Volevo fare la rockstar 2 - Intervista a Valentina Bellè

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Chiacchierare con Valentina Bellè è stato confortante. Nessuna delle due sapeva bene, dopo uno scambio di messaggi durato qualche mese, che cosa si sarebbe trovata di fronte. Non lo sapevo io, che l’intervista l’avevo pensata e proposta, e non lo sapeva nemmeno lei, non essendo questo un impegno lavorativo ufficialmente concordato e con una giornalista vera. E forse è stato questo il bello, l’imprevedibilità della situazione. Entrambe ci siamo in qualche modo fidate l’una dell’altra, consapevoli del fatto che, dopotutto, dall’altra parte dello schermo ci sarebbe stata una persona. Pensandoci, gli aspetti che ci accomunano, come l’età, l’essere donna, la diffidenza nei confronti dei social network e l’amore per il cinema, sono più numerosi delle differenze. Questo è bastato. La semplicità e l’intelligenza di Valentina hanno fatto il resto. Proverò a riassumere di seguito quanto ci siamo dette.

Valentina Bellè

La locandina della fiction in onda su Rai 2. Foto via internet.

A febbraio Valentina ha finito le riprese della seconda stagione di Volevo fare la rockstar, fiction della RAI diretta da Matteo Oleotto e ispirata all’omonimo blog di un’altra Valentina, Valentina Santandrea. La fiction racconta le avventure della vivace famiglia Mazzucato, capitanata da Olivia, il personaggio interpretato da Vale Bellè.

Volevo fare la rockstar 2: la serie con Valentina Bellè

A sedici anni, Olivia sognava di evadere da Caselonghe, il paesino del Nord-Est in cui è nata e cresciuta, per conquistare il mondo con la sua rock band. Ma, dopo essere rimasta incinta di due gemelle, è costretta ad abbracciare le nuove responsabilità di madre, rinunciando alla sua adolescenza. Si ritrova a dover crescere da sola le figlie, senza alcun supporto e in forti ristrettezze economiche. Con il coraggio, la forza d’animo, l’impulsività e l’ironia che la caratterizzano, Olivia riesce a barcamenarsi tra mille difficoltà e imprevisti, e a crescere Viola ed Emma con amore. La fiction parte con un’Olivia ventisettenne in crisi esistenziale, che, dopo anni di sacrifici e rinunce, si chiede se ci sia ancora tempo per recuperare le tante cose perse… e per vivere il suo sogno di fare la rockstar.

Valentina Bellè

Scena tratta dalla prima stagione di Volevo fare la rockstar. Foto via internet.

La serie è girata tra Gorizia e Cormons, luoghi natii del regista Oleotto, che a tal proposito dice: «È una terra molto silenziosa, e nel silenzio è possibile sentir parlare le anime dei personaggi. Le città grandi confondono, mentre nei piccoli paesi bisogna confrontarsi con sé stessi».

Io e Valentina siamo partite proprio da qui, da questa terra meravigliosa e dalle persone che la rendono tale.

Intervista a Valentina Bellè: ritorno sul set

Com’è stato tornare in Friuli-Venezia Giulia e girare con le misure anti Covid?

Valentina Bellè: «Per cominciare, mi sono sentita privilegiata perché, nonostante tutto, avevo la possibilità di lavorare, e il nostro è un lavoro che si fa insieme. Inizio con il dirti che cosa per me non è andato, così finiamo con gli aspetti positivi. È stato pesante, perché giravamo otto ore di fila, senza pause. Gli altri li vedevo solo per lavorare, perché il momento del pranzo non era condiviso, per evitare gli assembramenti. Ognuno mangiava il suo panino da solo. Poi recitare per la televisione non è come a teatro, non c’è il contatto diretto con la platea. Allora io di solito cerco l’empatia della troupe che mi circonda. E il fatto che fossero tutti con la mascherina li rendeva per me spersonalizzati, era difficile empatizzare con queste figure senza volto».

«Anche se è mancata l’umanità spontanea del gruppo, non sono mancate le cose belle. Ad esempio, mi ha colpita tantissimo la bellezza incontaminata della terra che ci ha ospitati. Ho avuto modo di esplorare Cividale, Cormons, Caporetto. Lì i fiumi sono di una bellezza pura, non ho mai visto un’acqua dal colore così bello. Dovevo fermarmi e ammirare ciò che mi circondava, come i bambini».

Stereotipo vuole che i friulani siano persone chiuse, inospitali e un po’ scorbutiche. Che cosa ti senti di dire a riguardo?

Valentina Bellè: «Il Friuli è una terra che mi sta a cuore e che mi ha regalato molte sorprese, anche sotto questo aspetto. Non penso che si possa parlare di chiusura, quanto di onestà ruvida. Il loro è un atteggiamento sincero, autentico. Non c’è quell’accoglienza forzata che spesso si trova in altre parti d’Italia, perché non hanno bisogno di dimostrarti niente. E quindi anche tu non devi fare altro che essere te stesso, semplicemente. Durante le riprese ho conosciuto, nella campagna friulana, un uomo che ha cresciuto da solo i suoi tre figli. Queste storie mi colpiscono».

Intervista a Valentina Bellè: fare cinema

A gennaio si è conclusa la 32° edizione del Trieste Film Festival, che continua ad essere una grande occasione per scoprire film e autori spesso poco noti al pubblico italiano e, in generale, “occidentale”.

Valentina Bellè: «Sì, l’ho seguito. Ho visto Sweat, un film polacco, e Otac, che significa “padre”, vincitore del Premio del Pubblico come miglior lungometraggio. Non conosco molto il cinema dell’Europa centro-orientale, ma, guardando questi due film, mi è venuta voglia di saperne di più. In questi lavori si percepisce con forza la necessità di raccontare una storia, al di là del tornaconto economico e di tutto il resto. Mettono in scena una condizione esistenziale, pongono al centro l’umanità, facendoci esercitare l’empatia e la compassione. Ecco, penso che a volte questo manchi alle produzioni italiane, mi piacerebbe vedere anche in Italia più film come Otac, ad esempio».

Pensi che cercherai di avvicinarti ad un altro modo di fare cinema, magari fuori dall’Italia?

Valentina Bellè: «Al momento voglio stare qui, ci credo nell’Italia. Penso che si possa portare qualcosa di bello. A volte sono in conflitto tra ciò in cui credo e ciò che faccio. Il mio mestiere è trasmettere idee, e voglio fare i film di cui c’è necessità, quelli che puntano al contenuto e non alla forma. Ma, come mi ha detto Petra Trampuž [1], che adoro, «se non si riesce a fare cose belle al lavoro intanto cerchiamo di farle nella vita».  Quello che mi auguro è di metterci il cuore anche nel progetto super commerciale. E di divertirmi. Questa è una cosa che dico sempre a tutti i lavoratori: divertitevi!».

Parlando di progetti e di produzioni commerciali, pensati per il grande pubblico, che cosa pensi di questa “ondata di internazionalità” che, tramite Netflix, Amazon Prime e le altre piattaforme, sta interessando anche l’Italia?

Valentina Bellè: «Secondo me la finta grandezza è pericolosa, perché punta all’obbiettivo sbagliato. Non voglio parlare male di quello che, lavorativamente parlando, sarà probabilmente il mio futuro. Dico solo che, quando la visibilità e più ampia e immediata, è anche più facile confondersi».

Volevo fare la rockstar 2: un Nord-Est vitale

Valentina Bellè

Olivia (Valentina Bellè) e le gemelle (Viola Mestriner e Caterina Baccicchetto). Foto via internet.

La seconda stagione di Volevo fare la rockstar approderà in televisione il prossimo autunno. La serie è fresca e innovativa, sia per la scrittura che per i temi trattati. E soprattutto dà visibilità alla provincia, a un Nord-Est vitale, ma impoverito dalla crisi e dalla globalizzazione. Inoltre, al centro della narrazione c’è una famiglia vera, con la quale la maggior parte di noi può identificarsi, perché i problemi della quotidianità non vengono ricoperti di patina o edulcorati, ma mostrati per come sono. Questo fa sì che lo spettatore empatizzi con i personaggi, con le loro esistenze “incasinate” e per questo bellissime.

[1] Petra fa parte della troupe di Volevo fare la rockstar (n.d.r.).

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Elena Mores

Grande procrastinatrice, sognatrice incallita, eterna indecisa. Però il gelato alla nocciola mi piace da sempre.

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