio 1982

[13] Charles Sowerwine, Women in SFIO, in Femmes Et Le Socialisme, Cambridge University Press, 28 gennaio 1982

About author

Giulia Mauri

Giulia Mauri

Giulia Mauri è laureata in lettere e insegna alle scuole medie. Si dice sia nata da una malsana mescolanza tra South Park, Nirvana, Cowboy Bebop, Moravia, Pavese, Bojack Horseman e tante cose belle. Troppo pallida, oscenamente timida, fortemente introversa, talvolta sarcastica. Ama i fumetti, l'animazione, i cani e la montagna.

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